Passeggiata

«…non puoi capire! Le città sono un qualcosa di stupendo: luoghi in cui generazioni e generazioni vivono e si susseguono, sempre lì, sempre su quel terreno, sedimentando le loro storie, epoca dopo epoca e cultura dopo cultura; sono luoghi preziosi, che crescono e cambiano e mostrano la loro essenza ad un occhio attento: vivono. Vivono di storia! E spesso sono la storia!»

Il ragazzo guardò l’anziano, nipote e nonno. Stavano passeggiando da ore nella zona antica.

«Vedi quella piazza? Lì magari sono passati i più grandi personaggi della storia, sono avvenute le più grandi battaglie, le storie più epiche, gli eventi più importanti. Le case attorno sono cambiate, ma la storia resta, si respira, si accumula su quelle quattro pietre».

I due svoltarono un angolo.

«Non è detto che ciò valga per tutte le città però», obiettò l’altro.

«Vero», rispose il primo. «Però in questo longevo e ricco territorio, in questo meraviglioso Paese, c’è stato così tanto, ma così tanto, ma così tanto, che potresti affacciarti al balcone di casa tua, sulla viuzza puzzolente e sporca un po’ nascosta, e venire a scoprire che lì, chissà quando, chissà perché, è avvenuto un evento storico dimenticato chissà da quanto».

«Perché dimenticato?»

«Perché ce ne sono così tanti che tutti hanno rinunciato ad approfondire oltre» fece il bambino amareggiato, il nonno che annuiva.

Girarono un angolo.

«Mi sembra stupido» commentò l’anziano.

«Lo è. Senza offesa credo che tu non possa fare molto ormai, ma forse io sì».

I due presero un dolce e si sedettero al bar.

«Moriresti per la tua città?» fece il l’anziano provocatorio.

«No» rispose secco il bambino.

«Ma come? Per te è così preziosa. Ne parli come se fosse tutto per te».

«E lo è. Però se c’è una cosa che la storia mi ha insegnato, è che nulla è eterno. Un giorno perfino ogni nazione sulla Terra sarà spazzata via da altre. E un giorno non saranno stati più gli americani ad andare sulla Luna, così come Leonardo da Vinci o Einstein non erano di alcuna nazionalità».

L’anziano era confuso.

Il bambino rifletté. «E’ come quello che dici sempre: “preferisco vivere tutto fino in fondo, anche il dolore, ma vivere”: preferirei che la città scomparisse e soffrirne la fine, anziché morire per tentare di salvarla senza sapere se ci sono riuscito…»

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Discussioni

  1. «…non puoi capire! Le città sono un qualcosa di stupendo: luoghi in cui generazioni e generazioni vivono e si susseguono, sempre lì, sempre su quel terreno, sedimentando le loro storie, epoca dopo epoca e cultura dopo cultura; sono luoghi preziosi, che crescono e cambiano e mostrano la loro essenza ad un occhio attento: vivono. Vivono di storia! E spesso sono la storia!»

    Lo scrivevi prima di questa strana situazione del lockdown…ma quanta bellezza traspare dalle parole con cui parli delle città. Ci ho letto una grande forza, determinazione e, ora, speranza…

    1. Speriamo davvero che la situazione migliori presto! Almeno possiamo divertirci a leggere e scrivere storie qui nel frattempo…