Paul e Jennifer
Jennifer
Sono le 11:11, nella caffetteria della signora Lynch. E mentre bevo il miglior cappuccino della città esprimo un desiderio, sempre lo stesso ogni volta che guardo il mio orologio e sono le 11:11. So che può sembrare banale e forse un po’ stupido, ma lo faccio da così tanto tempo e anche se non si avvera mai nulla, solo guardare l’orologio a quell’ora mi dà la speranza che oggi possa accadere qualcosa di diverso. È martedì, il mio unico giorno libero della settimana, e se vi state chiedendo qual è il mio lavoro, vi basti sapere che consiste nel decifrare lettere e contare numeri. Non fraintendetemi, amo il mio lavoro; guadagno bene, posso permettermi di viaggiare e di abitare nella casa dei miei sogni. Ma nonostante tutto, ho bisogno di giornate come questa per ricaricare le batterie: e cosa c’è di meglio che farlo davanti ad una tazza di caffè, una buona torta e un romanzo di Stephen King?
Seduta al tavolo d’angolo come ogni volta che vengo alla caffetteria, vedo la persona che ha invaso tutti i miei sogni entrare dalla porta. Si chiama Paul. Come faccio a saperlo? Beh, il primo e unico giorno che si è seduto accanto a me gli ho rovesciato addosso la sua tazza di caffè senza volerlo. Da allora, ogni volta che ci incontriamo faccio un gesto di saluto ma niente di più. Non parliamo affatto. Eppure il mio cuore ha deciso che d’ora in poi quell’uomo si sarebbe impossessato di tutti i miei pensieri. Oggi, come ogni giorno, Paul ordina una tazzina di espresso con una torta di mais. Oddio, so persino cosa ordina, è una follia… faccio un respiro profondo e cerco di concentrarmi di nuovo sulla lettura del libro che ho sul cellulare. È in quel momento che succede qualcosa di inaspettato, qualcosa a cui non ero proprio preparata.
Paul
Non vedo l’ora di arrivare alla caffetteria di Betty Lynch. Oggi è martedì, e come ogni martedì cerco di arrivare prima delle 11:00, ma oggi sembra che la fortuna non sia dalla mia parte. Vi chiederete perché sono così ansioso di arrivare… no, non è per un caffè o una torta, anche se entrambi sono i migliori della città. È solo per vedere se sono abbastanza fortunato da incontrare la ragazza bionda che si siede al tavolo all’angolo. Se dicessi ai miei colleghi che è lei la ragione delle mie visite, non mi crederebbero. Hanno notato la fretta con cui esco dal lavoro per poter arrivare in orario alla caffetteria e credono che abbia una relazione con una donna sposata che abita nel mio condominio, ma non è così. Mi sono innamorato della donna che mi ha rovesciato addosso una tazza di caffè, il primo giorno che l’ho incontrata.
Lei va in quella caffetteria ogni martedì alla stessa ora, e si siede sempre nello stesso angolo, come se non volesse disturbare nessuno o non volesse essere disturbata. Ma la mattina in cui ci siamo incontrati quel tavolo era già occupato prima che arrivasse, quindi ha dovuto sedersi su una delle sedie alte della caffetteria. L’ho notata dal momento in cui è entrata, e ricordo ancora nei dettagli cosa indossava: era un vestito verde smeraldo, abbinato a scarpe da ginnastica bianche e una piccola borsa. I suoi capelli erano lisci, lunghi e color del grano dorato. Non aveva bisogno di trucco e le sue labbra erano rosso ciliegia. Non so cosa mi passò per la testa, ma in quel momento decisi che volevo conoscerla o almeno sapere il suo nome, quindi aspettai che arrivasse da lei Betty per fare la mia mossa. Appena fece la sua ordinazione, mi alzai dalla sedia e mi avvicinai con la mia tazza di caffè; lei mi stava voltando le spalle cercando qualcosa nella borsa, e nel momento in cui stavo per dire “Ciao!” si voltò e forse per lo spavento di vedermi così vicino mi urtò, rovesciandomi addosso il caffè. Tra il trambusto della tazza rotta, le macchie di caffè sulla mia camicia ed il fiume di scuse che continuavano ad uscire dalla sua bocca, il nostro primo incontro fu un autentico disastro. Di lì a poco mi aspettava una riunione di lavoro urgente ma avrei voluto rimanere lì con lei, a tentare di convincerla che non era colpa sua e che in realtà il nostro primo incontro avrebbe anche potuto essere una storia divertente e che un giorno magari avremmo potuto raccontare ai nostri figli.
Dopo quel giorno abbiamo continuato a vederci ogni martedì: quella settimana sono venuto da Betty tutti i giorni, finchè non ho capito che lei veniva solo il martedì alle 11. Così ho deciso di fare lo stesso. Lei ordina sempre un cappuccino e una torta, e quando non scrive al computer, legge dal cellulare. Si veste sempre comoda, non si trucca mai troppo e ha sempre un sorriso per chiunque la saluti. Non so se si renda conto che ogni volta che vengo in questa caffetteria lo faccio per lei, per vederla, non so se si renda conto di quanto tempo passo a guardarla, non so se si renda conto di quanto è bella e se vede nei miei occhi quante volte l’ho sognata. Ma oggi sono in ritardo, non so se la vedrò e sarebbe terribile, perché se non la vedo oggi significa che non la vedrò fino a martedì prossimo, e sarebbero troppi giorni senza il suo sorriso. Quindi ho deciso: se la trovo quando arrivo alla caffetteria, stavolta mi siederò accanto a lei e le dirò: “Ciao! Io sono Paul”.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore
Una storia
romantica e piacevole da leggere che sembra una favola moderna o un sogno a occhi aperti che diventa un racconto pieno di vitalità giovanile e belle speranze.
Ma tanto lo sa già che è Paul!
Ma lui non lo sa
Vabe’, è maschio, siamo un pochino più lenti.