Paure – parte 1
Serie: Una città di perdenti
- Episodio 1: Compiti
- Episodio 2: Presenza
- Episodio 3: Nella pietra
- Episodio 4: Eredità – parte 1
- Episodio 5: Eredità – parte 2
- Episodio 6: Eredità – parte 3
- Episodio 7: Eredità – parte 4
- Episodio 8: Protezioni
- Episodio 9: Premure
- Episodio 10: Paure – parte 1
STAGIONE 1
Adam inclino la tazza vuota e lesse la scritta che stava impressa sopra:
“Non sarai una gran bellezza…”
Poi la prese per il bordo facendola roteare, portando il manico dal lato destro a quello sinistro, così da poter leggere il resto della frase:
“… ma a me vai bene così”.
Sorrise e la lasciò in quella posizione. Era pur sempre mancino.
«È così che l’ho trovato. La luce della lampada direi che fosse accesa dalla sera prima. Mi spiace tantissimo Mary, non immagini quanto.»
Portò indietro il busto sullo schienale della sedia, per permettere a Mary di avvicinare la caraffa di vetro e versargli un caffè nero come i pensieri che non si ha il coraggio di rivelare, caldo come catrame appena steso a terra in un mezzogiorno d’agosto che a lasciare il posto a settembre non ci pensa nemmeno.
«Ci vuoi dello zucchero?»
«No, lo prendo così» disse Adam sollevando appena la mano.
«Già, dimenticavo.»
Attese che anche Mary si servisse e tornasse a sedersi davanti a lui al tavolo della cucina, dopo avere rimesso la caraffa a scaldare.
«Grazie per l’invito» le disse accennando ad una specie di brindisi, come se tra le dita avesse una di quelle latte da campeggio, e dentro ci fosse del liquore da poco comprato di pomeriggio in un emporio lungo la strada che porta ai boschi. Infine diede il primo sorso stando attendo a non scottarsi, senza aversene a male quando Mary contraccambiò il gesto col minore dispendio possibile di energie.
«Grazie di essere rimasto con lui per il tempo che ci ho messo ad arrivare. Non deve essere stato piacevole.»
«Non mi è pesato affatto. Gli volevo bene.»
«E grazie per essertene andato quando ti ho chiesto di farlo.»
A quella frase Adam non rispose nulla, non ce n’era bisogno. Si limitò ad osservare una gocciolina scura scendere lentamente dal bordo della tazza; lasciare dietro di sé una scia sottile come fanno le lumache, che senza concedere il tempo di accorgersene sarebbe asciugata come una pennellata impressa per sbaglio su una tela immacolata.
«Ho scoperto più cose di mio padre in questi pochi giorni di quante non ne abbia sapute per anni» disse Mary tenendo lo sguardo fisso sugli sbuffi di vapore che abbandonavano il caffè e salivano spavaldi verso il soffitto.
«Per esempio?» domandò Adam, accettando così il rischio implicito di alimentare la scintilla sopita sotto quell’affermazione.
«Per esempio che tu e mio padre vi frequentaste. Con assiduità direi, stando a quanto mi hai raccontato. E che evidentemente ti avesse dato il mio numero. Non so quale delle due mi sorprenda di più»
«Fai bene a sorprenderti sul numero, perché non me lo ha mai dato.»
«No? E come hai fatto a chiamarmi? Di certo non te l’ho mai dato io.»
«Ho semplicemente acceso il telefono che aveva sul comodino. All’inizio ho temuto che non sarei riuscito a sbloccarlo; ma poi ho pensato che se uno tiene le chiavi alla portata di chiunque, probabilmente non è tipo da preoccuparsi di impostare un pin sul cellulare. E infatti non c’era nessun blocco. Ho guardato la rubrica e ho cercato il tuo nome. Mi è sembrata l’unica cosa sensata da fare in quel momento.»
«E perché non hai usato direttamente il suo telefono?»
Adam alzò le spalle in un gesto che stava a significare tutto e niente. «Per tante ragioni e nessuna in particolare. Magari avresti dovuto ancora chiedermi qualcosa mentre eri in macchina per venire fino a qui. E magari farlo sul numero di tuo padre, sapendo che non ti avrebbe risposto lui, non sarebbe stato il massimo. Anche se immagino che richiamarmi non fosse in quel momento il primo dei tuoi pensieri.»
«Premuroso.»
Adam restò con la tazza a mezz’aria e le labbra socchiusa, indeciso per un attimo se raccogliere la provocazione e dando infine ascolto al buon senso, tenendo occupata la bocca con un altro sorso che spegnesse preventivamente il fuoco che da questa avrebbe potuto facilmente divampare.
«Quanto al frequentarci» riprese dopo essersi spazzolato distrattamente i pantaloni con una mano, senza che ce ne fosse di bisogno, «sì, mi piaceva passare del tempo con lui». Rifletté per un attimo su quelle parole, infine precisò: «Anzi no, metterla in questi termini sarebbe riduttivo, e non mi piace. Tuo padre era mio amico, e non mi andava che restasse troppo da solo». Adam pronunciò quelle parole senza pensarci su, nella maniera genuina che hanno i pensieri onesti di uscire di bocca, e proprio per questa ragione Mary non poté fare a meno di sentirsi pungolare da un ago sottile come i sensi di colpa più affilati, quelli che si annidano a profondità inarrivabili.
«Un gesto nobile da parte tua, non c’è che dire.»
«Nessun gesto e nessuna nobiltà. Gli volevo bene e basta.»
Mary assaggiò un sorso per la prima volta da ché era seduta, per riappoggiare immediatamente la tazza con una smorfia di fastidio. «Quella macchina lo brucia. Gliel’ho detto un sacco di volte che aveva buttato via i soldi comprandola.»
«In realtà non ha buttato via un centesimo. Gliel’ho regalata io.»
«Bene. Ecco un’altra cosa che non sapevo.»
«Quella che aveva prima ormai aveva la resistenza andata e allora, un giorno…» terminò la frase indicando in direzione della macchina, nel momento in cui la spia della temperatura passava di nuovo dall’arancio al verde.
«Non so perché ma ora il fatto di essermi sempre lamentata con lui per quell’aggeggio mi fa sentire particolarmente stupida. Probabilmente non voleva disfarsi di una cosa che gli avevi regalato tu.»
«O magari a lui quell’aggeggio andava bene così» rispose Adam reggendo la tazza e uno sguardo che Mary faticò a tenere.»
«Già. Suppongo che possiamo vederla anche in questo modo.»
«Mary, non avercela con lui per…»
«… per non avere mai pensato in tutti questi anni che forse due paroline su voi due avremmo potuto anche scambiarle? Già, perché dovrei? In fondo non ha fatto niente di male.»
«È esattamente così, non ha fatto niente di male.»
«Non ti azzardare a difenderlo. Non sei proprio nella posizione.»
Serie: Una città di perdenti
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- Episodio 2: Presenza
- Episodio 3: Nella pietra
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- Episodio 5: Eredità – parte 2
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Mi hanno colpito la delicatezza e la premura di Adam. Mi è piaciuto molto anche il modo in cui hai lasciato trapelare una certa complicità tra lui e Letho. Chissa’ se Mary è piu indispettita o anche un poco, da questo segreto. Ora, mi verrebbe da chiedere uno spoiler, ma mi taccio e prendo per buona la risposta che hai già dato a Tiziana 🤭
Ciao Roberto, bellissimi i dialoghi e le immagini che hai usato per evocare le emozioni o particolari della scena. Premesso questo, mi chiedo ma perché lei è tanto indispettita dal fatto che il padre non gli abbia mai parlato del suo rapporto con Adam? Lo so che non mi risponderai e lo capirò nei prossimi episodi 🤭
Beh, potrei dirtelo, certo. Ma dopo mi toccherebbe ucciderti, e per me sarebbe fonte di enorme dispiacere. Preferisco lasciare che la vicenda si svolga come da programma 😅. Grazie della lettura come sempre Tiziana!
Bella scrittura come sempre, scorrevole e leggibile.
Felice che ti sia piaciuto, grazie per la lettura Rocco.