Penso solo a quanto il bottone dei jeans mi stringa

Quell’immagine continua a violarmi. Me nello specchio e quelle braccia larghe e tutto questo che mi stringe e continua a stringermi, come se tutto questo dovesse contenermi, dovesse contenere tutto ciò che sono adesso e che continuo a diventare. Tengo dentro il respiro e lo smezzo, prendo metà della quantità d’aria che meriterei, di cui avrei bisogno. Se respiro la vita mi stringe e credo che ad un certo punto, come se fossi avvolta da un filo di ferro per ceramica, mi sentirò tagliata a fette e tutto questo sarà doloroso, dolorosissimo. Alzo la maglietta e vedo quel rigonfiamento che non assomiglia, non si rende simile a quella linea retta che desidero, che bramo. Vado oltre i miei contorni e capisco che anche questo, anche il mio corpo ha deciso di sfuggire al mio maniacale controllo. Cerco di gestirlo. Scelgo i cibi, allargo i pomeriggi affinché io abbia abbastanza spazio per inserire degli allenamenti ma non sono abbastanza o è troppo, il cibo è troppo. Allora mi stringo e continuo a stringere e sento che questa vita mi sta stretta. Credo che tornare a casa faccia questo effetto, forse è l’effetto del ritorno. É un posto dell’itinerario del mio malessere ed è quindi logico che non mi faccia sentire bella. É logico no? Esigo la palestra con prepotenza, é l’unico strumento di controllo di cui dispongo adesso. Ma a me non piace. La palestra a me non piace e mi annoia e mi stanca e mi stressa e mi crea altre paranoie e mi fa sentire in colpa, terribilmente in colpa. Se non vado un giorno poi che succede? Probabilmente la terra si aprirà e mi porterà giù con sé, dove il centro della terra e dell’Inferno si pensa sia ubicato. Succederà esattamente questo. Inizierò palestra e penserò che tutto vada di nuovo bene. Faccio così io. Cerco nuove coperture, degli smalti brillanti per coprire dove ho graffiato la carrozzeria della macchina. Strati su strati, non so più quale sia il colore originario. Forse quello che devo fare é riscoprilo ma non so più chi sono e non so se io sia mai stata qualcuno sotto quegli strati. Tanti personaggi ho interpretato pensando, credendo che corrispondessero a me stessa. E ora non trovo dignità, senso familiare in nessuno. Niente mi soddisfa e i pantaloni mi stanno così stretti, i capelli li odio, fanno sembrare la mia testa ancora più rotonda, rotonda tanto da vederla rotolare, oramai caduta per lo sforzo di pensare e pensare e pensare a tutto questo, a me, agli altri e a ciò che sono stata e che sono stati e che vorrei essere ma senza le forze per farlo. Sono anni che questi pantaloni mi stanno stretti, sarebbe ora di comprarne di nuovi.

Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi è piaciuta tantissimo qiesto racconto costruito per metafore. Ci sentiamo soffocare, bisognerebbe lasciar andare, invece stringiamo e il fiato manca sempre più.

  2. Hai usato uni stile narrativo molto particolare per questo testo, ma che calza alla perfezione alla tematica da te affrontata. Uno stile che, per certi versi, ricorda la prosa, ma che è fatto di pensieri quasi casuali e di riflessioni senza soluzione di continuità, che nascono e muoiono continuamente.
    Molto brava!

  3. Un pensiero ad alta voce messo per iscritto. Un pensiero personalissimo eppure tanto condiviso da diventare generalizzabile. I pantaloni sono solo un’ etichetta, io al posto ci metto un’abitudine malata, o il pensare troppo al lavoro. O magari dare troppo agli altri. Un altro ci metterebbe il fumo. Tutte cose che non vanno bene da troppo tempo e da troppo tempo ci fanno stare male. Tempo di cambiare, di accettarci o di rifiutare.
    Bello, mi è piaciuto.

  4. Un testo molto coraggioso e toccante che affronta una tematica così difficile e diffusa da essere oramai trasversale a tutte le età e al genere. Ci vuole occhio, attenzione e tanto amore per vedere il disagio che abbiamo dentro oppure che ci sta attorno. Il tuo flusso di coscienza, fatto di pensieri volutamente disordinati e che saltano di qua e di là, mi colpisce.

    1. Grazie mille per il tuo feedback. Spero che possa essere, nel suo piccolo, un’occasione per guardarsi e riprendere il controllo, o meglio, permettersi di perderlo ogni tanto.