Peppino e Pasquale -parte prima-
Serie: Angeli grigi
- Episodio 1: Peppino e Pasquale -parte prima-
- Episodio 2: Peppino e Pasquale -parte seconda-
STAGIONE 1
Napoli, Aprile 2026. Quartiere Capodichino.
Peppino guidava con le lacrime agli occhi, una mano sullo sterzo, l’altra ben stretta attorno al collo di una bottiglia di Aglianico e la radio a tutto volume. Già quattro autovelox, sulla Tangenziale Est di Napoli, l’avevano fotografato.
«Rosa, perché mi hai lasciato? Ti portavo il caffè a letto, la sfogliatella frolla calda e tu mi hai lasciato per un altro… ih, ih, ih. Ma chi è questo che ti offriva di più, con il fascino maturo… Forse hai ragione pure tu: sono fatto ancora a criaturo… Aaah, questa canzone mi piace. Vasco sei un mito… sempre dopo Pino, però… Vado al massimo, vado in Messico… voglio proprio vedé’…»
E all’uscita della tangenziale vide — o meglio, non vide — un poveretto che attraversava la strada.
Banghete!
Le scarpe dell’uomo volarono sulla fronte di un signore seduto su un balcone al primo piano.
«Maronna d’ ‘o Carmene! Che è successo? Uh, pover’uomo. Quel pazzo l’avrà ammazzato. E che so’ tutti ‘sti soldi che volano? È un miracolo!»
Peppino non si fermò. Capì di averla fatta grossa ed ebbe paura.
«Uh Gesù, e mo’ che faccio? Meglio se torno a casa e non esco più. Facciamo calmare le acque. Forse non hanno preso la targa… o sì?»
Si rannicchiò sul letto e, sempre con la bottiglia di vino accanto, guardava tutti i TG da TV e cellulare.
«Ecco, mo’ dicono se quell’uomo è morto o no. E poi lo diranno se sono stato identificato.»
Con il fiato sospeso ascoltava la notizia dalla voce distaccata e veloce del giornalista:
«Uomo falciato alla Doganella da un automobilista probabilmente in stato di ebbrezza. Per l’investito non c’è stato niente da fare: l’uomo è deceduto subito dopo il trasporto in ospedale. Ricercato il conducente di un’Alfa blu per omicidio stradale. Non si spiega ancora il contenuto della borsa del deceduto: migliaia di…»
«No, Marò, spengo! Non ce la faccio più a sentire. E mo’ che faccio? Mi devo costituire o do a vedere che il fatto non è mio? Però pover’uomo. Mannaggia a Rosa, ‘o vino e a me quanno me ‘mbriaco.»
Restò tremante seduto sul letto. Stringeva le ginocchia e si mordeva le unghie.
Improvvisamente si spalancarono le ante della porta, e pure i suoi occhi: delle mani invisibili spingevano un uomo di mezza età nella stanza. Il signore, vestito solo con una tunica, protestava: «Io a quello neanche lo voglio vedere! Ma perché proprio qui mi avete portato?»
Peppino era sul punto di svenire. Non sapeva se pensare a un’irruzione dei Carabinieri, a dei ladri o a un’allucinazione dovuta allo stress e al vino. Guardò meglio l’intruso.
“Ha un camice. Non può essere un carabiniere… mica sono un terrorista che vengono travestiti! Vuoi vedere che sono i parenti di quell’uomo che si vogliono vendicare?”
Guardò per un attimo l’immagine del Sacro Cuore di Gesù attaccato alla porta e il ramo di palma secco che era caduto sul pavimento. «Gesù, e mo’ che faccio?»
In quell’istante, dal cortile si sentì una voce gridare: «E mo’ t’arrangi!»
«No, Gesù ti prego… Faccio voto: per una settimana non mangio panzarotti e zeppulelle.»
E di nuovo, dallo studio medico al primo piano qualcuno, ridendo, sembrò rispondere: «E facciamolo questo grande sforzo, ia’: fa solo bene al fegato!»
Si fece coraggio, si parò con un cuscino e, con una vocina simile allo squittio di un topo, affrontò lo strano uomo:
«Chi… chi sei? Cosa vuoi?»
«Non mi riconosci?»
«No.»
«Sono l’uomo che hai ammazzato.»
«Se sei morto, perché non sei al cimitero?»
«Se è per questo, il mio corpo è ancora in ospedale.»
«Quante fesserie. Sarò ubriaco, ma scemo no.»
«E invece sì! Tu sei scemo. L’ubriacatura è il minimo dei tuoi guai.»
Peppino pensò che, chiunque fosse quell’uomo, era meglio scappare o nascondersi. Con un balzo entrò nell’armadio e chiuse l’anta. Ma si sentì toccare sulla spalla. Era il fantasma.
«Maronna, nu’ soricio!»
«Ma quale soricio. Sono io.»
«Come hai fatto a entrare?»
«Forse non hai capito: io sono morto ed entro dove voglio.»
Il giovane uscì dall’armadio e chiuse l’anta a chiave, sperando di aver imprigionato il presunto fantasma. Di nuovo una mano lo toccò, stavolta sulla testa.
«Come hai fatto a uscire?»
«Ancora? Io entro ed esco a mio piacimento. Punto!» ribadì l’uomo, toccando con un dito il naso di Peppino, che scappò e andò a nascondersi dietro la tenda della finestra.
«Che vuoi?»
«Devo fare una buona azione per entrare in Paradiso. Lassù hanno detto che ho fatto solo cazzate nella vita.»
«E io che c’entro?»
«C’entri che mi hai ammazzato, e la buona azione è quella di convincere te a costituirti.»
«No, eh! Perché proprio questo?»
«Lo hanno deciso i superiori. Mica io.»
«Quindi perciò sei vestito così: sei un angelo?»
«Ma quale angelo! Sono un fantasma e questo è il camice dell’ospedale. Guarda: dietro è aperto.»
L’uomo lo raggiunse e si chinò per mostrare l’apertura. Peppino fece un’espressione disgustata.
«Che c’è? Perché fai quella faccia schifata?»
«Niente, sta spuntando la luna.»
«E addò sta?»
«La luna tua! Quasi mi hai messo il culo in faccia. Spostati!»
«Allora, andiamo?»
«Dove?»
«A costituirti.»
«No, neanche per sogno! E poi chi mi assicura che sei un fantasma? Forse sei proprio un sogno… brutto pure.»
«Ha parlato ‘o sex symbol. Tu, se non ti costituisci, ti faccio passare tanti di quei guai che neanche te li immagini! Io non voglio andare in Purgatorio: voglio andare in Paradiso!»
«Ma perché? Pure il Purgatorio non è male… magari non c’è la colazione intercontinentale, però…»
«No! Lì c’è mia moglie che mi ha tradito, non la voglio più vedere. Poi io lo faccio pure per te… insomma, nonostante tutto ti voglio bene.»
«Voglio la prova!»
«E già, io do la prova a nu’ scarrafone cumme te!»
«Ma che hai capito? Come sei antiquato, mica quella d’amore! Io voglio che mi dimostri che sei un fantasma… Io adesso vado a fare pipì, troppe emozioni stimolano.»
Serie: Angeli grigi
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- Episodio 2: Peppino e Pasquale -parte seconda-
Ciao Concetta, una nuova storia molto briosa. Brava 👏👏👏
Ciao Concetta, mi ha fatto davvero sorridere questo episodio, adoro i dialoghi spruzzati di dialetto e mi piace questa strana coppia.
Bravissima, corro a leggere il prossimo episodio!
Sono contenta che ti abbia fatto sorridere questo mio nuovo racconto. Grazie di cuore, Melania!
Bellissimo😁 Sto amando questa strana coppia di napoletani! Il fantasma che non vuole andare in Purgatorio solo perché lì c’è l’ex moglie è fantastico 🤣
Grazie di cuore, Arianna, sono felice che questo racconto ti abbia divertita🙂❤️
“E già, io do la prova a nu’ scarrafone cumme te!»«Ma che hai capito? Come sei antiquato, mica quella d’amore! Io voglio che mi dimostri che sei un fantasma…”
Bella Napoli. E soprattutto i napoletani… buone premesse
Grazie di cuore per il commento, Marco🙂🙏