Peppino e Pasquale -parte seconda-

Serie: Angeli grigi


Peppino viene lasciato dalla fidanzata. Affranto, si ubriaca e si mette alla guida della sua auto: investirà un uomo e, da quel momento, comincerà a vederne il fantasma.

Il giovane entrò in bagno e chiuse a chiave la porta. Lo specchio gli restituì la sua immagine terrorizzata. Si portò una mano alla bocca per non gridare.

“Non è che sono morto pure io”

​Aprì la finestra e guardò giù. “Con un salto ce la faccio? Qui è un primo piano…”

​Fu paralizzato da una voce:

​«È troppo alto. Muori o resti invalido! E poi perché ti specchi? Te lo dico io che hai un brutto aspetto.»

​«Ma che, vedi attraverso i muri?»

​«È normale: vedo pure sotto i vestiti.»

​Peppino uscì dal bagno con le mani incrociate sul basso ventre.

​«Che c’è? Non dovevi fare pipì?»

​«Mi è passata la voglia. Andiamo.»

​«Ah, benissimo! Vestiti.»

​«Solo io? E tu con ‘sto culo da fuori?»

​«A me nessuno mi vede, a parte te.»

​«Lo vuoi un caffè…»

​«Pasquale. Mi chiamo Pasquale e non voglio niente. Non cercare scuse per perdere tempo. Tanto io non mollo. Poi la cosa non è così grave: abiteremo nella stessa strada, a Poggioreale, e saremo pure dirimpettai. La mattina, dal Paradiso, telecomanderò il mio scheletro e ci saluteremo: io dal mio loculo e tu dalla tua cella.»

​«E già, io devo cominciare la giornata con te che mi saluti con l’osso di morto!»

​«Che brutto carattere tieni, Peppì… Muoviti, prendiamo la tangenziale che facciamo prima.»

​«Uff!»

​Sfinito, Peppino salì in auto e si mise alla guida. Il fantasma prese posto accanto a lui.

​«Accelera, così ci togliamo il pensiero!»

​«Va bene.»

​«Di più! Che è? Mo’ non corri più? Ho capito, ci penso io!»

​«Che fai, Pasquà? Perché premi sull’acceleratore?»

​«Prima ti costituisci e prima io entro in Paradiso!»

​«Ancora?! Togli ‘sto piede che andiamo a sbattere… nooo!»

E banghete!

​Peppino si ritrovò sull’asfalto con i rianimatori accanto.

​«Pascà…»

​Il soccorritore lo tranquillizzò:

​«Sono qua. Non parli, stia calmo.»

​«Pascà, si vede proprio che tieni le corna…»

​Il soccorritore, visto che anche lui si chiamava Pasquale, pensò che Peppino parlasse con lui. Guardò la collega accanto a sé, che era anche sua moglie.

​«Che vuol dire che c’ho le corna?»

​«Ué, non cominciamo con ‘sta gelosia!»

​«Ah, sono geloso? Tu ce l’hai nel sangue il tradimento! Pure quando fai la respirazione bocca a bocca sei particolare: la fai alla francese! Tu non rianimi: resusciti!»

​«Ufff, ma non vedi ca’ chisto sta murenne?»

​Peppino guardò la donna contrariato e, tanto per restare in tema, con una mano fece il segno delle corna:

​«Tiè! Ma muori tu! Ma che educazione. Ma poi perché quest’altro pure si chiama Pasquale?»

​«E certo che mi chiamo Pasquale! Non si muova. Devo metterle la flebo.»

​«Ah, ma io sto parlando con quello dietro a te!»

​«Ma chi? Non c’è nessuno!»

​Marito e moglie si guardarono e scossero la testa: «E allora sta proprio morendo.»

​Peppino fece cenno al soccorritore di spostarsi. «Tu, Pasquà, è inutile che ti nascondi. Che hai detto, che tua moglie sta in Purgatorio perché ti ha tradito? No, quella povera donna non c’entra niente: tu le corna ce l’hai nel DNA! Perciò non puoi fare l’angelo: l’aureola con le corna sotto, sembrerebbe una sopraelevata! E non passare sulle rotaie del tram, sennò col trolley che hai in testa ti agganci alla linea elettrica!»

​«Oooh, non ti arrabbiare! Ia’, che in Paradiso c’è il vino buono.»

​«È certo: il Lacryma Christi! Gesù, guardandoti, sai quanto ne ha versato per la disperazione…»

​«Su, alzati, andiamo. Che adesso devono fare l’espianto.»

​«Quale impianto?»

​«L’espianto, non l’impianto! Ti tolgono gli organi. E così il cuore andrà a mio nipote.»

​«Puozze iettà ‘o sanghe! Tu per questo l’hai fatto?»

​«Anche. Ti dispiace? I miei organi non erano più buoni: me l’hai sfracellati!»

​«Tu il Paradiso te lo sogni! Andrai all’inferno!»

​«No, no, quello è escluso: lì c’è una densità demografica pazzesca.»

​«E se non ci vai tu, ci vado io! Mi nascondo sotto la cenere, così non mi scoprono. Non ti voglio vedere più per l’eternità!»

​«Ti scoprirebbero: guardano con la risonanza magnetica. Forza, andiamo.»

​«Va buo’, ho capito. Fammi strada… E non mi tirare!»

​«Vieni, dammi la mano, che con le nuvole non si vedono i gradini.»

​«Pasquà, ti posso chiamare zio?»

​«Ma non hai detto che per non vedermi più ti nascondevi sotto la cenere?»

​«Sì, ma poi a me passa subito l’incazzatura.»

​«Vabbuò, allora chiamami zio… basta che non divento ‘O zi’ fesso!»

​«Ma quale fesso: tu sei un figlio di ‘ntrocchia! Mi hai fatto quel bel piattino…»

​«E non farti sentire. Basta parlare: siamo arrivati. Mo’ bisogna vedere se quel Signore là ci fa entrare.»

​«Chi è?»

​«Quello è San Pietro.»

​«Veramente?»

​«E secondo te chi poteva essere?»

«Il guardaporta.»

«Appunto!»

​«Uh, so contento… Pietrooo! Che piacere!» Peppino corse e abbracciò il Santo.

​«Ué, giovanotto, ma quante confidenze? Che, sono tuo fratello? Metti il titolo: San Pietro!»

​«Scusate, San Pietro. Sapete, è l’entusiasmo…»

​«Vabbè, ma voi due dove volete entrare? Dove sono le vostre buone azioni?»

​«Lo zio ha faticato per farmi costituire, ma poi io sono stato contento e non vedevo l’ora di dare i miei organi. Con tutto il cuore, eh!»

​«È vero, posso garantire. Infatti proprio quello è andato a mio nipote.»

​San Pietro si batté la gamba con le chiavi e guardò Peppino.

​«Certo… pure perché che ci facevi, la fricassea? Quindi perciò andavi a duecento all’ora? Avevi fretta di dare le tue frattaglie?»

​«Sì, sì, è accussì!»

​«Vabbè, tu entra. Lo zio resta fuori.»

​Pasquale cominciò a piangere disperato: «Ma perché? Sono sempre stato un brav’uomo!»

​«Brav’uomo?! Tu, la notte che quest’idiota ti ha messo sotto, stavi rubando ottocentomila euro!»

​Peppino guardò Pasquale a bocca aperta.

​«Azz, ‘o zi’! E perché non mi hai fatto un segno? Io rallentavo, ti facevo salire e insieme ce ne andavamo alle Maldive!»

San Pietro lo fulminò: «Come no, veniva proprio con te! E poi stai zitto.»

​«Ma servivano per far operare mio nipote…»

​San Pietro batté le mani lentamente con dissenso.

​«Tutti gli ottocentomila?»

​Pasquale arrossì e tacque.

​«Parla, non ti puoi avvalere della facoltà di non rispondere. Tanto, da qui sopra, parte un’unica connessione: tutti abbiamo un solo Operatore. La mia mente alla tua mente…»

«Come in Star Trek?»

«Peppì se parli ancora esci di nuovo! E comunque lo zietto qui non entra.»

Continua...

Serie: Angeli grigi


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ancora più divertente questo episodio😂. Non mi aspettavo che per Peppino sarebbe andata così, ma credo che dovrà rimanere accanto a Pasquale ancora un po’.
    Sono proprio curiosa di scoprire cosa combineranno questi strani angeli.
    Bravissima!

  2. La tua storia riesce a far convivere comicità e tragedia senza perdere di vista il peso delle responsabilità. Tra battute in dialetto, situazioni surreali e dialoghi irresistibili, emerge un messaggio profondo. Un errore può cambiare per sempre la vita propria e quella degli altri, e nessuna fuga può sostituire la verità.
    Ho spesso sorriso, ma il dolore dell’accaduto non si cancella. È una narrazione vivace, originale e ricca di cuore, capace di far riflettere sul valore della coscienza e della possibilità di redenzione.