Per un mese intero

Guardavo da una finestra altissima fin dove l’occhio mi riusciva ad arrivare: un pezzo di cielo azzurro, una ringhiera arrugginita a picco di un balcone, la schiena di un palazzo pieno di sole.

Un camino storto, e tutte le altre cose fuori fuoco nelle distanze che si vanno perdendo.

Non mi lasciavo scappare neanche un alito di vento. Un’edera cresciuta male nelle crepe degl’intonaci mossa di lato.

Tutti i rumori si andavano accomunando a quel silenzio amico mio che era la vera consolazione alla mia pazienza.

E ci pigliavo gusto, a non pensare.

Ad aver smesso.

Ad aver perso il vizio -di fumare, di parlare a vanvera, di desiderare cose.

Le preghiere mi facevano colazione insieme al té caldo e una manata di biscotti; mi pigliava la voglia di studiare per davvero tutte quelle cose che non hai il tempo mai, che per capriccio fai da parte ogni giorno, ogni anno, ogni momento -e rimandi per tutta la vita.

Allora studiavo.

Mi perdevo nelle pagine del Vangelo di Luca dopo il Santo Rosario delle undici e ci trovavo tutta la saggezza che andavo cercando.

Facevo certi sogni acrobatici, sia di giorno che di notte -specie di notte-, dove conoscevo gente che non conosco mai, che forse non esiste o forse m’ha sognato nelle stesse piazze dove ci siamo conosciuti dentro al sogno.

Volo sopra i lungomari assolati della Florida alla ricerca di mio padre, che dice d’aspettarmi lì da qualche parte; combatto e me ne scappo da chi vuole combattermi perché non sono più agile, forse non lo sarò mai più di nuovo come lo sono sempre stato.

Nelle lunghe e larghe attese fra una croce e l’altra, che m’aspettavano inevitabili al mattino e alla sera per tre volte tutti i giorni, mi giravo e rigiravo.

Dormivo, sognavo, pregavo.

E poi ricominciavo tutto da capo, bruciando dalla voglia forgiata nella pazienza della lunga convalescenza di un femore spaccato, di mettere i piedi fuori dal letto e ritornare a camminare.

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Discussioni

    1. Molte grazie; nell’ultimo sogno che ho sognato lucido ho provato a convincere i personaggi del fatto che non potevo camminare, che ero allettato e che stavo sognando.
      Ma quando il sogno si contorce troppo ci si sveglia. Sempre.