Perdere

Sono in piedi, acqua sotto i miei piedi scalzi, indosso una cannottiera e un paio di pantaloncini bianchi.

I capelli sono sciolti, li sento attaccati alla nuca, come se fossi sudata, o mi fossi appena fatta la doccia.

Davanti a me, non c’è niente, solo una piccola fessura nera.

Posso passarci? Provo.

Ci passo a fatica, lo spazio sembra quasi rifiutarmi, è stretto, lo sento addosso, come se volesse soffocarmi.

E’ tutto nero, quasi viscido, seppur sembri inesistente.

Dove sono?

Striscio.

Percepisco una lieve luce, così mi sforzo di essere più veloce e di raggiungerla il prima possibile.

Voglio uscire da qui, non respiro.

Sono fuori… ma fuori dove?

Davanti a me una casa.

E’ grande, luminosa, e rumorosa.

Non la riconosco, non assomiglia a nessuna casa che conosco, ma è bella.

Mi avvicino, lentamente, non voglio fare rumore.

La porta è socchiusa, sembra quasi invitarmi ad entrare, ma non troppo.

Entro.

Fa caldo, un tepore piacevole, che mi scalda e mi rasserena.

Sono nel salotto, c’è un divano marrone, tante foto e poster appesi.

Dvd, CD, computer, vinili.

E’ una casa abitata, viva, allegra.

Mi sento molto strana, come se stessi nel posto giusto, ma allo stesso tempo quello sbagliato.

Sento che i rumori provengono da una stanza al piano di sotto, così scendo le scale, molto lentamente.

Arrivo in un’altra stanza, molto grande, ancora più calda di quella precedente.

Qui c’è qualcuno.

E’ un uomo.

Seduto su una sedia, mi dà la schiena. Non mi vede.

Ride, sta parlando con qualcuno attraverso lo schermo che ha davanti a sè, nella sua scrivania.

Sembra sereno, rilassato, tranquillo.

Io sono tesa, qualcosa mi dice che non andrà a finire bene.

Spegne lo schermo, si gira e fa un grande sorriso verso la mia direzione.

Io lo so chi sei.

Lo guardo negli occhi, mi batte forte il cuore, sto perdendo?

Sono pietrificata, non riesco più a respirare.

La faccia si bagna, scendono lacrime inesorabili.

Poi tutto cambia.

L’uomo mi attraversa. Non mi ha sentito perché non esisto.

Corre felice dietro di me, mi giro.

C’è una donna. E’ bella. Bionda. Alta, felice anche lei. Serena.

Si abbracciano.

“Mi sei mancata. Ti amo”.

Cado.

Cado

Cado e non respiro.

Tutto si sgretola, tutto, tranne me.

Sono di nuovo dentro l’acqua, ma questa volta non respiro.

Affogo.

L’acqua, mi inghiottisce.

Aspetta.

Fermati.

Poi qualcosa colpisce i piedi, c’è un fondale.

Cerco di arrivarci con le punte.

La testa spunta fuori e finalmente respiro.

Mi guardo attorno, l’acqua ha cambiato colore. Adesso è di uno splendido blu scuro.

Attorno a me pareti bianche, vuote, e uno specchio.

Nuoto, ed esco.

Respiro profondamente.

Tocco le pareti, le sfioro, sono bianche, e sanno di vernice, è un odore confortevole.

Poi arrivo allo specchio.

Lo osservo.

Non c’è neanche una macchia.

Mi guardo.

Sorrido.

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