Personalità istrionica
Cara dott.ssa,
è estate e non riesco a sentire altro se non noia.
Siamo alle solite vero?
Prendi i lati positivi della tua vita, mi diresti. Analizza la noia, non è un unico sentimento, è un gomitolo di lana, mi diresti.
Non ce la faccio.
Mi sento impossibilitata a dare di più, a fare di più. Mi butto giù ogni giorno, mi trascino nel burrone e non riesco ad alzarmi.
Ho letto in merito al disturbo istrionico, cioè quel disturbo secondo il quale faccio divenire il gran Canyon quel burrone in cui cado e prontamente mi rifugio.
Si dice che si faccia per avere l’attenzione altrui.
Ci sono due categorie: chi pratica bodybuilding e fa spettacolo della sua forma fisica alimentata a frullati di tuorli d’uovo e chi esagera e fa spettacolo delle sue emozioni.
“Sto male aiuto!” dico, sventolando la bandiera bianca della resa.
Guardatemi. Quanto sto male!
Affogo,
l’acqua nei polmoni,
non più organi ma recipienti,
vasi straripanti di piante morte,
perpetuamente secche.
Beh, sì, forse tu starai male, potrai aver avuto una giornata storta ma quella che per te è l’aver iniziato la giornata con il piede sbagliato, per me è il mio intero mondo, che è fatto di brutti ricordi e di mattoni inconsistenti perché inconsistente è la mia vita e nulla sono io e dal nulla non possono che nascere fiori che non hanno mai conosciuto la luce.
Attraggo la vostra di luce su di me perché voglio che vediate quanto mi sciolgo velocemente sotto i vostri sguardi.
Organizzo una mostra dell’angolo della stanza in cui, ogni sera, ripongo le mie paure, facendovi pagare il biglietto di un atto di pena.
Perché sono fatta così.
Con il mio dolore quotidiano ci organizzo un circo di sfavillanti esibizioni di sofferenza.
Non conosco il suo valore intimo, discreto, nascosto.
Gli altri devono vedere che esiste, che esisto, esiste lui, il dolore ed esisto io e forse esisto io perché esiste lui e non il contrario, come se fosse un carattere conformazionale della mia esistenza.
Guardatemi.
Soccombo.
Soffro.
Cado.
E sono meravigliosa.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Questo racconto è molto forte: nel senso che fa stringere lo stomaco. Conosco il meccanismo per averlo vissuto con una persona di famiglia ed è davvero difficile da capire fino in fondo. Credo che dentro ci sia molta, moltissima solitudine e paura.
Ti capisco