Peter Pan

Serie: L'estate del 2023


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una serie di piccole storie in equilibrio sul filo dell'estate

Dopo tutto questo caldo, la domenica pomeriggio dovrebbe assomigliare all’aria fresca che attraversa, adesso, le vie della città, È subito dopo pranzo, sei in bicicletta, superi la piazza, continui a pedalare verso la chiesa di S.Antonio e prima senti il rumore dei trolley trascinati sul pavé irregolare del Corso, e poi le vedi, le ragazze del balletto russo, bionde, sottili e dritte come compassi. Le incroci all’altezza dell’ottico, da quel che ti ricordi è sempre stato lì. Tu giri in Via Garibaldi, infili il cavalcavia e vai al mare, loro proseguono in direzione del teatro. Altre volte ti succede di rimanere solo in casa a far niente per tutto il giorno. È dalla sera prima che non senti una voce. È dalla sera prima che non dici qualcosa a qualcuno. In basso c’è la campagna e il suo modo frusciante di starti attorno. In alto c’è il cinguettio degli uccelli. Non li vedi ma li senti e per qualche ragione ti vengono in mente le bolle di sapone che scoppiano in aria. Hai mangiato, hai preso un’aspirina, hai bevuto un bicchier d’acqua e sei tornato di sopra. Sei steso sul letto, in maglietta e mutande, ti addormenti con un libro in mano e quando ti svegli guardi fuori dalla finestra e fuori dalla finestra c’è il cielo. È il cielo luminoso delle sei della sera, è un’enorme vampata azzurra, è un fuoco freddo. Le nuvole bianche lo solcano allungandosi lentamente, cambiano la propria forma seguendo il vento e poi proseguono fino a che non le vedi più. Scompaiono e allora tu pensi al tempo che passa e poi, subito dopo, pensi all’Australia. Erano le punte scintillanti delle nostre lance, erano le lame affilate delle nostre spade, parole d’ordine di un mondo nuovo che è arrivato, è stato lì per un po’ e poi è passato senza lasciare traccia. Sono i discorsi fiacchi, sono le bottiglie senza più messaggi, sono le frasi vuote. Le abbiamo giocate a tavolino centomila volte e poi centomila volta ancora. Le abbiamo riempite di debiti, abitudini e altre piccole cose calibrate per altre piccole vite. Non significano quasi più niente. Vanterie. Vizi. È il ricordo lontano di una guerra dichiarata per scherzo, casomai, e mai combattuta davvero. Oggi ero lì a pensare questo genere di cose, a pensare a tutto quello che non ha più peso e mi sono ricordato di com’eri tu e di com’ero io e di com’eravamo noi, nell’estate di cinque anni fa, e poi ancora prima, a marzo, quando ci siamo conosciuti. Eravamo animati, tutti e due, da qualcosa che era là fuori e che portava in superficie quello che era dentro e che serviva ad entrambi per fare quella cosa difficile che andavamo avanti a fare e che altrimenti non avremmo fatto. A luglio era caldo com’è stato caldo in questi giorni, tu eri giovane, inquieta e bella e io avevo capito che tutto quello che dicevi e che facevi, quel tuo girovagarmi attorno, distratta, come in attesa, aveva a che fare con la rosa selvaggia cresciuta, di notte, sulle terre desolate del tuo sogno infranto.

Serie: L'estate del 2023


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Nel rievocare ricordi si compie un delicato lavoro di ricostruzione di dettagli che altrimenti andrebbero perduti. Ricordare, soprattutto ricordare un’estate, somiglia al lavoro di un archeologo che accarezza con un pennello i contorni di un reperto. Dalla terra emergono le forme a cui viene data nuova luce mentre le mani si sporcano di malinconia. Chissà che ne è stato della ragazza descritta in questa storia. Ma soprattutto: perché questo LibriCK si intitola Peter Pan?

  2. Questo secondo pezzo mi pare inserito particolarmente bene nel contesto della serie. Uso ancora l’aggettivo ‘didascalico’ perché lo sento adatto al tuo stile. Sai offrire al lettore sprazzi, immagini, piccoli gioielli e come sono belle le ballerine russe dritte come compassi. In quale città siamo?

    1. Ciao Cristiana, grazie mille. Siamo a Fano e si, hai ragione, quello che sto cercando di fare ha a che vedere con la costruzione di immagini. Se le parole che rimangono impresse nella retina diventano posti e persone allora è andata bene.

  3. ‘A luglio era caldo com’è stato caldo in questi giorni, tu eri giovane, inquieta e bella e io avevo capito che tutto quello che dicevi e che facevi, quel tuo girovagarmi attorno, distratta, come in attesa, aveva a che fare con la rosa selvaggia cresciuta, di notte, sulle terre desolate del tuo sogno infranto’. Particolarmente toccante