Pirati! Arrrrrrgh!

Ai tempi dei pirati, dovete sapere, c’erano parecchi pirati. Fra le schiere di quei farabutti circolavano varie voci riguardo un mare particolare, molto piccolo, ma che aveva la caratteristica di trovarsi circondato dalla terra ferma. L’incredibile fenomeno naturale si trovava ad Acqualagna, località famosa per i suoi pesci agonizzanti, ottimi in padella con il limone, ve li consiglierei se non urlassero per tutto il tragitto dal tubo digerente fino al tubo di scarico del vostro gabinetto.

Naturalmente avrete già sentito almeno mille delle incredibili avventure che vivono i pirati ogni giorno, le spettacolari ricerche di tesori che affrontano impavidi, gli strabilianti combattimenti in mare a colpi di spade e pistole e le grandi bevute di rhum che distruggerebbero il fegato di chiunque, ma non quello di un vero pirata, perché tanto muore prima per lo scorbuto.

Anche i nostri due grandi eroi ne avevano sentito tanto parlare e avevano a lungo cercato di compiere anche loro qualcosa di grandioso, ma senza successo. Sarà stato forse perché in due non ne facevano uno buono: Barattolo Bill, chiamato così perché al posto delle mani aveva dei barattoli di zuppa di pomodoro, era laureato in beni culturali e, resosi conto del grande errore che aveva fatto nel suo corso di studi, si era dato alla pirateria; Gigio Uncino, figlio ripudiato dal grande capitano, per ribellione adolescenziale aveva intrapreso il tipo di pirateria più crudele, quella informatica e, come se non bastasse, aveva un’ernia cervicale così grossa che la spacciava per un pappagallo a cui aveva dato nome Ernie.

Erano diventati grandi amici perché entrambi si erano ritrovati ai margini della società, venivano spesso cacciati dalle locande visto che nessuno voleva avere a che fare con dei pirati così scarsi. Quel giorno, infatti, era l’ennesima volta che il barista del porto li aveva fatti accomodare fuori dalla porta con un grosso calcio sul sedere, erano ancora a terra doloranti per le botte quando Barattolo Bill disse al suo compagno di nessuna avventura: «Basta così! Questa storia deve finire!»

«E cosa pensi di fare? Siamo negati per la pirateria, a meno che tu non voglia guardare l’ultima stagione di Game of Thrones io non sono capace di fare niente!» gli rispose Gigio Uncino.

«Non mi importa come, ma riusciremo a compiere una grande impresa, faremo ciò che nessun altro pirata ha osato prima: navigheremo il mare di Acqualagna» disse allora Bill con tono deciso. Poi si alzò in piedi e porse la sua mano a Gigio che, dopo un attimo di esitazione, l’afferrò e disse con entusiasmo: «Al diavolo, ci sto!».

I due amici si misero in marcia verso quel mare così misterioso, camminarono per ore con energia ed emozione fino ad arrivare alle sue sponde. A quel punto si resero conto che, per navigare, avevano effettivamente bisogno di una cosa fondamentale: «Non posso credere che ci siamo dimenticati di non avere una barca» constatò Gigio.

«Ehi, io ho pensato all’avventura, ci potevi pensare tu alla barca» ribatté Bill infastidito.

«Ormai siamo arrivati fin qui, potremmo abbattere un albero e costruirci una zattera» propose Gigio mentre studiava l’area attorno a loro alla ricerca di una qualsiasi cosa che potesse aiutarli. Bill lo imitò finché non gli indicò una piccola costruzione poco distante da loro. Incuriositi si avvicinarono a quella che doveva essere una bancarella.

«Buongiorno! Volete comprare dei biscotti vegani degli scout?» disse radiosa la ragazzina in divisa dietro al bancone.

«Veramente noi…» cercò di spiegare Gigio, ma lei lo interruppe: «Oh, no! Anche voi siete degli orribili mangiacadaveri? Vi dovreste vergognare, io non mangio gli animali e i loro derivati, sono delle povere creature che soffrono per l’egoismo dell’uomo! Io mangio solo piante».

«Ma anche le piante sono esseri viventi, no?» chiese confuso Bill.

«Effettivamente sì…» rispose pensierosa la ragazzina «Oh mio dio! Ho fatto soffrire degli esseri viventi! Da adesso in poi mangerò solo sassi» e detto ciò, se ne andò lasciando la sua bancarella vuota.

Gigio e Bill si guardarono un po’ perplessi, poi fecero spallucce e presero i biscotti per papparseli, ma, non appena tentarono di addentarne uno, si spaccarono alcuni denti per quanto era duro. Doloranti e furiosi lanciarono in mare quegli obbrobri di pasticceria pensando di farli affondare in acqua, ma quelli continuavano a galleggiare anche dopo parecchi minuti, come se non assorbissero minimamente l’acqua. Ed è così che gli venne l’idea geniale di usare quei biscotti così resistenti per costruire un’imbarcazione.

Al tramontare del sole, dopo ore passate a costruire la loro barcabiscottovegana, salparono alla scoperta del mare di Acqualagna. Sembrava tutto tranquillo, il vento era propizio e i loro animi erano pieni di speranza, quando all’improvviso arrivarono in una zona disseminata di scogli appunti e minacciosi che si riconoscevano a mala pena nella nebbia fitta che li circondava.

«Gigio, riesci a vedere qualcosa?» chiese Bill con voce intimorita.

«Niente, c’è troppa nebbia» rispose l’amico cercando di mantenere il tono calmo «Aspetta, fa silenzio! Sento qualcosa». Un canto lontano e fievole iniziò a riempire quell’aria tenebrosa, i due si guardavano freneticamente attorno in cerca della sua origine. Poi, improvvisamente, dal mezzo della nebbia, si palesò la figura celestiale che cantava in modo così melodioso: era la leggendaria sirena per una metà umana e per l’altra metà papera. Gigio trattenne il respiro, mentre Bill istintivamente cercò di stropicciarsi gli occhi, dimenticandosi però di avere dei barattoli di zuppa di pomodoro al posto delle mani, così perse l’equilibrio per la sorpresa di trovarsi un barattolo in faccia e cadde dalla barca. La sua caduta fece così tanto rumore che la sirena, spaventata, fuggì gettandosi in acqua.

«Bill! Bill, dove sei?» gridò Gigio sporgendosi dall’imbarcazione in cerca del suo amico che riemerse proprio in quel momento. Dopo averlo aiutato a salire a bordo, Gigio, ancora stordito dalla visione della sirena, disse: «Ma era vera? Maledizione, non abbiano neanche una prova da mostrare agli altri pirati».

«Mi spiace contraddirti, amico mio, ma guarda qua cosa ho trovato» rispose Bill con un sorrisetto mentre reggeva in mano una splendida piuma ancora umida.

«Per tutti gli streaming illegali! Ce l’hai fatta!» esclamò il pirata senza riuscire a trattenere l’entusiasmo.

«Ora non ci resta che tornare al porto e sbattere in faccia a tutti la nostra incredibile avventura» disse l’altro con un sorriso enorme sul volto.

Il viaggio di ritorno fu velocissimo, i due amici praticamente correvano dalla gioia, non vedevano l’ora di far vedere a tutti la loro grande conquista.

Arrivati al porto subito mostrarono al barista e a tutti gli all’interno della locanda la piuma lucente: «Guardate qua cosa siamo riusciti a fare! Abbiamo attraversato tutto il mare di Acqualagna e abbiamo recuperato la piuma della leggendaria sirena metà umana e metà papera!» annunciò orgoglioso Gigio.

Dopo qualche istante di silenzio nel locale una voce da lontano rispose: «Idioti, Acqualagna è un lago, mica un mare».

Ecco perché era completamente circondato dalla terra, effettivamente così ha più senso.

Gigio e Bill si scambiarono uno sguardo confuso e preoccupato, poi Bill disse: «Ok, non è un mare, ma la piuma è vera» mostrandola ancora una volta trionfante.

«Certo che è vera, è mia!» rispose una voce stizzita e gliela prese dalla mano. Era la leggendaria sirena!

«Ma tu sei la sirena! Che ci fai qui?» chiese Gigio con gli occhi strabuzzati.

«Faccio la cameriera» rispose lei.

«Ah» esclamarono allora all’unisono i due amici spiazzati dalla notizia. Subito dopo furono nuovamente cacciati in malo modo dal locale. Quel giorno si arresero all’idea che non sarebbero mai diventati dei veri pirati: Bill Barattolo trovò successo posando come modello di mani per il grande artista Andy Warhol, mentre Gigio Uncino, grazie alle sue abilità informatiche, uscì da Matrix per aiutare il prescelto a trovare i migliori siti da cui scaricare le puntate di Will & Grace. Finalmente avevano uno scopo nella vita ed eccellevano in quello che facevano.

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