Poteva andare peggio
Serie: A piedi controcorrente - Cronache semiserie di un fuggitivo pandemico -
- Episodio 1: Il primo passo è il più scemo
- Episodio 2: Animali in gabbia e pellegrini smarriti
- Episodio 3: Il cielo dietro gli abeti
- Episodio 4: Il portone socchiuso
- Episodio 5: Venti Centimetri di Cielo
- Episodio 6: Risveglio e nuove luci
- Episodio 7: Gli Dei contro di me (spoiler: ho vinto io)
- Episodio 8: Il cancello che non porta a niente
- Episodio 9: L’incrocio Nero
- Episodio 10: La Città nella Bolla
- Episodio 1: Il Cavaliere Zoppicante
- Episodio 2: Il Pazzo nel Corridoio
- Episodio 3: Dodici ore
- Episodio 4: Stallo
- Episodio 5: Alla ricerca della risposta
- Episodio 6: Test Drive
- Episodio 7: Quasi di corsa
- Episodio 8: Il bar aperto
- Episodio 9: Un petit peu
- Episodio 10: Il raglio della fiducia
- Episodio 1: Non sei stanco
- Episodio 2: Qualche dubbio
- Episodio 3: Dove vai?
- Episodio 4: La linea del tempo
- Episodio 5: Io andavo
- Episodio 6: Poteva andare peggio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Avevo passato il cartello per Massa Marittima ormai da un bel po’. La strada era in salita e piena di curve e la pineta, che si affacciava alla mia sinistra, mi accompagnava senza cambiare mai aspetto. Fino a quel momento si era dimostrata un’ottima compagna di viaggio: l’ombra dei suoi pini rinfrescava l’aria e il vento che ne usciva faceva un effetto refrigerante che stimolava il cammino.
Gli uccellini che cantavano al suo interno mi facevano compagnia e avevo iniziato a notare una cosa: cantavano anche quando stava per arrivare un veicolo. Non so se avvertissero direttamente me, ma quando loro cantavano, da un momento all’altro sarebbe sbucata una vettura da una curva. A volte fischiavano più velocemente e, quando lo facevano, i mezzi passavano a una velocità più elevata.
«Sarà un caso?» mi domandai ad alta voce, allungando il collo.
Fatto sta che, proprio mentre riflettevo su quella cazzata, gli uccelli iniziarono a fischiettare piano. Alzai gli occhi e dissi:
«Vediamo. In teoria dovrebbe andare piano.»
Ma non arrivò nessuna macchina.
Controllai alle mie spalle ed effettivamente sentii il rumore di un motore che si avvicinava. Rallentai e accostai il più possibile alla staccionata di legno che delimitava la pineta, allontanandomi dalla strada. Mi fermai e, quando osservai la carreggiata per controllare, l’auto mi aveva già affiancato. Dal finestrino abbassato spuntava la testa di un uomo in divisa che mi fissava.
Prima che il veicolo mi superasse del tutto, riuscii a notare che era di colore blu notte, con la scritta bianca CARABINIERI. Avanzò lentamente, permettendomi di notare anche le sirene montate sul tetto, e pensai alla situazione di merda in cui mi sarei ritrovato da lì a poco se quella maledettissima Alfa Romeo si fosse fermata.
Ma non lo fece.
La seguii con gli occhi fino alla svolta, dove poi sparì.
A quel punto, dopo aver controllato che il cuore battesse ancora e che le parole sparse che sentivo annunciate nella mia testa, come da un TG — COVID, VIRUS, RESTRIZIONI, DIVIETI, CHIUSURE — avessero finito di massacrarmi, decisi di risolvere la situazione iniziando a camminare, fissando continuamente la linea bianca della carreggiata e dicendo ripetutamente tra me e me:
«Poteva andare peggio.»
Smisi di mormorarlo solo quando l’asfalto e la striscia bianca che stavo seguendo vennero improvvisamente illuminati dalla luce del sole.
Osservai dapprima la mia ombra, che affiancava sulla destra la striscia bianca, poi sentii il suono di un uccello diverso dagli altri che avevo sentito fino a quel momento.
Alzai la testa e, in alto sulla sinistra, vidi un gabbiano.
Poi abbassai lo sguardo e davanti, un bel pezzo di pianura pieno di strade e blocchi di case, c’era il mare.
Salii sul muretto di sicurezza per godermi meglio il panorama e, una volta in piedi, notai che sotto il muretto continuava per due metri il tetto di un casottino costruito tra il muro e il piccolo strapiombo. Formava proprio un piccolo terrazzo che affacciava sul mare.
Così appoggiai lo zaino sul muretto e, dopo aver testato la tenuta del tetto facendo pressione con un piede, andai a sedermi sull’estremità che dava sull’acqua.
Non so per quanto tempo restai lì, seduto con le gambe all’aria, appoggiato indietro sulle braccia, ad ammirare quello spettacolo composto di terra, acqua e cielo e, per tutto il tempo passato a contemplarlo, non ricordo assolutamente niente.
Ricordo solo che a un certo punto feci un sorriso, mi allungai in avanti e, dopo aver scosso il ginocchio, osservandolo esclamai:
«A quanto pare sei in grado di proseguire, io mi sono riposato abbastanza e guarda.»
Indicai con il braccio un gruppo di case che si vedeva seguendo la costa.
«Stamattina eravamo in forma, mezz’ora di cammino e siamo a Massa Marittima.»
Non so se rimasi lì a fissare tutto quello che avevo davanti come un maratoneta che ha raggiunto il traguardo o come un alpinista arrivato in cima alla vetta. Non credo.
Mi venne in mente anche che forse stavo aspettando che mi arrivasse una di quelle riflessioni che si fanno davanti a panorami come questo. Una di quelle profonde, sulla vita, sul chi siamo e sul perché ci siamo.
Ma non arrivò niente.
Mi alzai, presi lo zaino e le stecche, mi voltai un’ultima volta verso l’orizzonte e sorrisi pensando a quel momento durato chissà quanto, in cui mi ero perso di fronte a quello spettacolo.
«Grazie per la pausa», mormorai prima di voltarmi, fare il primo passo, alzare gli occhi e trovarmi davanti la sagoma di due uomini vestiti di blu e nero, con cappellino e pistola d’ordinanza, che stavano fermi davanti al muretto di mattoni, di fianco alla loro Alfa Romeo blu con la scritta CARABINIERI.
Solo il gabbiano osò rompere il silenzio che si creò nei secondi di incrocio visivo che ci furono tra i due e me, prima che uno di loro, da lontano, urlasse:
«Allora? Piaciuto il panorama? Spero di sì. Ah, quando le resta comodo, se vuole venire, che le facciamo due domande, eh pellegrino?»
Feci il tragitto che mi portava dai miei, inaspettati, nuovi amici, con in testa una valanga di possibili scuse che risultassero credibili, ma l’unica che mi venne fu quella di aver intrapreso il viaggio per svolgere un colloquio di lavoro e, non avendo né auto né soldi per i mezzi pubblici, avevo deciso di partire a piedi.
Una volta che mi ritrovai di fronte ai due, decisi che forse non era il caso di usarla.
Serie: A piedi controcorrente - Cronache semiserie di un fuggitivo pandemico -
- Episodio 1: Non sei stanco
- Episodio 2: Qualche dubbio
- Episodio 3: Dove vai?
- Episodio 4: La linea del tempo
- Episodio 5: Io andavo
- Episodio 6: Poteva andare peggio
Discussioni