Pozzo di Ombre
Serie: Neromondo
- Episodio 1: Pozzo di Ombre
- Episodio 2: Il Silenzio della Foresta
STAGIONE 1
Gli aloni di muffa sulle pareti erano l’unica traccia di vita lasciata dai precedenti inquilini. Non che sperassi davvero di trovarci qualcosa di utile. Dal soffitto correvano tubature nude. Una perdeva a intervalli regolari, e ogni goccia cadeva nel secchio al centro della stanza con un suono cavo che sembrava misurare il tempo meglio di qualsiasi orologio. Mi avvicinai al lavandino. Fitte ragnatele lo riempivano, facendo da disgustoso sepolcro alle prede dissanguate. L’anta del pensile penzolava pericolosamente, rivelando appena il suo interno. Un barlume di speranza fiorì, effimero come i funghi pallidi che crescevano lungo la giuntura del pavimento. Lo aprii. Vi raccolsi la tazza di ceramica intravista. La vittoria si infranse contro le sottili crepe che ne rammificavano la base.
“Ben mi sta”, pensai, infilandola lo stesso nella borsa.
Naturalmente, gli utensili come forchette e coltelli mancavano all’appello, e le pentole di ghisa erano piene di insetti e feci di topo. Non osai neppure pensare di toccarle. I cassetti spalancati dei mobili declamavano con quieta voce: «È stato già preso tutto. Puoi andare.»
“Resta solo da— Oh, Dei!”
Richiusi di scatto la dispensa barcollando verso il tavolo, quasi crollando, coprendomi bocca e naso con un braccio. Inutile. Il lezzo marcescente ormai impregnava le narici. L’aria qui sotto ristagnava anche negli appartamenti vuoti. Deglutii a vuoto, reprimendo un conato di vomito. Uscii sul ballatoio. Il parapetto dava sulla voragine che spaccava il quartiere in due. Passerelle inchiodate alla roccia sbucavano sui suoi bordi che scendevano per livelli e livelli, illuminate dai cavi di lampade appese come una costellazione sporca. Molto più in basso scorreva il mercato con le sue bancarelle piene di mosche che ronzavano sulla merce avariata e insegne spezzate che penzolavano in balia di qualche spiffero appena annunciato. Inspirai a fondo. L’aria che arrivava dai condotti era fredda e sapeva di ozono e umidità. Un lieve balsamo per i polmoni.
“Basta. Ho chiuso con ste ispezioni.”
Lo pensai il giorno prima, e il giorno prima ancora, pur sapendo che non rientrava nelle mie possibilità di scelta. Abbassai lo sguardo. La passerella sottostante era vuota. Solo l’ombra delle turbine di ventilazione che giravano lente sul muro opposto. Il legno scricchiolò. Mi voltai. Scrutai l’appartamento, evitando di indugiare sulla dispensa come se potesse inghiottirmi.
«Morbene!» Il richiamo provenne dal livello inferiore, distorto dall’eco del pozzo. «Allora? Datti una mossa!»
La smorfia di Icalono si intravedeva nella penombra delle lampade. Esitai ancora sulla stanza. Nulla.
«Morbene!»
Rimasi ancora lì a fissare le ombre dei mobili per un momento. Sospirai.
«Arrivo.»
****
Le case della superficie non erano che gusci vuoti, meri ornamenti per raffazzonare il pozzo d’accesso al villaggio sotterraneo. L’accampamento era stato piantato attorno ad esso. Le tende logore si sollevavano come carcasse di bestie morenti, legate ai pali con cavi recuperati dai livelli inferiori. Drenato era seduto davanti al falò spento. Le braci ancora grigie rilasciavano un sottile filo di calore. Dietro di lui, la struttura dell’argano che portava giù nel villaggio scricchiolava piano, mossa dal vento. «Allora?» disse, sbucciando una mela con il coltello scheggiato. «Sei tornato con nulla. Di nuovo.»
Non risposi subito. Scossi di dosso la polvere mischiata al terriccio.
«Si sono portati via tutto, e da parecchio anche. Non ci sono neppure Abomini per i tunnel. Dev’essere successo…»
«Cosa? Che si siano mangiati gli abitanti e se ne siano andati? Ma va!» Mi interruppe Icalono, destando le risate degli altri ragazzi che osservavano la scena. «Chissà quante cose ti perdi a vivere nel tuo piccolo mondo. Ma va bene così, eh! Abbiamo tutti il nostro ruolo. Drenato pensa a come farci arrivare al tempio, e tu ci diletti con le tue mediocri fantasie. Lo vedi? Funziona.»
«E il tuo quale di ruolo? Nascondere la tua inutilità schernendo gli altri? C’eri anche tu laggiù ma ovviamente eri troppo impegnato a sussultare a ogni spifero piuttosto che entrare nelle case insieme a me. A un certo punto non sapevo più se era il cibo avariato a puzzare o le tue mutande.»
«Come osi schifoso…»
«Basta» disse secco Drenato. «Risparmiatevi per quando finiranno le razioni.»
«Non succederà se il nostro Cacciatore si decide a fare il suo stramaledetto lavoro,» osò aggiungere Icalono. Drenato gli scoccò un’occhiataccia che lo fece zittire bruscamente. Tornò a me. Sospirò. «C’è del vero in ciò che dice Icalono. È compito tuo rimediare al cibo. Se ritieni che laggiù non ci sia più niente di utile, allora dovrai trovare delle alternative.»
Lo sguardo gli scivolò verso il gli edifici in rovina, poi alla linea scura della foresta oltre le case vuote. Il messaggio era chiaro, ma non spettava a lui dirlo.
«Io… andrò nella foresta.»
Dal pozzo arrivò un rumore lontano, come metallo battuto contro metallo. Nessuno lo fece notare.
Serie: Neromondo
- Episodio 1: Pozzo di Ombre
- Episodio 2: Il Silenzio della Foresta
Hai una scrittura molto matura. Le descrizioni sono incredibili, ti catturano, non fai fatica a immaginare la scena. Complimenti 👏
Grazie mille! Mi fa un piacere immenso sapere che le scene ti siano sembrate così reali. Lavoro molto proprio sull’aspetto visivo della narrazione, quindi mi hai rassicurato non poco sul risultato.
Testo molto efficace per l’atmosfera cupa e decadente, costruita con descrizioni ricche di dettagli sensoriali. Il mondo post-apocalittico risulta subito credibile e immersivo.
Ben costruita anche la tensione tra i personaggi, che dà movimento alla scena. Nel complesso, mi pare un buon inizio serie che introduce l’ambientazione e lascia intravedere pericoli più grandi.
Grazie mille! Sono felice che l’ambientazione ti abbia immerso subito nel clima che avevo in mente. Non vedo l’ora di svelare i “pericoli più grandi” di cui parli.
Ti cala subito in quel mondo marcio e verticale, e ci resti volentieri. La voragine, le passerelle, l’odore, si sente tutto addosso. E quella foresta in chiusa è una porta aperta: viene voglia di attraversarla.
Grazie di cuore! Mi fa piacere che la foresta ti abbia lasciato quella curiosità… è esattamente l’invito che speravo di lanciare.