Predatori

«Le mie labbra erano proprio asciutte di sete!» pensò, bevendo l’acqua mossa e fresca del fiume, mentre il suo predatore avanzava, nascosto tra i cespugli, pronto a lanciarsi sul collo; ma le sue orecchie ne sentirono la fame, per cui si lanciò a nuotare, qualche secondo prima che l’altro l’attaccasse.

Non fu la sua forza, nè la debolezza di chi la inseguiva, ma la corrente del fiume ad allontanarla dal pericolo che rimase, comunque guardingo, alle sue spalle.

L’acqua, un poco più avanti, si inabissava, tuffandosi sopra dei massi, prima di riprendere il suo corso.

Lo sapeva. Sapeva che non aveva altra scelta tra il finire nelle fauci o l’essere risucchiata dal vuoto della cascata.

«Ho avuto la fortuna di vivere, fino a qui, senza mai sentire denti voraci conficcarsi nella mia carne.

E voglio continuare ad averla!» decise, lasciandosi trascinare dalla corrente.

Qualche istante dopo, piombava di sotto, rimbalzava sulle rocce e spariva, ingoiata dal fiume.

«La vecchia non sarebbe stato un pasto tenero, ma piuttosto dura da masticare!» si disse il predatore, riprendendo la caccia.

Oltre la curva, il fiume trovava spazio per allargarsi, così da ammorbidire il proprio impeto. 

A riva, un giovane animale si era fermato a dissetarsi, prima di attraversare il guado. Sull’altra sponda, il bosco di larici, pitturato d’autunno, sembrava un luogo magico da esplorare, anche se un ombrello di nuvole grigie lo nascondeva al sole.

Era così rilassante lo scorrere di quella morbida acqua, attorno alle zampe, da fargli venire voglia di addormentarsi, quando il predatore si lanciò all’assalto, come una freccia scoccata da un muscoloso arco.

L’animale rimase immobile, aspettando che si compisse la sua sorte: «Troppo tardi per fuggire» mormorò, chiudendo gli occhi.

Lo sparo fece un botto tale che gli uccelli scapparono via, riempiendo l’aria del loro volo. 

L’animale ci mise un attimo a capire. Poi, iniziò a correre e a correre ancora più forte.

Il cielo era una lavagna nera, scheggiata da lame luccicanti che emettevano un rumore assordante, mentre il bracconiere si riparava dalla pioggia, sotto il tetto di roccia, ad un passo dalla sua preda, ancora calda, ma senza più forze.

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Discussioni

  1. In questo brano si cattura un momento dove lo schema delle regole sociali va in default di fronte alla potenza anarchica della natura e dei suoi innumerevoli momenti di magia ed innaturalezza come può essere una morte violenta… ma l’elemento simbolico dell’acqua è lì per quello, una scelta tecnica che non vuole essere un semplice sfondo narrativo ma un monito sempre presente che ci dice panta rei, tutto scorre, la vita e la morte, gli uomini e gli animali.