Presente senza desiderio

Il tramonto è passato da un pezzo, e la costa è buia. Cammino sulla spiaggia desolata in compagnia della brezza che rinfresca il calore residuo del giorno. Poche volte ho provato sensazioni come questa. Il flusso del tempo sembra congelarsi, per non tornare a scorrere mai più. È un po’ come trovarsi rinchiusi in una sfera ignifuga al mutamento, al volgersi e rivolgersi degli eventi; o almeno, fintanto che la sensazione dura. La si potrebbe considerare una porzione di infinito in uno spazio finito. Il più delle volte l’ho sperimentata ripensando a certi ricordi dell’infanzia in apparenza non più speciali di altri, e che tuttavia hanno il potere di rievocare, sia pur per pochi istanti, questo notevole senso di impermanenza. Alla dimensione del tempo si strappa via ogni significato, per poi condurla al cospetto di un frammento di vita intoccabile – oserei quasi dire inalterabile – che è gelosamente custodito fintanto che la memoria sopravvive. E così sopraggiunge presto la consapevolezza che questo frammento è il solo a esistere davvero, e tutto il resto è finzione. Può risultare non del tutto intenzionale ripercorrere questi ricordi in modo da scaturire questo effetto singolare, ma in fin dei conti resta in nostro potere decidere di provarci.

Tuttavia, quando il tempo si ferma non come conseguenza della contemplazione di una visione passata, bensì in accordo con l’estrema suggestività di una scena presente, è difficile attribuire il fenomeno all’intenzione. Al verificarsi e al coincidere di alcune particolari condizioni esterne e interne a noi, ecco che ci sembra di vivere un sogno o, per meglio dire, ci sembra che la realtà corrisponda a un sogno. D’un tratto incontriamo una straordinaria resistenza nel tendere a qualsiasi punto nel tempo che non sia quello di adesso, perché il non-adesso è spogliato di rilievo, e non vi è motivo di ricercarlo.

L’oceano della notte che mi sta ora dinnanzi è testimone e incarnazione di ciò che ho descritto: spettatore di questo scenario di solitudine, eccomi immerso nel presente senza desiderio. La mente non si allontana in alcuna direzione, né guardandosi alle spalle né buttandosi in avanscoperta. Incerta persino della sua stessa esistenza, si concentra solo verso ciò che i sensi del corpo le offrono. Stranamente, comincia ad assumere un atteggiamento neutro nei confronti della realtà, cessa di dettare distinzioni di valore o morali che siano: buono o cattivo, piacevole o sgradevole, bello o tremendo, tutti questi concetti trovano completamento l’uno nell’altro e, insieme, si riconoscono per ciò che sono, cioè un’unità non divisibile se non con l’ausilio di un’illusione.

La brezza solleva leggere increspature sulla superficie dell’acqua, rese visibili solo per via del riflesso allungato della Luna, che appare tutto spezzettato in mille piccole scaglie argentee. Da lì si innalza un debole suono appena percepibile, quasi del tutto coperto dall’infrangersi delle onde lungo la battigia. Sono gli unici rumori che sento prima di giungere alla piazzetta popolata di quella poca gente che come me è rimasta a godere dello spettacolo del mare notturno. Hanno l’aspetto di burattini ipnotizzati: le poche parole che trapassano il silenzio sono sussurrate, e non si dilungano mai oltre una manciata di secondi. Uno di loro tiene la testa sollevata, rivolgendosi ogni tanto alla compagna che gli sta accanto. Così alzo lo sguardo anch’io in cerca dello stesso punto d’interesse, ma non mi serve neanche cercare: nel cielo risalta una strana sagoma circolare che fa compagnia alla Luna, di ampiezza maggiore e dai contorni arancioni che delimitano un centro distinguibile a malapena. Riabbasso la testa per osservare le persone intorno, e i più hanno un’espressione smarrita dipinta in viso. Guardo di nuovo su: ora il firmamento è tappezzato di stelle. Nemmeno un mare di fuochi d’artificio avrebbe potuto competere con ciò che ci si para davanti. Perché mi accorgo presto che non si tratta solo di stelle, ma di intere galassie e nebulose luminescenti che inondano di meraviglia tutto l’arco visivo. Nell’aria regna un’atmosfera surreale, e la piccola piazzetta si ritrova illuminata di un bagliore anomalo cui alcuni reagiscono spalancando la bocca o stropicciando gli occhi. Intanto il cerchio nel cielo si colora di una luce rossastra, scura, come fosse ingabbiata da un tessuto sconfinato. Ma capisco che si tratta del Sole. Ora lo guardiamo senza il rischio di perdere la vista.

Lo spettacolo luminoso prosegue in continua evoluzione nella notte: possiamo vedere le nuvole di stelle roteare sopra di noi, così che tutti siamo convinti di vivere un sogno. Forse è per questo che nessuno si dispera; eppure è assurda l’immediatezza dell’accettazione comune di tutto questo, soprattutto quando le immagini di altri corpi celesti più grandi (o più vicini?) cominciano a mostrarsi in cielo. Uno ad uno, distinguiamo Marte, Venere, poi Saturno con i suoi anelli, e Urano. E poco a poco tutti i pianeti del sistema solare si fanno visibili. Ognuno offre alla vista una gamma di colori tutta unica, e diviene portatore di una bellezza cosmica irripetibile.

Tuttavia un pensiero cupo inizia a farsi strada tra i miei pensieri. Non è difficile osservare come le grandi forme della volta celeste, che siano pianeti o stelle, tendano a un generale avvicinamento nella nostra direzione. I corpi si stanno visibilmente allargando, gli spostamenti si distinguono a occhio nudo. Qualsiasi cosa al di là delle sfere sta inesorabilmente convergendo verso la Terra. Un’idea impossibile mi balena in mente: il nostro mondo come una gigantesca calamita che attira a sé innumerevoli masse più grandi di essa, nel raggio di miliardi e miliardi di anni luce.

Mi chiedo perché possiamo ancora stare qui senza disintegrarci, o perché nessuno sprofondi nel panico. È la fine del mondo, ma la bellezza divina dei colori nel cielo è al suo apice: le parole non possono renderle giustizia. Non un singolo uomo nella storia prima di noi ne è stato testimone, e nessun altro lo sarà in seguito. Tutto va riunificandosi. Chi l’avrebbe mai detto che la Terra avrebbe incontrato una fine tanto gloriosa, con i suoi abitanti ad assistervi?

Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Il più delle volte l’ho sperimentata ripensando a certi ricordi dell’infanzia in apparenza non più speciali di altri, e che tuttavia hanno il potere di rievocare, sia pur per pochi istanti, questo notevole senso di impermanenza.”
    Questo è solo uno dei passaggi che mi hanno colpito. Stupendo, letto in un baleno. Scritto benissimo. 👏

  2. Complimenti Gabriele per questo racconto molto particolare, scritto davvero bene con una ricercatezza di termini che è rara da trovare. Pensavo, inizialmente che fosse una lunga riflessione del protagonista, un tuffo nel passato con i piedi ben saldi al presente rappresentato da quel mare che sembra quasi essere per lui punto di riferimento. Poi, la svolta, ben architettata e ottimamente descritta. L’approdo alla Piazzetta, luogo antropomorfo, incontro di esseri umani. Quasi un piccolo puntino nell’infinito di quel cosmo che offre il migliore spettacolo di sé. Davvero bravo.

    1. Grazie Cristiana! Sì la storia parte come riflessione per poi distaccarsi verso la narrativa e approfondire un sogno che ho fatto qualche settimana fa 😁 Ho tentato di richiamare il senso di meraviglia che ho provato nonostante la consapevolezza di un’imminente fine del mondo: una sensazione che sono sicuro persino mentre dormivo mi ha fatto venire la pelle d’oca, e che solo l’esperienza onirica è in grado di offrire.

  3. Un racconto sci-fi surrealistico che sul finale si tinge di horror: piaciuto tantissimo!
    In particolare, le tantissime immagini che lo condiscono, che sono estremamente vivide.
    Ben fatto, Gabriele! 👍

    1. Il tuo commento rimane sempre fra i più attesi e apprezzati, Giuseppe 🙂 grazie! Non so cosa avevo bevuto la sera prima della notte in cui ho fatto questo sogno, ma ne sono rimasto così incantato che ho deciso che dovevo trasporlo in forma scritta a tutti i costi

  4. Che meraviglia, Gabriele…Mi hai fatto sognare ad occhi aperti. Ora ti racconto una cosa un pó pazza: dato che penso spesso a come morirò, ho fatto una lista delle morti meno terrificanti🙈😅 e tra queste c’era l’impatto con un enorme asteroide. Il fatto è che, nonostante la paura di morire, penso che sarebbe magnifico godersi lo spettacolo😅 E poi mi capita spesso di immaginare come sarebbe la Terra se non ci fosse la
    gravità, allora già mi vedo a spiccare il volo verso altre galassie 😅 Ora, leggere il tuo racconto è stato un pó come vivere un mix di tutte queste fantasie! Bellissimo, davvero.

    1. Grazie Arianna! L’impatto con un asteroide sarebbe quantomeno una morte che porterebbe con sé un po’ di fascino, ammesso che la passione per lo spazio superi in intensità la paura di morire ahahaha
      Mi fa piacere che il mio testo ti abbia rievocato queste fantasie, perché il sogno da cui è ispirato mi aveva lasciato con un senso di meraviglia che raramente ho sperimentato in senso onirico.
      Ma la lezione fondamentale è solo una: la prossima volta che meditate all’aperto, considerate che potreste scatenare la fine del mondo da un momento all’altro.

  5. Ciao Gabriele! Questo tuo racconto è diverso da quelli a cui ci hai abituato. All’inizio pensavo fosse una riflessione sul qui e ora, un flusso di pensieri evocati dal paesaggio, poi però è subentrata la narrazione – un po’ del mio amato realismo magico😊 – e hai condotto la storia verso un finale poetico e inaspettato. Ottimo lavoro👏🏻

    1. Ciao Nicholas ti ringrazio! Sì questo piccolo testo è decisamente diverso dal solito. Come forse si sarà intuito, viene direttamente da un sogno che ho fatto qualche settimana fa. I colori del cielo stellato, e i pianeti, mi erano rimasti così impressi con il loro fascino che ho deciso di farci un librick 😁
      Sulla struttura flusso di pensieri / narrazione, mi sono rifatto al buon Edgar Allan Poe il quale qualche volta era solito fare così.