Previeni la calvizie con la tricotillomania (di Gabriele Neri, Fiorani Edizioni)

Serie: OLOTIPI DELL'IMMAGINARIO


Una lista di Opere prime (e fortunatamente uniche) del panorama artistico contemporaneo, stilata dalla raffinata penna del mio caro amico Giulio Traüber.

Gabriele Neri aveva passato vent’anni a fare l’unica cosa in cui si fosse mai davvero specializzato: con­vincere la gente che un problema, se raccontato con le parole giuste, poteva sembrare un’opportuni­tà.

Laureato in Filosofia della Comunicazione con una tesi che nessuno lesse mai per intero, nem­meno tra i suoi relatori, entrò nel mondo della pub­blicità negli anni Novanta e ci rimase per due de­cenni buoni, specializzandosi – con un certo orgo­glio malcelato – in campagne per prodotti che, a ri­gor di logica, nessuno avrebbe dovuto comprare: il massaggiatore anticellulite elettrico da divano, tra­sformato nella “bellezza che nasce dalla capacità di fermarsi”; lo scaldabiberon da viaggio a batte­rie, rilanciato come “la libertà dei genitori sempre in movimento“; la bilancia pesapersone parlante, spacciata per “il primo dialogo quotidiano col pro­prio corpo“.

Il suo vero talento, ripeteva agli stagisti che gli venivano affidati giornalmente, non era vende­re: era ribattezzare. Dare un nome nuovo e più no­bile a qualcosa che, chiamato col proprio nome, nessuno avrebbe mai voluto.

Nel tempo libero, per sfogare quello che lui stesso definiva “il lato represso dalla pubblicità”, scrisse un paio di saggi satirici per amici compia­centi, senza pubblicarli – Il potere terapeutico del lunedì mattina e Manuale per diventare indispen­sabili senza fare nulla –, operette goliardiche pen­sate per strizzare l’occhio a un pubblico ristretto di addetti ai lavori, capaci di ridere della propria pro­fessione. Quei testi circolarono in fotocopie e file scambiati via email tra amici e colleghi, che li cita­vano alle cene aziendali come una scoperta da ini­ziati. Nessuno, incluso Neri, li considerò mai qual­cosa di più di un passatempo colto.

Fu il terzo gioco letterario, nato quasi per scommessa durante un aperitivo con altri noti pub­blicitari, a diventare il motivo per cui – nel bene e soprattutto nel male – Gabriele sarebbe stato ricor­dato.

Previeni la calvizie con la tricotillomania nacque da un’osservazione che a Neri sembrò, sul momento, semplicemente arguta: se la calvizie è la perdita involontaria e temuta dei capelli, e la trico­tillomania è la loro rimozione volontaria e compul­siva, bastava – sosteneva il libro con tono perfetta­mente serio – spostare l’accento dalla vittima all’agente. Non subire la caduta dei capelli, ma an­ticiparla, controllarla, firmarla.

Il libro introduce il Metodo E.P.C., Estrazio­ne Preventiva Controllata, fondato su tre pilastri – consapevolezza, tempismo, estetica – presentati con lo stesso linguaggio da manuale di crescita personale che Neri aveva utilizzato per vent’anni nella vendita di polizze inutili: tabelle di monito­raggio, esercizi di “respirazione follicolare”, un percorso guidato verso quella che il testo chiama, senza mai un accenno di ironia dichiarata, “libera­zione e accettazione”. Il capitolo delle testimonian­ze presenta una manciata di lettori immaginari – un freelance, una designer, un imprenditore – che rac­contano di aver “trasformato un impulso in pote­re”, frase che campeggiava già, quasi identica, in una delle vecchie campagne pubblicitarie di Neri per un centro scommesse.

Il problema, che l’autore non previde affatto nonostante vent’anni passati a manipolare perce­zioni altrui, fu che il libro venne scritto troppo bene per essere riconosciuto come satira da chi non conosceva già il suo senso dell’umorismo. Uscito in un momento in cui la cultura del self-help aveva ormai abituato il pubblico a manuali che promette­vano di “riappropriarsi” di qualunque comporta­mento, per quanto distruttivo, purché raccontato nel linguaggio giusto, il libro trovò un pubblico che non lo lesse come una presa in giro dell’indu­stria del benessere, ma come l’ennesimo, legittimo contributo a quell’industria.

Circoli di crescita personale online cominciarono a citare il “Metodo E.P.C.” come una tecnica reale. Qualche content creator, sempre a caccia di novità radicali da proporre ai propri fol­lower, ne parlò come di un approccio “controcor­rente ma interessante” alla gestione dell’ansia da immagine corporea. Il capitolo delle obiezioni e contro-obiezioni, scritto da Neri proprio per rende­re ancora più palesemente assurdo il testo – con ri­sposte come “la vera felicità è scegliere di non la­sciare più nulla al caso” – venne invece letto da al­cuni come un vero e proprio manifesto filosofico.

Fu una piccola associazione di supporto per persone affette da disturbi ossessivo-compulsivi a rendere pubblico il problema, denunciando il libro come una banalizzazione pericolosa di una condi­zione clinica riconosciuta, capace – sostenevano – di disincentivare chi ne soffriva dal cercare un aiu­to vero, presentando un comportamento nocivo e doloroso come una scelta di stile personale.

La notizia, ripresa da alcune testate, si diffu­se molto più velocemente di quanto avesse mai fat­to il libro stesso. Fiorani Edizioni, travolta da ri­chieste di chiarimento a cui non seppe rispondere con altrettanta prontezza, ritirò il volume dal cata­logo entro un mese, pubblicando un comunicato in cui ammetteva, con imbarazzo tardivo, di non aver “colto fino in fondo la natura del testo” al momen­to della pubblicazione – la stessa accusa, mossa in senso opposto, che negli anni si era sempre rivolta a Neri: non aver colto fino in fondo l’effetto di ciò che stava scrivendo.

Nessuna agenzia pubblicitaria volle più il suo nome in un brief dopo lo scandalo, e nessun editore, nemmeno tra i più compiacenti, rispose più alle sue proposte successive.

Di Gabriele Neri non si conosce altro libro, né un ritorno pubblico di alcun tipo: l’uomo che aveva passato una vita a insegnare al prossimo come riconvertire un problema in un’opportunità restò, alla fine, incapace di trovare un nome nuovo al suo.

Continua...

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Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Nicholas ho letto con molto interesse il discorso pubblicitario del capitolo. Trovo molto attuale il discorso della manipolazione in quanto oggi il consumatore è stato trasformato in un individuo compulsivo. Mi piace molto come hai presentato questo capitolo che nel mio caso ha suscitato questa riflessione. Molto ben scritto, sempre i miei complimenti 👏👏

    1. Grazie mille, Skǫll🙏🏻 Questo episodio (e il prossimo) sono legati a quello precedente. Tutti e tre sono apparentemente i più leggeri e divertenti, ma costituiscono una vera e propria critica all’ingenuità dilagante e alla ferocia di chi la sfrutta per manipolare le masse.
      Non a caso parlo di pubblicità.
      Ma stavolta, la réclame che passa giorno e notte sulle nostre TV e sugli smartphone non vuole spingerci all’acquisto di un prodotto, bensì all’accettazione di buon grado della guerra.