Prigionieri segreti

Serie: Wiccats.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Solitamente i tecnici che le compagnie mandano ad eseguire un qualsiasi lavoro, sono taciturni e schivi. Il tecnico venuto ad installare internet in casa della strega, non sembrava appartenere a quella categoria.

Davide cercò di capire il senso di tutti quei cavi. Avvicinandosi al bordo della strada sterrata, di un bel giallo ocra tendente all’arancione, provò a fare una cernita dei possibili candidati destinati alla fibra ottica: era come tentare di districare i fili di un paio di auricolari tenuti in tasca con una sola mano.

Qualcosa gli sfiorò la gamba, all’altezza dello stinco.
Riconobbe istantaneamente l’affettuoso strusciarsi di un gatto.

– Ehi! Ciao gattona! – Davide si accovacciò guardando una grossa gatta tartarugata: aveva il pelo prevalentemente nero, screziato qui e là, ad intervalli regolari, da macchie rossastre. Il felino si girò strofinandosi nuovamente sul ginocchio dell’umano gentile: aveva mezzo volto nero e l’altra metà di un bel rosso caldo, la linea di demarcazione tra i due colori sembrava tracciata con un righello.

– Quanti passeggeri stai trasportando? – Aveva notato il pancione enorme e decisamente sproporzionato della gatta. Accarezzò il morbido pelo scuro attorno all’addome, ricevendo una rumorosa risposta fatta di fusa e miagolii appena accennati.

– Ad occhio e croce saranno almeno quattro o cinque micetti! – Si girò a guardare se si vedeva la strega da qualche parte.
Tracciò velocemente con il dito sul terreno sabbioso un cerchio magico di trasporto.

Mizu era felice. Da quando aveva ucciso il suo padrone con una cacca dentro la scarpa sinistra, aveva a disposizione una ciotola, con i croccantini che preferiva, sempre piena. Ogni gatto avrebbe dovuto uccidere il proprio padrone, pensò fiero il micetto.
Li
sgranocchiava ad intervalli regolari, così da non avere mai fame.

– Diventerai una botte! – Suggerì Kira dalla sedia della cucina dove stava stiracchiandosi.

– Chissenefrega? Ti sembra esagerata come risposta? – Mizu stava già calcolando mentalmente quanti spuntini poteva fare prima che la tazza iniziasse a desiderare di essere riempita. La guardò con un principio di acquolina e si disse che ne avrebbe avuto decisamente fino al rientro di Davide dal suo lavoro. Sorrise dentro di se e con la testa prese la rincorsa per un tuffo in quella bontà.

La scodella rossa sparì con una leggera luce azzurra e Mizu batté il musetto sulla piastrella bianca della cucina. Starnutì un paio di volte guardando dubbioso la mattonella e poi la sua amica Kira, che però non sembrava aver notato l’improvvisa sparizione del suo tesoro.
Il
suo fu un “miao” blasfemo pronunciato a denti stretti.

Una ciotola scarlatta carica di cibo secco per gatti si materializzò ai piedi di Davide, sollevando una nuvoletta di terra a causa dell’improvviso spostamento d’aria dovuto alla massa occupata dai croccantini dove prima non c’era nulla.

La gatta con il volto di due colori guardò dubbiosa, poi l’odore del cibo le tolse ogni incertezza: iniziò a divorare ferocemente quella manna elargita da una divinità barbuta e gentile che si era accorta del fatto che dovesse sfamare più di un gatto con una sola bocca. Davide accarezzò il dorso morbido della sua nuova amica che sollevò la coda soddisfatta, il mago alzò la testa in direzione del rumore di un motorino che si avvicinava tossendo e sputacchiando miscela, olio e fumo.

– Eccolo! – Concordò con la gatta. Spostò la ciotola portandola sul bordo della strada arancione, vicino ad un ciuffo d’erba ai piedi di un albero. La gattona maculata sembrava incollata al contenitore, continuando a sgranocchiare indefessamente.

Il motorino, rosicchiato dalla ruggine, si fermò davanti al commesso stregone, aveva un enorme cesto metallico sul manubrio, pieno di cavi e utensili buttati a casaccio.

L’uomo sul motorino si rivolse al ragazzo, alle prese con una gatta incinta, nella sua lingua. Ponendogli una probabile domanda indecifrabile.

Il Bahasa indonesia era una strana lingua, fatta di parole mitragliate ad una velocità incredibile e assolutamente incomprensibili per Davide.

– Mi dispiace, ma stai parlando una lingua che non capisco affatto. I’m sorry… do you speak english? –

La risposta del tecnico fu un insieme di parole che somigliavano a qualcosa che suonava come: – Maaf saya tidak bisa! – Il volto di Davide doveva esprimere chiaramente una certa incomunicabilità, perché il tecnico ripeté nuovamente lo stesso gruppo di parole, ma sillabandole.

– Ok! È proprio come dici tu. – Davide gesticolò invitando il tecnico a varcare la soglia del cancello, ma per tutta risposta l’uomo, un signore con la testa rasata, intorno alla quarantina, si girò, prese degli attrezzi e un grosso avvolgicavo tondo con svariati metri di filo dalla cesta sulla motoretta e si diresse verso il palo di cemento più vicino.

Parlò ancora mitragliando una serie di parole che sembravano messe a casaccio.

– Concordo pienamente! – Annuì Davide con un grosso sorriso, era sempre più tentato di usare l’incantesimo per la comprensione di tutte le creature, ma Matilda si sarebbe subito accorta del fatto che lui sapesse parlare un indonesiano perfetto con una strana voce riverberata, così decise di evitare le magie.

Il tecnico si legò al palo di cemento con una specie di cintura di cuoio attorno alla vita, si tolse le scarpe di tela e in un lampo si arrampicò in mezzo a quella selva infernale di cavi aerei pendenti. Davide lo vide trafficare con doppini, forbici e cacciavite.

– Hati-hati di bawah sana! – Urlò l’uomo dall’alto.

– Certo, stavo per dire la stessa cosa! – Rispose l’addetto vendita guardando il cancello e sperando nell’arrivo della strega.

Il pesante avvolgicavo lo sfiorò, cadendo con un tonfo polveroso a pochi centimetri da un piede, aveva un capo del cavo già collegato a qualcuno dei fili che dondolavano disordinatamente.

– Hei! Non ammazzarmi! – Urlò in risposta Davide.

Il tecnico ridiscese sorridente e soddisfatto, disse qualcosa indicando con un cenno della testa quella ruota in legno dove vi erano avvolti metri e metri di cavo ottico. L’uomo fece rotolare il rocchetto gigante fino all’ingresso. Davide si avvicinò al cancello e poggiò la pietra con incisi i simboli di “Apertura” e “Porta”. Il cancello si aprì come uno di quei portoni automatici dotati di telecomando.

L’espressione del tecnico mutò repentinamente, perdendo il sorriso, sostituito da uno sguardo serio e preoccupato. – Aku tidak akan masuk ke rumah terkutuk itu! – Mosse il braccio come a voler dire che era categorico.

– Mi hai tolto le parole di bocca! Che fa entriamo? – Davide lo invitò ad entrare con la mano, ma il tecnico indietreggiò agitando l’arto.

Una luce lilla si allargò sotto i piedi dei due uomini, formando un cerchio vibrante: era una variante dell’incantesimo per la comprensione, ma strano e indirizzato solo agli esseri umani: Davide decise di lasciarlo agire.

– Non ci entro in quella casa maledetta! –
Il tecnico sembrava sinceramente spaventato.

– Ma non ho idea di come installare il cavo! Mi serve il suo aiuto. – Rispose lo stregone in un perfetto indonesiano. Il tecnico sgranò gli occhi incredulo.

– Ma sai parlare la mia lingua! Come…? – Non credeva alle proprie orecchie.

Davide sollevò le spalle cercando una risposta plausibile.

– Non so parlare bene e mi vergogno quando non trovo le parole corrette. – Si scusò.

– Cazzo! Sembri uno studente universitario di Bali! Sai parlare benissimo! – Rise il tecnico.

– Mi ascolti… devo installare il computer alla ragazzina che vive in questa casa, ma mi serve un esperto che metta la fibra e io non so farlo! –
Il tono di Davide era quello di una grossa richiesta per un favore davvero necessario.

– Tu lo sai che in quella casa vive Meghanada? È una casa maledetta! – Il tecnico credeva in quello che diceva.

– Non so chi sia questo Megaloman, ma in quella casa vive solo una ragazzina… un po’ scontrosa forse, ma niente di maledetto. Mi metta solo il cavo ed il router e poi può andarsene. La prego! In caso arrivi Malagamoda, me le becco tutte io le maledizioni! – Il commesso gattaro stava cercando in tutti i modi di convincere l’uomo addetto al collegamento internet.

– Promettimelo! –

– Promesso! – Davide fece il gesto di incrociare le dita davanti alla bocca baciandosi gli indici.

Sei… una strega?

Una voce femminile carica di sofferenza sembrò rivolgersi a Davide.
– Cosa? – Domandò al tecnico, stava nascendo una leggera ansia all’interno dello stregone d’argilla.

– Non ho parlato. – Il tecnico stava srotolando il cavo portandolo all’interno del giardino della casa di Matilda.

L’aveva sentita. Lo stregone poliglotta ne era certo, una voce sottile, tormentata… Ripensò a quello che aveva detto Lilith sulle carceri sotto la casa della strega dai pon-pon neri così carini.

– Aiutami a tenere questo cavo sollevato, così lo lego insieme agli altri che vanno in casa! – Il tecnico stava porgendo con entrambe le mani quel filo grigio. – Mi hai sentito? Passami la fibra quando te la chiedo! – Poggiò il cavetto sul petto del commesso amante dei gatti che era immerso nei suoi pensieri.

– Eh? Ah! Certo, certo! – Davide guardò il tecnico arrampicarsi sul paletto piantato in giardino che sosteneva quattro o cinque fili elettrici a circa tre metri d’altezza.

Sei… una strega, vero? Mi… puoi aiutare?

Ancora quella voce, pensò Davide con una preoccupazione crescente.

– Chi sei? – Avvertiva non solo una sofferenza fisica in quella vocina tremolante, ma qualcosa di più profondo…

– Eh? Ah! Mi chiamo Fahri! Scusami, non mi ero ancora presentato, tu come ti chiami? – Rispose il tecnico saltando giù a piè pari.

Serie: Wiccats.


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Discussioni

  1. La prima parte, quella dei gatti e dell’incontro con il tecnico, mi ha fatto veramente ridere! 😹
    Perché io me le immagino le scene e mi immedesimo in ogni personaggio, quindi quando reagiscono in una determinata maniera li capisco! 😹
    Ora che mi viene in mente, la descrizione della gatta incinta mi ha ricordato un gatto famoso affetto da chimerismo che aveva “due musi”, uno nero e uno rosso.
    Per quanto riguarda la parte finale, non mi rimane altro che andare avanti e scoprire di più su quella voce. 😼

    1. Ciao Mary! ♥ Tieni sempre presente che io le scene, ogni singola scena, le visualizzo… in questo specifico caso ha l’aspetto di una serie anime con lo stile di Kaiju N.8. 😀 Nella mia testa i personaggi confabulano e reagiscono a mia insaputa! Si muovono, parlano e fanno cose che sorprendono anche me! La gattona in dolce attesa è una randagia tartarugata che scrocca cibo nel cortile di casa, è molto schiva, ma una volta che capisce che non gli farei mai del male, diventa una coccolona! La voce, invece, “comparirà” fra qualche episodio. E grazie mille, come al solito! ♥

    1. Ahahaha! Beh, ho proprio usato il traduttore italiano-indonesiano per ricavare le frasi (le più semplici possibili, ovviamente)… Mi sono anche guardato un sacco di video sul Tubo per capire come suonasse la lingua. Oh, non posso farci niente! Mi piacciono queste finte immersioni in lingue strane ed esotiche solo per dare quella sensazione di aeroporto internazionale dove se qualcuno mi parla straniero, entro nel panico ed inizio a vocalizzare nella disperata ricerca delle parole corrette o quanto meno di gesti comprensibili… 😀
      Grazie Cristiana per la fiducia! ♥

        1. Azz! Io non sapevo a chi chiedere e non conoscevo nessuno che potesse correggermi su come si dice “Stai attento là sotto!”. Ma adesso che so che ci sei tu, sposterò lo scontro finale a Bali anziché a Padova! E chiederò a te come far urlare la gente per le strade, mentre le streghe cercano di massacrare il povero Davide… 😀

  2. Per forza di cose hai anche dovuto usare il traduttore italiano – indonesiano: super realistico! 😄
    Bella tutta la scena col tecnico. La vocina nella parte finale fa nascere nuovi interrogativi e aumenta la curiosità verso il prossimo capitolo.

    1. Fortuna che l’incantesimo che traduce tutto e tutti mi salva ogni volta, ma mi piaceva l’idea dell’incomunicabilità e della strana lingua indonesiana con quel suono tanto particolare… Io ho usato parole semplicissime per evitare errori grossolani, anche perché non conosco indonesiani che mi possano aiutare. 😀 Grazie mille Giuseppe! Vediamo se domani o dopodomani pubblico due episodi, prima che non si possano più utilizzare le 1500 parole!

    1. Diciamo che dal prossimo episodio dovrei iniziare a concludere la prima serie, che poi dovrebbe ridursi a mille parole e diventare qualcosa con mille mila capitoli… Figurati che oggi avevo copiato l’episodio successivo sull’editor e mi sono reso conto che mi segnava più di duemila parole! Ora ero alla ricerca di uno spigolo non troppo affilato dove battere la testa per stimolare il chakra della sintesi…
      Grazie Emme per essere passata da queste parti! ♥

  3. Davvero interessante questa vocina che spunta…e chissà cosa va cercando. Fantastico il tecnico che risponde al posto suo🤣
    Io però sono curiosa di sapere come andrà tra Davide e Matilda…..

    1. E pensare che Davide era un tranquillissimo addetto vendite leggermente infatuato della cassiera di un self-service vicino al centro commerciale dove è impiegato…
      Dai che alla fine gli faccio aprire una piccola attività di cartomanzia e chiaroveggenza, con anche una trasmissione su reti locali dove riceve le telefonate dal pubblico!
      Grazie Dea per essere passata a leggere! ♥