Prima Della Partenza
Serie: La Muerte Dorada
- Episodio 1: Prima Della Partenza
- Episodio 2: Sussurro nel vento
- Episodio 3: Riflesso
STAGIONE 1
Cassandra appoggiò la fronte contro il vetro freddo del suo ufficio. Trentottesimo piano. Sotto di lei, New York era un tappeto di luci che si spegnevano una ad una.
Contava le ore. Non stava più nella pelle.
Cassandra controllò per la terza volta il passaporto. Poi il biglietto. Poi l’orario del volo. Ogni dettaglio al suo posto. Ogni cosa sotto controllo.
«Ksen, sei pronta?» chiese Cassandra.
«Ho quasi fatto, Cass.»
Il giorno dopo avevano il volo per Roma e l’Italia le avrebbe accolte con l’aria di fine settembre.
Cassandra e Ksenia vivevano in un appartamento a Manhattan. Il bisogno di quella vacanza si era fatto quasi obbligatorio.
«Cass… cosa vuoi mangiare per cena? Ti prendo una pizza?» le aveva chiesto Ksenia.
«Quattro formaggi, Ksen» rispose Cassandra.
Cassandra non riusciva a smettere di controllare i bagagli.
«Ksen, hai dimenticato qualcosa? Hai controllato?» chiedeva.
Ksenia non rispose.
«Ksen, vederti così distesa e rilassata mi fa scattare il nervoso» diceva Cassandra.
«Scusami, ma ti vuoi fermare un attimo per favore? Dobbiamo prendere un aereo, non dobbiamo mica andare in esilio» le aveva detto Ksenia.
Cassandra si limitò a fissarla. Quegli occhi marroni che parlavano per lei.
Ksenia distolse lo sguardo.
«Sembra tutto in ordine. Per che ora arrivano le pizze, Ksen?»
«Per le 21, Cass. Abbiamo ancora tre ore di tempo per fare qualunque cosa ti stia passando per la mente adesso» disse Ksenia.
«Darvishi, sento una punta di umorismo nelle tue parole. Occhio, tesoro.»
Ksenia non riusciva a trattenere la risata. Cercò di soffocarla con la maglietta.
«Cass, fermati un attimo. Vieni qui.» Ksenia la placcò in mezzo al salotto davanti al divano.
Cassandra si fermò.
«Andiamo a prenderci un aperitivo, io e te. Poi torniamo, mangiamo le pizze, mettiamo i bagagli davanti alla porta e cercherò di darti l’assalto nella notte» le propose Ksenia.
Cassandra alzò il sopracciglio destro.
«Andiamo, per oggi hai vinto tu» rispose sorridendo.
L’aperitivo si consumò lento. Avevano scelto un locale con delle sedie fuori. Ksenia aveva capito che Cassandra aveva bisogno d’aria.
«A breve facciamo il nostro terzo anniversario, Giudice Hale» stuzzicò Ksenia.
«Già tre anni, Ksen. Credo che questa vacanza sia proprio meritata. L’abbiamo aspettata a lungo» rispose Cassandra.
«Come ti trovi nel nuovo ruolo, Ksen? Ti piace la task force?» chiedeva con apprensione Cassandra.
«Sì, Cass. Mi hanno inserita in una divisione tattica. La chiamano Ombra. Mi si addice proprio. Sembra cucita su misura per me.»
Ksenia faceva parte da poco tempo della divisione speciale Ombra, un reparto che aveva accolto figure con una naturale predisposizione per compiti di copertura e infiltrazione ad alto rischio. Ksenia aveva ottenuto eccellenti risultati nei test.
«Scusami, Darvishi. E quando avevi intenzione di dirmelo? Puoi essere più specifica riguardo a questa divisione federale?» chiese Cassandra con tono da giudice.
Ksenia percepì subito la convocazione della giuria che si stava schierando davanti a lei e cercò di rimediare.
«Cass, volevo affrontare questo discorso in un ambiente più rilassato. Possiamo rimandare magari a quando siamo in Italia?» propose Ksenia.
Cassandra non rispose. Lo sguardo attraversò Ksenia come una lama. Prese il cellulare dalla borsa e cercò nella rubrica.
«Direttore Cross. Eccolo» sussurrò Cassandra davanti allo sguardo preoccupato di Ksenia.
Il cellulare squillò tre volte, poi la voce iniziò a farsi sentire dall’altro lato.
«Cassandra, il nostro procuratore distrettuale preferito. Come stai? Cosa posso fare per te?» disse con tono amichevole il direttore dell’FBI David Cross.
«David, scusa se ti disturbo. Ho bisogno di informazioni dettagliate sul reparto Ombra che è stato istituito all’interno dell’FBI, dove la mia ragazza Ksenia Darvishi è stata inglobata come agente speciale. A quanto pare io non sapevo nulla» disse Cassandra con tono abbastanza sostenuto.
«Cassandra, ma Ksenia ci ha detto che ne eri entusiasta. Per questo non sei stata avvisata. La solita ragazza cocciuta. L’ho pregata di dirtelo, perché sapevo che altrimenti questa telefonata sarebbe arrivata» rispose Cross.
«David, per cortesia. Da adesso in poi voglio essere informata H24 su tutto ciò che riguarda la mia ragazza all’interno della task force. Sono stata abbastanza chiara?»
«Forte e chiaro, Procuratore Hale. Forte e chiaro. Si goda la sua vacanza, ci incontreremo al suo ritorno. Glielo prometto.» David chiuse la chiamata.
Cassandra finì il suo bicchiere di vino bianco con un cubetto di ghiaccio. Appoggiò il bicchiere delicatamente sul tavolo e ripose il cellulare nella borsa.
«Prova a dire una parola, Ksenia» Cassandra disse. La voce non si alzò. Non ce n’era bisogno.
Ksenia allargò le mani e provò ad aprire la bocca per far uscire le parole, ma prima che potesse farlo Cassandra la interruppe.
«Hai obiezioni, Darvishi?» Cassandra disse. Il tono da processo. Il tono della donna che ha già emesso la sentenza e ora concede all’imputata l’ultima parola per pura formalità. Perché il verdetto è già scritto. Perché la condanna è già decisa. Perché il tribunale è chiuso e la giuria è uscita e il giudice ha già firmato.
«No, Vostro Onore» Ksenia disse. La voce bassa. «Nessuna obiezione.»
Cassandra le passò la mano nei capelli. Come si accarezza un animale che ha trovato il suo posto e non si muove più.
«Amore, stasera vai in bianco. Lo sai, vero?» La condanna era appena arrivata. Secca, spietata e definitiva. Senza possibilità di appello.
Cassandra pagò il conto, prese la mano di Ksenia e si diressero verso il loro appartamento.
La cena fu un rituale lento. Cassandra aveva calmato la sua agitazione. Ksenia sperava in un ribaltamento della decisione della corte cercando di trovare uno spiraglio da cui poter entrare.
«Cass, stavo leggendo che nel paese dove andiamo c’è una leggenda popolare. Una ragazza di nome Dolores che venne affogata in un lago nel secolo scorso. La storia dice che da allora la sua anima vaga senza meta» esordì Ksenia tra un pezzo di pizza e l’altro.
«Ksen, se stai cercando un appiglio per la sentenza della corte sei sulla strada sbagliata. Finisci la pizza che poi ci guardiamo un film prima di andare a dormire.»
Ksenia stava continuando a leggere la storia della ragazza del lago, quando trovò una immagine sfocata che ritraeva come una specie di volto.
«La Muerte Dorada. La chiamano» sussurrò Ksenia mentre le spalle si irrigidivano.
Ksenia non riusciva a togliersi dalla testa quella foto che aveva visto. E il nome, come un mantra, continuava a rimbombarle in testa.
Serie: La Muerte Dorada
- Episodio 1: Prima Della Partenza
- Episodio 2: Sussurro nel vento
- Episodio 3: Riflesso
“Cassandra, ma Ksenia ci ha detto che ne eri entusiasta”
e io che mi ero illusa che fossero una coppia capace di comunicare 😃 Terribile Cassandra, non vi sono segreti con lei
Grazie del tempo che mi hai dedicato Laura 😊. Spero che il continuo possa essere di tuo gradimento
seguirò con piacere