Primo appuntamento
Serie: Ali-morte
- Episodio 1: Seelie – Benedette
- Episodio 2: Bacche di lupo
- Episodio 3: Primo appuntamento
- Episodio 4: Ossigeno
STAGIONE 1
«Abbiamo tutto il tempo. Hai mai assaggiato le bacche di lupo, eh Ninì?»
Accompagna con una risata divertita il suono del nomignolo. La piccola sfera incastonata nella fronte manda dei leggeri lampi felici.
«Due o tre chicchi dovrebbero bastare.» Vivian stira i morbidi ritagli di foglie vellutate del comodo vestito ricavato dalle ali d’angelo, si abbinano perfettamente ai suoi capelli argentati, apre la porta rotonda della casetta scavata nel tronco di un modesto pino.
Guardandosi attorno, Vivi posa lo sguardo sul gigantesco albero di ciparisso, intricato, nodoso e dal tronco regale e immortale che si perdeva nel cielo azzurro intenso e profondo.
«Promettimi che andrai a vivere a palazzo, diventando la dama di una nobile istitutrice dai grandi poteri e seguirai tutti i precetti che ti darà, trasformandoti in una titolata e stimata da tutte.» lo dice piano, con un sorriso che rivela tutta la speranza mentre infila le comode scarpe in corda di juta e foglie di pittosporo e si alza con delicatezza in volo, con un frullio gentile e cercando il riferimento per la direzione del luogo delle preziose bacche.
«Hei Vivian! Buongiorno. Stai facendo una passeggiata?» Una fata che trasporta una grossa cesta piena di steli di salice rallenta senza fermarsi.
«Ciao Chandra! Sto andando a prendere un paio di bacche di lupo per la cena di questa sera.»
«Festeggiate?» chiede allontanandosi lentamente, l’enorme cesta avrebbe contenuto lei e altre due fate comodamente.
«Sono cento anni oggi.» risponde Viv soddisfatta.
«Allora auguri!» urla Chandra ormai lontana.
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il primo appuntamento è un concentrato di emozioni che non si scordano. Metti in gioco la tua persona, i tuoi punti di vista e sei disposto a modificare anche le parole che utilizzi per esprimere le cose più semplici. Quando scopri che l’altr* ha i tuoi stessi dubbi, crolla tutto e si diventa veri.
Grazie mille. Pensa Vivian avvistando il maestoso tamarindo che utilizza per capire dove andare.
Il collo. Il dolore è tutto lì. Anche le braccia fanno male, ma è un fastidio conosciuto, familiare.
«Mellea. Come stai messa a nettere? Ho la schiena che mi fa vedere la Luna piena e sono rimasta a secco.» una compagna di raccolta con i capelli raggruppati in ciocche che somigliano ai fiori del glicine si siede sullo stesso ramo, inarcando la schiena e dandosi dei colpetti al centro della spina dorsale, appena sotto le grandi ali.
«Hei Sif! Macché, l’ho finito a metà turno per lenire il male al collo, ma era un nettare misto di fiorellini selvatici: scialbo e poco efficace… stiamo aspettando che arrivino le speziali con il loro prezioso carico trasportato dai picchi rossi.»
Melli e Sif dopo aver riconsegnato i grossi contenitori simili a ceste trattate internamente con la cera d’api, si rilassano godendosi i colori di un tramonto infuocato.
«Già, a casa mi sono rimasti solo tre vasetti di nettare allungato con la rugiada. I picchi rossi li vedremo solo alla prossima Luna, ci toccherà razionare tutto. Ma stasera? Eh, non festeggiate?» Sif dà una rumorosa pacca bruciante sulla coscia dell’amica.
«Ahio! Sei un volgare boleto pepato…» ride Melli ricambiando lo schiaffo, ma con meno veemenza.
«…mi sa che infrango le regole e la porto nel posto del nostro primo appuntamento.» le guance si colorano per il ricordo di una bella serata dove la luce di una gibbosa ricarica i corpi nudi di due fate che hanno deciso di intrecciare la loro anima creando una fonte continua di ispirazione dal sapore dolce e aspro, aromatico e travolgente.
«Che smielata che sei. Hai gli occhi lucidi. Io sto con Olif da quasi duecentotrenta anni, ma il massimo della sua risposta affettiva è quella di mangiare tutta la cena senza brontolare. La adoro, lo sai, ma ammetto che non mi dispiacerebbe ricevere un singolo sguardo con la tua stessa luce.»
Sif lo confessa guardando il cielo la cui luce comincia a colorare ogni cosa di vermiglio.
«Io vado. Domani abbiamo il servizio funghi, almeno si torna a casa belle sazie, no?»
La fata minuta si alza spolverandosi i pantaloni che le arrivano al ginocchio e infilando le maniche della maglia, che finora aveva tenuto legata alla cintura.
Apre le ali e con un delicato frullo si allontana sollevando una mano in segno di saluto.
Melli chiude gli occhi, massaggia il collo indolenzito con una mano, poi se la passa sulla nuca a scompigliare i capelli di un tenue rosa pastello e dalla consistenza leggera e vellutata dei tricomi, spiega le ali e intraprende il percorso per il suo piccolo pino nel quartiere delle operaie di basso rango non specializzate in niente.
Arriva a casa che il colore predominante è un rosso purpureo di un tramonto incendiario, ma non fa in tempo a poggiare i piedi sul tronco che viene assalita dal più feroce e spietato predatore di abbracci e baci della zona.
«Dammi il tempo scema. Altrimenti finisce che cadiamo di sotto.» dice Melli mentre ricambia l’abbraccio afferrando e tenendo Vivian dal fondoschiena, avverte anche il profumo inconfondibile delle sue bacche preferite.
«Sei andata fino al torrente?»
«Già!» saltella e ride di gioia Vivian, mentre il rosso violento del mondo si trasforma in un più nobile e pacato viola.
«Mi porti da qualche parte? Una piccante fuga amorosa proibita?» Vivian immerge la faccia nel collo della sua amica e compagna, odorava di nettare crudo e fatica.
«Al biancospino? No, no. La grotta dei cristalli!»
Si agita in braccio a Mel mentre immagina la meta.
«Io pensavo a qualcosa di veramente proibito… tipo dall’Altraparte.» risponde lei con fare indifferente.
I saltelli si fermano di colpo. Mellea sposta indietro la testa per guardare la faccia di Viv: aveva una espressione seria, quasi accigliata.
«Non dire queste cose… non prendermi in giro. Ci rimango male se poi non mi ci porti per davvero.» Vivian sente che il cuore ha cominciato a correre facendo dei giri di riscaldamento nel petto.
«No, ma se ti piace il biancospino fata—»
«NO! Ci sto! Ma tu intendi…»
«Alla rocca del passaggio. Ricordi?»
«E chi si scorda il primo appuntamento con una tipetta spelacchiata e balbuziente?» chiede Viv ridendo.
«Non ero spelacchiata! Stavo mettendo su la vera chioma. Anche tu eri praticamente glabra, ti ricordo che abbiamo la stessa età.» ride anche Melli porgendole il braccio e invitandola a seguirla.
«Non vuoi riposarti un po’ Mel?» Vivian aveva notato lo sguardo sofferente e il collo rigido.
«Aspetta, aspetta. Ti porto il rimedio migliore per ogni tuo acciacco da falena anziana.»
Rientra in casa sempre saltellando e ridacchiando felice e agitata come non le capitava da tempo.
Il collo. Il dolore è tutto lì. Anche le braccia fanno male, ma è un fastidio conosciuto, familiare.
«Mellea. Come stai messa a nettere? Ho la schiena che mi fa vedere la Luna piena e sono rimasta a secco.» una compagna di raccolta con i capelli raggruppati in ciocche che somigliano ai fiori del glicine si siede sullo stesso ramo, inarcando la schiena e dandosi dei colpetti al centro della spina dorsale, appena sotto le grandi ali.
«Hei Sif! Macché, l’ho finito a metà turno per lenire il male al collo, ma era un nettare misto di fiorellini selvatici: scialbo e poco efficace… stiamo aspettando che arrivino le speziali con il loro prezioso carico trasportato dai picchi rossi.»
Melli e Sif dopo aver riconsegnato i grossi contenitori simili a ceste trattate internamente con la cera d’api, si rilassano godendosi i colori di un tramonto infuocato.
«Già, a casa mi sono rimasti solo tre vasetti di nettare allungato con la rugiada. I picchi rossi li vedremo solo alla prossima Luna, ci toccherà razionare tutto. Ma stasera? Eh, non festeggiate?» Sif dà una rumorosa pacca bruciante sulla coscia dell’amica.
«Ahio! Sei un volgare boleto pepato…» ride Melli ricambiando lo schiaffo, ma con meno veemenza.
«…mi sa che infrango le regole e la porto nel posto del nostro primo appuntamento.» le guance si colorano per il ricordo di una bella serata dove la luce di una gibbosa ricarica i corpi nudi di due fate che hanno deciso di intrecciare la loro anima creando una fonte continua di ispirazione dal sapore dolce e aspro, aromatico e travolgente.
«Che smielata che sei. Hai gli occhi lucidi. Io sto con Olif da quasi duecentotrenta anni, ma il massimo della sua risposta affettiva è quella di mangiare tutta la cena senza brontolare. La adoro, lo sai, ma ammetto che non mi dispiacerebbe ricevere un singolo sguardo con la tua stessa luce.»
Sif lo confessa guardando il cielo la cui luce comincia a colorare ogni cosa di vermiglio.
«Io vado. Domani abbiamo il servizio funghi, almeno si torna a casa belle sazie, no?»
La fata minuta si alza spolverandosi i pantaloni che le arrivano al ginocchio e infilando le maniche della maglia, che finora aveva tenuto legata alla cintura.
Apre le ali e con un delicato frullo si allontana sollevando una mano in segno di saluto.
Melli chiude gli occhi, massaggia il collo indolenzito con una mano, poi se la passa sulla nuca a scompigliare i capelli di un tenue rosa pastello e dalla consistenza leggera e vellutata dei tricomi, spiega le ali e intraprende il percorso per il suo piccolo pino nel quartiere delle operaie di basso rango non specializzate in niente.
Arriva a casa che il colore predominante è un rosso purpureo di un tramonto incendiario, ma non fa in tempo a poggiare i piedi sul tronco che viene assalita dal più feroce e spietato predatore di abbracci e baci della zona.
«Dammi il tempo scema. Altrimenti finisce che cadiamo di sotto.» dice Melli mentre ricambia l’abbraccio afferrando e tenendo Vivian dal fondoschiena, avverte anche il profumo inconfondibile delle sue bacche preferite.
«Sei andata fino al torrente?»
«Già!» saltella e ride di gioia Vivian, mentre il rosso violento del mondo si trasforma in un più nobile e pacato viola.
«Mi porti da qualche parte? Una piccante fuga amorosa proibita?» Vivian immerge la faccia nel collo della sua amica e compagna, odorava di nettare crudo e fatica.
«Al biancospino? No, no. La grotta dei cristalli!»
Si agita in braccio a Mel mentre immagina la meta.
«Io pensavo a qualcosa di veramente proibito… tipo dall’Altraparte.» risponde lei con fare indifferente.
I saltelli si fermano di colpo. Mellea sposta indietro la testa per guardare la faccia di Viv: aveva una espressione seria, quasi accigliata.
«Non dire queste cose… non prendermi in giro. Ci rimango male se poi non mi ci porti per davvero.» Vivian sente che il cuore ha cominciato a correre facendo dei giri di riscaldamento nel petto.
«No, ma se ti piace il biancospino fata—»
«NO! Ci sto! Ma tu intendi…»
«Alla rocca del passaggio. Ricordi?»
«E chi si scorda il primo appuntamento con una tipetta spelacchiata e balbuziente?» chiede Viv ridendo.
«Non ero spelacchiata! Stavo mettendo su la vera chioma. Anche tu eri praticamente glabra, ti ricordo che abbiamo la stessa età.» ride anche Melli porgendole il braccio e invitandola a seguirla.
«Non vuoi riposarti un po’ Mel?» Vivian aveva notato lo sguardo sofferente e il collo rigido.
«Aspetta, aspetta. Ti porto il rimedio migliore per ogni tuo acciacco da falena anziana.»
Rientra in casa sempre saltellando e ridacchiando felice e agitata come non le capitava da tempo.
Serie: Ali-morte
- Episodio 1: Seelie – Benedette
- Episodio 2: Bacche di lupo
- Episodio 3: Primo appuntamento
- Episodio 4: Ossigeno
Questa serie è davvero dolcissima e immersiva e continua a costruire un mondo fiabesco ricco di dettagli e sensibilità. Hai la capacità di raccontare il rapporto tra Vivian e Mellea con naturalezza e tenerezza, tra ironia, fatica quotidiana e piccoli gesti d’amore che sembrano autentici e vissuti. Bellissima l’atmosfera sospesa tra magia e semplicità, con dialoghi leggeri ma pieni di affetto.
Una storia delicata, luminosa e piena di calore emotivo. Bravo Emi 🙂
Ohmamma! Ciao Cristiana. ♥
Mi emoziona sapere che delle creature immaginarie, più o meno grandi quanto una nocepesca e su cui è stato scritto di tutto, riescano ancora ad affascinare. È ovvio che stai leggendo un racconto che è venuto fuori dalla mia mente distorta e lo sai che non ti conviene mai dare niente per scontato. Quindi, per citare uno dei miei film preferiti: «…e se sei un gemelli, come me, aspettati l’inaspettato.»
https://youtu.be/smNfvIFmxJQ
Rimango ogni volta colpito dalla lucidità con cui riesci a gestire questa intricata matassa di cui sei l’architetto. Costruìsci e dirigi questo mondo con naturalezza e coerenza. Bravo!
Ciao Gabriele! Ma grazie, è davvero confortante sapere che i mondi che descrivo, pur essendo conditi di assurdità, di divinità incapaci di capire le emozioni umane e di situazioni impossibili, mantengano una certa logicità. Spesso, essendo tutti i racconti collegati, mi tocca rileggere cose scritte molto tempo prima per non contraddirmi, ma adoro immaginare che uno dei personaggi di una storia, ne possa incrociare un altro di una storia completamente diversa, come uno di quei camei inaspettati nelle serie o nei film. 😀
L’aspetto che mi colpisce è questa capacità che hai di non perdere mai il bandolo di una matassa oggettivamente intricata
Bene, mi è piaciuto!
@kenjialbani Grazie mille Kenji! È sempre bello sapere di aver scritto qualcosa di piacevole.
Bel lessico e bei dialoghi. Una prosa piacevolmente scorrevole.
Ciao Antonio! Grazie mille della lettura e del bellissimo commento, spero con tutto il cuore di riuscire a mantenere viva la curiosità per una vita di coppia fatata e soprattutto per le ricette culinarie che il piccolo popolo può offrire.