Priorità
Il fumo ci mette tanto a disperdersi, almeno si alzasse un po’ di vento. La puzza di gomma bruciata che entra dalla botola superiore mi sta infiammando naso e gola. Ecco, il secondo Lince, come ci spiegavano a Torino. Fanno passare il primo e poi beccano il secondo. Cazzo, è ribaltato.
«Settori di tiro a tre e sessanta, mettere in atto procedure bonifica» dico in radio. Il doc sta andando verso Lima 2. Tieni giù quella testa.
I ragazzi stanno bonificando intorno ai mezzi, cominciano da cinque metri di perimetro fino ad arrivare a venticinque. Raccomando gli occhi aperti ai mitraglieri, su quella collina qualcuno di sicuro ci guarda.
Hanno tirato fuori due uomini dal mezzo colpito, li hanno distesi sulle barelle. Il doc è sopra di loro e non riesco a capire. Apro il portellone del Lince ma prima di scendere dico al Sergente Maggiore mio radiofonista:
«Veloce Ridolfi, attaccati alla radio. Procedura MEDEVAC immediata e Close Air Support».
Scendo, la puzza è fortissima. Vado verso il Lince colpito, meno male che eravamo distanti se no sai che macello. Il doc mi viene incontro, ha una manica della mimetica imbrattata di sangue.
«Come sono messi?» gli chiedo quando mi raggiunge.
«Non bene, Fiore ha una brutta ferita alla gamba e, la cosa peggiore, una possibile emorragia interna. Mastroianni una larga contusione alla schiena con possibile interessamento della colonna. Sono entrambi coscienti. Li ho stabilizzati meglio che si poteva ma devono andare subito in ospedale».
Sto per rispondergli quando mi gracchia la radio sulla frequenza di plotone: «che c’è Ridolfi?»
«Tenente, MEDEVAC in arrivo sette/otto primi, possono evacuare solo un pax. Hanno già due a bordo. Secondo intervento in non meno di trenta primi».
Il doc ha sentito, lo guardo e non dico niente.
«No Tenente, sono entrambi P1. La priorità è la stessa».
Sento la nausea che mi sale dall’esofago, come stessa priorità?
«Ma che cazzo dici? Chi rischia di più?»
Non mi risponde subito, mi guarda fisso negli occhi e dice:
«Non lo so chi rischia di più, io ti posso solo dire che hanno la stessa priorità».
Quindi si gira e torna verso i feriti. Hanno sentito anche loro la comunicazione radio da quella dell’aiutante di sanità che sta lì accanto.
Mi avvicino alle due barelle sistemate al riparo della carcassa del Lince. Mi chino e mi appoggio su un ginocchio accanto a loro. Mastroianni è pallido, la pelle è quasi grigia, mentre Fiore ha gli occhi serrati e sembra parlare da solo.
«Forza ragazzi, adesso vi vengono a prendere».
«Tenente… chiami mia moglie, la prego. Abbiamo un bimbo piccolo», la voce di Mastroianni è così flebile che devo accostarmi al suo viso per sentire. Il suo alito è nauseante.
«Tranquilli, tra poco sarete in buone mani» dico, e guardo il doc alle loro spalle che scuote la testa.
«Mi dispiace, dovevo sapere… dovevo guardare. Voglio tornare presto» dice Fiore, i suoi occhi adesso aperti e iniettati di sangue.
Mastroianni tenta di alzare la testa:
«Non è niente… Tenente, solo una botta forte. Lui è messo peggio» e mi stringe il polso mentre lo dice. Fiore messo peggio? E come fa a saperlo? Guardo ancora il doc, quel coglione si è girato e parla con l’aiutante di sanità.
«No Tenente, sto bene. Solo la gamba… lui ha famiglia» dice Fiore, e poi con una smorfia che forse lui intendeva come un sorriso, «come farete adesso? Chi userà il jammer?».
La radio gracchia ancora: «MEDEVAC a tre primi, Lima 4 riferisce possibili movimenti lato sud della collina».
L’elmetto mi preme sulle tempie, il sudore mi cola sugli occhi che mi bruciano. Fiore adesso guarda Mastroianni e gli dice:
«Beh, tu hai più motivi per resistere, ti aspettano a casa…»
Ma cosa sta dicendo?
Mastroianni è ancora più bianco in faccia. Guarda me ma risponde a lui:
«Questo non c’entra, Tenente, gli dica che non c’entra», mi sembra stia piangendo adesso. Cazzo però questo ha un bambino a casa. Quest’altro con la gamba anche è messo male, uno dei migliori. Cerco ancora il doc con lo sguardo. Non lo vedo più. Giuro lo faccio cacciare.
Fiore si è rimesso a bofonchiare, forse sta pregando, chissà. Mastroianni invece mi stringe ancora il polso, sento il freddo delle sue dita.
«Non voglio morire» mi dice piano. Gli metto una mano sulla fronte e gliela accarezzo. Poi mi giro verso Fiore. Gli occhi chiusi, le labbra non si muovono più. Forse ha perso conoscenza.
Un rumore in lontananza, inconfondibile. Guardo giù verso la valle, ecco il puntino nel cielo che man mano si ingrandisce. La testa adesso mi scoppia e le gambe sono pesanti. Premo il pulsante del microfono della radio:
«Lima 3, predisporre Landing Zone d’emergenza. Lima 1 e 4, continuare osservazione».
Tolgo con delicatezza la mano di Mastroianni dal mio polso e gliela appoggio sul petto che si muove appena. Passo poi la mia mano tra i capelli di Fiore e vedo che stringe le palpebre.
Ormai l’elicottero è sopra di noi, sta iniziando la manovra di avvicinamento. Mi alzo in piedi e vado a dire al doc chi salirà.
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