
Problem solving
Metti una tranquilla mattina a Milano…
Beatrice aveva un importante colloquio di lavoro alla Fondazione Prada. Niente di che, solo il lavoro dei suoi sogni. Avrebbe di gran lunga preferito andarci con i mezzi pubblici, ma era stato proclamato uno sciopero generale. Persino i tassisti avevano deciso di unirsi alla festa. Così fu costretta a prendere la macchina. Affrontare il traffico di Milano in una giornata di sciopero? Che vuoi che sia. Cinque minuti di mindfulness per stemperare l’agitazione e tutto sarebbe filato via liscio. Entrò nella sua Panda, impostò l’indirizzo sul navigatore e partì, pronta a conquistare il mondo.
Procedi dritto per 700 metri, poi alla rotonda prendi la terza uscita.
“La terza uscita, la terza uscita, la terza uscita” ripeté Beatrice come un mantra.
“Grazie Robocop, – così chiamò il navigatore per avere la sensazione di essere in compagnia di un amico fidato – bello sentirti. Mi raccomando, dammi le giuste indicazioni.”
Arrivata alla rotonda, le si presentò un caotico insieme di uscite principali e svincoli secondari. In aggiunta, la segnaletica era disposta in modo così caotico da rendere ancora più difficile capire come uscirne fuori. C’era un traffico pazzesco di automobili e motocicli, chi andava da una parte, chi dall’altra. Beatrice non riuscì ad individuare l’uscita da prendere e andò in confusione. Attese che Robocop parlasse per aiutarla, ma invano.
“Infame, maledetto. Hai aderito allo sciopero anche tu?” imprecò. Era ormai intrappolata e per precauzione si muoveva piano. Ma era mai permesso andare piano a Milano? Un forte suono di clacson le ricordò di no. Si distrasse un attimo guardando dallo specchietto retrovisore, un attimo in più di quello consentito.
Poom!
Uno scossone la fece sobbalzare sul sedile. La sua Panda si spense. Davanti, troppo vicino, una macchina era ferma, incollata alla sua. Le si gelò il sangue.
Pietro Colombo scese dalla sua auto e si avviò verso di lei. Beatrice abbassò il finestrino, pronta a fare conoscenza con il tipico automobilista incazzato. E se era milanese, anche imbruttito, scommettiamo?
“Credo mi abbia tamponato. Magari spostiamo le nostre macchine per far scorrere il traffico e valutiamo la situazione” disse Colombo con tono serio, ma pacato.
“Certo, senz’altro” obbedì Beatrice.
Spostarono entrambi le loro auto.
“Le chiedo scusa, spero non si sia fatto male.”
“Io sono a posto. Il poggiatesta e la cintura di sicurezza hanno attutito bene il colpo. Lei, invece, come si sente?”
“A parte lo shock, sto bene anche io, grazie.”
“Meglio così, la cosa importante è che nessuno si sia fatto male. Vediamo un po’ che grossi danni ci sono alla mia auto” sorrise Colombo ironizzando sulle parole grossi danni. Si era reso conto che la povera Beatrice era alquanto scossa e necessitava di essere tranquillizzata.
“Adesso dobbiamo compilare tutte le carte per l’assicurazione. Mi creda, signorina, non sa quanto odi le seccature burocratiche” scherzò Colombo.
Beatrice si era calmata. Aveva riacquistato un certo self-control.
“Mi permette?” disse.
Prese lo smartphone, scattò un paio di foto alle parti danneggiate e una foto alla targa. Scrisse rapidamente qualcosa e attese.
Ding!
“Credo le sia arrivata una mail dalla mia assicurazione che le comunica che la sua pratica è stata presa in carico. Potrebbe controllare?”
Colombo lesse la mail dal suo cellulare e confermò. Beatrice gli spiegò: “Non c’è più bisogno di compilare niente, nessuna scartoffia. Dovrà solo comunicare il nominativo del carrozziere al quale si rivolgerà per far aggiustare la sua macchina. La mia assicurazione penserà al pagamento.”
“Figata, zero sbatti!” disse Colombo da buon milanese. Lui, per niente imbruttito.
“Ma davvero si possono fare queste cose solo con un cellulare?”
“Eh sì, con uno smartphone e una app” lo corresse divertita Beatrice.
“Ottima attitudine al problem solving, come si direbbe oggi. Ha fatto risparmiare tempo a entrambi. Magnifico!” si complimentò Colombo.
Si salutarono, augurandosi un proseguo di giornata più fortunato.
Beatrice arrivò alla Fondazione Prada con quaranta minuti di ritardo. Pessimo biglietto da visita, pensò. Sapeva che un qualsiasi contrattempo doveva essere previsto ed evitato. È questo che le aziende richiedevano: persone con attitudine al problem solving. Già. Entrò e si presentò alla reception, scusandosi per il ritardo.
“Non si preoccupi, oggi siamo arrivati tutti un po’ in ritardo a causa dello sciopero” le disse la ragazza della reception sorridendo, mentre alzava il ricevitore del telefono.
“Dottor Colombo, è arrivata la dottoressa Beatrice Villa per il colloquio di oggi.”
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Bel racconto!
Grazie per aver lettto e che ti sia piaciuto.
In bocca al lupo Beatrice! Chissà se farà una buona impressione, di sicuro è partita con il piede giusto.
Traffico, colloqui, assicurazioni, ansia. Bravo!
Grazie, se al posto di Beatrice ci fosse stato Michael sarebbe stato “Un giorno di ordinaria follia” (cit.) 🙂
Questo racconto mi incuriosisce molto, soprattutto per il tuo stile, leggero e pienamente immerso nell’atmosfera e nell’ambientazione.
Spero che ci sarà un seguito. 😁👌
Grazie, potrei pensarci a un seguito.
Il finale mi ha strappato un sorriso. Non so perché, un po’ ci speravo che Colombo c’entrasse qualcosa col colloquio… viviamo in un modo davvero piccolo e sono contenta che Beatrice lo abbia potuto constatare 🙂
🙂 non potevo non premiare Beatrice con un bel finale, dopo la preoccuapazione del tamponamento. Contento che ti abbia strappato un sorriso.
I tuoi racconti aprono il cuore e questi finali mostrano che le cose spesso vanno a finire bene, anche se le notiamo meno rispetto a quelle che definiamo ‘catastrofi’. Mi è proprio piaciuto!
grazie Cristiana per aver apprezzato. Ti dirò, questo racconto leggero e ottimista è nato dall’osservazione quasi quotidiana del traffico caotico in una grande città. Spesso non c’è pazienza, tolleranza se qualcuno è in leggero ritardo a partire con il semaforo verde, dare la precedenza o situazioni simili.
Fantastico… più problemi solving di cosi🤣
Mi piace pensare che il signor Colombo sia davvero la persona affabile che si è dimostrata durante il tamponamento e consideri Beatrice già assunta!
Ironico e ben studiato. Piaciuto!
Niente commozione questa volta 😄. Mi informerò se alla Fondazione lavora una certa Beatrice. Grazie Dea per aver apprezzato.
Il tipo non sembra vendicativo, forse per Beatrice non tutto è perduto. Anche perché sembra una persona capace di prendere di petto i problemi (insomma, forse non proprio di petto…). Qualche freudiano parlerebbe di atto sintomatico, ma è improbabile perché i due non si conoscono. Diciamo che Beatrice ha fatto, in linguaggio finanziario, un investimento ad alto rischio, no?
Direi che, involontariamente, ha anticipato il colloquio di lavoro in una situazione di forte stress. Che dici il posto è suo? Grazie per essere passata e aver apprezzato questo leggero racconto “estivo”.
Niente commozione questa volta 😄. Mi informerò se alla Fondazione lavora una certa Beatrice. Grazie Dea per aver apprezzato.