Adam
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: La cena di classe
- Episodio 3: Alex
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
STAGIONE 1
Mi chiamo Adam.
Sono uno come tanti. Conduco una vita ordinaria. La mia famiglia è normale. Ho pochi amici e molti conoscenti. Dormo poco, di notte i pensieri mi affollano la testa. Perlopiù sono fantasie a cui riesco a dare uno sfogo. Altre volte sono ossessioni che mi intasano la mente e allora esco di casa. Non riesco a stare al chiuso. Dallo stomaco sale un rigurgito continuo e acido che brucia tutto ciò che incontra.
Anche questa notte mi ritrovo vagabondo in una città buia e deserta. Cammino senza una direzione precisa. L’aria della sera è umida, pesante. I lampioni proiettano cerchi di luce sporca sull’asfalto bagnato. In giro non si vede nessuno. L’insegna del bar all’angolo è spenta ma si sentono delle voci uscire dalla serranda mezza abbassata, voci cariche di tensione. La porta si apre e un uomo esce barcollando poi si volta e impreca contro qualcuno dentro al bar. La saracinesca si abbassa e la porta si chiude con uno schianto.
L’uomo ha una bottiglia quasi vuota in mano, la rovescia in un ultimo sorso e la lascia cadere sul marciapiedi. Stranamente il vetro rimbalza senza rompersi e poi rotola per un breve tratto. Si accende a fatica una sigaretta. Continuo a camminare, lui fa lo stesso ma in direzione opposta alla mia. Mi passa accanto e mi urta con la spalla.
«Guarda dove vai!»
La sua voce è impastata. Alcol, saliva densa, rabbia.
Non mi volto, continuo a camminare. Sento i suoi passi dietro di me.
«Oh! Hai capito?»
Mi giro. L’uomo è vicino. Troppo vicino. Ha gli occhi lucidi e rossi, le pupille dilatate. La camicia è aperta sul petto lucido di sudore. L’odore che emana è acido, caldo, quasi animale. Ride. Una risata corta, sporca, sfottente. Il fumo bianco e denso della sigaretta esce dalla bocca e dalle narici. Improvvisamente cambia espressione, serra lo sguardo, fa un mezzo passo in avanti «Che cazzo guardi?».
Resto fermo, non rispondo. Mi irrigidisco, un allarme scatta dentro di me. Si avvicina di un altro mezzo passo. Siamo vicini, posso sentire il suo alito fetido. Ho paura, vorrei abbassare lo sguardo e andarmene ma qualcosa mi trattiene. Qualcosa mi costringe a tenere lo sguardo fisso sul viso di quell’ubriaco barcollante.
Improvvisamente mi dà una spinta con la mano aperta sul petto. La manata non è forte ma il colpo si fa sentire.
Qualcosa scatta in me. Non dalla testa, dalla pancia.
Non penso. Non valuto. Non controllo. Esplodo.
Gli afferro la camicia con entrambe le mani all’altezza del colletto. Il tessuto è umido sotto le dita. Lo tiro verso di me, le punte del naso si sfiorano. Mostro i denti come un cane arrabbiato. La sua espressione cambia, ora sembra sorpreso e spaventato. La sua paura è benzina sul fuoco che mi brucia dentro. Lo spingo indietro con tutta la forza che ho. Arretra di un paio di passi e perde l’equilibrio. Si ricompone, prova a reagire. Avanza con il braccio alzato e il pugno serrato. Vuole colpirmi. Mi sento forte, invincibile. Un’energia mai provata prima mi governa. Vedo tutto con chiarezza.
Lo anticipo.
Lo colpisco.
Non so nemmeno dove. So solo che il mio pugno incontra qualcosa di duro.
Lui cade. Il rumore del corpo che sbatte contro il marciapiedi è sordo. La testa rimbalza una volta, poi resta ferma. Tutto il corpo resta immobile.
Silenzio.
Respiro forte.
Nelle orecchie sento solo il cuore che martella. Passano secondi interminabili. Quell’energia che un attimo prima mi ha fatto sentire invincibile ha lasciato il posto alla razionalità . Mi sento stanco, svuotato, spaventato.
«Che ho fatto?»
Il corpo a terra si muove. Un gemito basso gli esce dalla gola con un suono umido. Mi avvicino lentamente, le mani mi tremano. Ha la faccia girata di lato, un leggero gonfiore vicino alla tempia sinistra e un taglio profondo sul ciglio. Il sangue di un rosso acceso esce copioso, scivola sull’occhio e ricade a terra. Ha già formato una macchia scarlatta, lucida, perfetta.
La sua mano prova a muoversi. Le dita graffiano il suolo sudicio come a cercare un appiglio. È vivo.
Il pensiero mi attraversa come una scarica elettrica. È vivo.
Ora la paura è puro panico. Devo fare qualcosa. Chiamare qualcuno. Un’ambulanza.
Guardo intorno e non vedo nessuno. La strada è vuota. Il silenzio della notte è rotto dal rumore di un’auto che passa lontano da qualche parte.
Dal corpo steso a terra arriva un altro gemito. Faccio un passo indietro. I pensieri in testa corrono veloci. Io rimango immobile. Devo fare la cosa giusta, non posso lasciarlo qui. Ha bisogno di aiuto, devo assumermi le mie responsabilità .
Di nuovo, qualcosa dentro di me decide al posto mio. Assecondo lo stesso impulso viscerale che poco prima ha scagliato il mio pugno. La mia testa non comanda più, la pancia mi guida.
Mi giro e me ne vado. All’inizio cammino veloce, poi ancora più veloce. Le mani mi tremano ancora. Quando le guardo, sul dorso della destra trovo una striscia scura tra le pieghe della pelle. È sangue. Non è il mio.
Il cuore continua a battere forte, come se volesse uscire dal petto. Provo a controllare il respiro. Mi calmo un po’. Non so dove mi trovo, non riconosco il luogo dove le gambe mi hanno portato. Cammino e ripenso alla scena.
La spinta, il colpo. Il rumore della testa sull’asfalto.
Il sangue.
Un brivido mi attraversa la schiena. Ho paura. Una paura reale, fisica, eppure, sotto quella paura c’è qualcos’altro. Lentamente una corrente calda mi attraversa il corpo.
Il cuore accelera. Il respiro è più profondo. Trattengo appena un conato di vomito.
Poi mi accorgo che sto sorridendo. Un sorriso lieve, involontario. Non riesco a impedirlo.
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: La cena di classe
- Episodio 3: Alex
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
Quel sorriso alla fine è la cosa più disturbante che potessi leggere perché ci arrivi insieme a lui, passo dopo passo, e quando te ne accorgi è troppo tardi. Non ti ha chiesto il permesso di portarti lì. Ti ci ha trascinato.
Credo-immagino- che sia un racconto di Alex. Un nuovo racconto, visto che il precedente era arrivato a conclusione. Ma puo anche darsi che io non sappia cogliere gli indizi cui accennavi l’altra volta e che dunque mi sbagli di grosso. In ogni caso, è ben scritto. Devo dire che, nelle sue invenzioni letterarie Alex riesce meglio che nella vita reale. Quando fa il cattivo è più autentico.
Ciao Pasquale, ho letto i due capitoli tutto d’un fiato. Difficile dire se il racconto a più voci sia quello che stai scrivendo tu o il protagonista… o se ci sia dell’altro sotto🤔 Bravo!