Emorragia
Serie: Buio al tramonto
- Episodio 1: Pesca grossa
- Episodio 2: Qualcosa che mi appartiene
- Episodio 3: Nicholas
- Episodio 4: George Robertson
- Episodio 5: Eliah Blackthorne
- Episodio 6: La pagina mancante
- Episodio 7: La svolta
- Episodio 8: Telefonata
- Episodio 9: Senza pensarci su
- Episodio 10: Allucinazioni
- Episodio 1: Padre Holmes
- Episodio 2: Tracce di un tempo andato
- Episodio 3: Ordine
- Episodio 4: Robert Collins
- Episodio 5: La casa
- Episodio 6: Torta di ciliegie
- Episodio 7: Wendy
- Episodio 8: Desideri
- Episodio 9: Prospettive
- Episodio 10: Sulle rive del lago
- Episodio 1: Arrivederci
- Episodio 2: Versioni dei fatti
- Episodio 3: Il primo sogno
- Episodio 4: Il servitore
- Episodio 5: Emorragia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Capitolo 6
L’unico benzinaio di Southamp arrotondava le esigue entrate con la compravendita di stupefacenti. Era rientrato da poco, con la mano destra dolorante, e aveva iniziato ad annoiarsi.
Alle cinque riposava su una sedia, il gomito poggiato al tavolino e la testa sorretta dalla mano chiusa a pugno. Fumava una sigaretta e leggeva una rivista. Sul tavolo traballante il pacchetto di sigarette, ormai vuoto per metà.
Quel giorno non c’era molto da fare, né alla pompa né nei vicoli della cittadina. L’ultimo cliente si era visto un’ora e mezza prima, e a frequentare la strada c’erano solo le onde di calore. Quando la noia prese il sopravvento, l’uomo decise di alzarsi. Si stirò la schiena, poi rimase con le mani appoggiate ai fianchi guardando il paesaggio circostante. Un vero buco, polveroso e caldo, in cui solo i cactus avevano il coraggio di stabilirsi. Scrutò il paesaggio arido e grigio, disseminato di crateri e montagnette simili a vulcani alieni. Avvertiva una presenza. Ci pensò su, poi decise che doveva essere qualche avvoltoio che volava alto.
Entrò nel bar e frugò nel cassettone sotto al registratore di cassa in cerca della chiave per il rubinetto dell’acqua, trovandola in fondo al cassetto, in mezzo a chiodi arrugginiti, cartacce e blatte morte. La prese e camminò fino al retro, infilò la chiave nella serratura del lucchetto e sciolse la catena, poi bevve un sorso. Quando si accorse del sapore metallico, la gola aveva già iniziato a bruciargli. Il suo volto si accipigliò, mentre cercava di ricordare l’ultima volta che l’acqua del rubinetto – non certo una prelibatezza – aveva avuto quell’orrido sapore. Quando il bruciore scese dalla gola giù per l’esofago e fino allo stomaco, propagandosi in tutto il ventre, le sostanze mortali avevano ormai fatto il grosso del lavoro. Al benzinaio e spacciatore di Southamp non restò che stramazzare a terra con gli occhi sbarrati rivolti al cielo.
* * *
Jonathan, nascosto dietro a una collinetta, osservò l’uomo portarsi le mani alla gola, sulle braccia, sul ventre, urlando rantoli gorgoglianti, agonizzante per via dei dolori che le emorragie interne gli stavano procurando. Lo vide accasciarsi, contrarre le braccia e spalancare la bocca. Lo sentì gemere per qualche istante, sempre meno, fino a che non smise del tutto.
Si avvicinò al cadavere, e lo fissò negli occhi spalancati. La pelle sembrava tinta di rosso.
“E ora? Dove lo porto?” disse tra sé e sé.
“Da nessuna parte” rispose una voce che ormai gli era familiare. Era la voce del vecchio. Si guardò attorno, ma non c’era nessuno nei dintorni polverosi. Poi, voltandosi verso l’edificio alle sue spalle, notò una finestrella incastonata nel muro sbiadito. Dentro le luci erano spente, e il sole splendeva nel cielo illuminando il deserto di una luce intensa, quindi Jonathan non poté distinguere più che un’ombra indefinita sbucare da un angolo dell’apertura. Distinse però le tese del cappello nero. E seppe che il vecchio lo stava osservando.
“Perché” chiese Jonathan ad alta voce, “dovrei lasciarlo qui a marcire? Non sarebbe meglio portarlo da-”.
Le parole si deformarono, perdendosi in un gemito di dolore. Una fitta gli aveva attraversato il cervello come un fulmine partito dal centro della sua testa, togliendogli l’uso della parola e causandogli spasmi alle gambe e alle braccia. Durò pochi istanti, poi il dolore si alleviò fino a tornare il solito granello di sottofondo.
“Il corpo verrà portato via. Ma non sarai tu a farlo” sentì dire Jonathan dal centro della sua testa. “Non puoi tornare a Rotten-Bridge.”
Udendo il nome della città, Jonathan sorrise, e sembrò tornargli la forza per raddrizzarsi. Di nuovo sentì di essere parte di qualcosa di importante.
“Il tuo compito non è ancora finito” disse il vecchio. “Sotto al registratore di cassa troverai un seghetto, delle tronchesi e un coltello. Prendili e poi torna qui” disse, e Jonathan obbedì, pensando distrattamente al fatto che, quella mattina, il vecchio sembrava essere sparito nel nulla.
“Non sono questioni che ti riguardano” lo ammonì il vecchio.
Jonathan abbassò lo sguardo e si incamminò verso l’edificio. Lo fece controvoglia, perché l’idea di restare, anche solo per qualche momento, nella stessa piccola stanza buia in cui si nascondeva il vecchio gli faceva accapponare la pelle, ma raccolse tutto il suo coraggio e riuscì a reprimere ogni traccia di esitazione.
Oltrepassò la soglia, e una volta entrato nella penombra il cuore gli balzò in gola… eppure l’edificio era vuoto. Si guardò attorno ma nulla. Poi si accorse di star perdendo tempo, quindi si recò laddove gli era stato ordinato. Gli attrezzi c’erano veramente e Jonathan li portò sul retro.
“Ora seguirai le mie istruzioni nei minimi dettagli.”
E nella mente gli sussurrò i passaggi che doveva compiere
Jonathan, in preda al panico ma deciso ad evitare a tutti i costi un’altra fitta alla testa, si inginocchiò nella polvere e li eseguì. Dopo che ebbe utilizzato il seghetto e le tronchesi – si stupì di non aver vomitato – arrivò il momento dell’incisione con il coltello, ma i tremori alle mani rendevano impossibile fare un buon lavoro.
“Non ci riesco” piagnucolò.
Il vecchio non disse nulla, ma Jonathan era sicuro che fosse parecchio infastidito. Strinse i denti e serrò le palpebre, preparandosi al dolore. Non accadde nulla. Un alito di vento gli sfiorò il collo facendolo rabbrividire. Possibile che fossero le dita del vecchio? Era sicuro che ora si trovasse alle sue spalle.
Il vento lo toccò di nuovo e all’improvviso, come se fossero comandate da un burattinaio, le sue mani iniziarono a muoversi. Jonathan aprì gli occhi e le fisso meravigliato mentre afferravano il coltello e ne trascinavano la punta sulla pelle ormai scottata dal sole del cadavere.
“Questa è l’ultima volta che svolgo il tuo lavoro” disse il vecchio. “Sono vecchio e stanco, Jonathan.”
Jonathan esitò. Le sue mani intonse di sangue avevano appena posato il coltello. Si guardò le dita, provò a muoverle e ci riuscì.
“Certo” disse. “Non accadrà un’altra volta” disse Jonathan sorridendo.
“Ora vuoi dirmi chi sei?” aggiunse voltandosi di scatto.
Il vecchio non rispose. Non era più nell’edificio.
Serie: Buio al tramonto
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- Episodio 2: Versioni dei fatti
- Episodio 3: Il primo sogno
- Episodio 4: Il servitore
- Episodio 5: Emorragia
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