Prologo.

Serie: Choices.

  • Episodio 1: Prologo.

21 Maggio 2005

Il sudore che imperlava la fronte di Mr. Jensen la diceva lunga sull’importanza del responso che tutti attendevano con trepidazione.

Positivo o negativo che fosse, il suo futuro sarebbe stato un punto interrogativo, nonostante sapesse che l’FBI gli avesse promesso protezione ed egli stesso avesse firmato un accordo di riservatezza.

Purtroppo, quando sei un avvocato penalista, sei obbligato a sapere troppe cose e a prendere decisioni che potrebbero mettere in pericolo te e qualsiasi altra persona cui sei legato sentimentalmente.

Ciò significava che ogni sua azione, ogni suo passo, avrebbe condizionato la vita della perfetta famiglia Jensen composta dall’importante e imbattibile avvocato del momento, affiancato dalla dolce, docile ma allo stesso tempo determinata Cathlyne e da una piccola peste di otto anni dagli occhi vispi e il sorriso di un angelo: Cassidy Jamie Jensen, il coronamento di un amore paragonabile a quello dei migliori romanzi rosa che è possibile trovare sul primo scaffale delle librerie.

Ecco perché Peter Jensen stava estraendo dalla tasca destra dei pantaloni – del completo migliore che possedeva ovviamente – un fazzoletto di seta, per passarlo successivamente sul viso con quell’eleganza e quella fermezza tipica di chi sa che non deve far trapelare nulla riguardo il proprio stato d’animo.

Una mossa falsa e tutto quello su cui aveva lavorato in quei mesi sarebbe andato in frantumi.

Infatti, un anno prima l’impeccabile avvocato si era ritrovato ad un bivio, non volontariamente.

Il destino – o chi per lui – aveva deciso di mettere di fronte ad una scelta uno degli uomini più ambiziosi, arroganti e avidi della città di Chicago.

Potere o giustizia?

Se avesse scelto la via del potere, allora non avrebbe perso nemmeno questo caso – il più importante di tutta la sua carriera – e sarebbe stato rispettato da tutti, avrebbe avuto tutto e subito, avrebbe avuto la sua scorta, avrebbe avuto la sicurezza di essere invincibile sempre, con un piccolo e silenzioso aiuto da dietro le quinte ovviamente.

Se avesse scelto la via della giustizia, allora avrebbe mandato in carcere un uomo accusato di pluriomicidio, di essere il boss di una gang di narcotrafficanti e di un mercato nero di opere di alto valore.

Se avesse scelto questa strada, avrebbe sfidato il diavolo in persona e il terreno di gioco preferito dal diavolo è l’inferno, immerso nelle fiamme.

E si sa, chi gioca troppo con il fuoco prima o poi si brucia.

Intanto il suo cliente tamburellava le dita sul tavolo in legno in sincrono con il ticchettio dell’orologio che risuonava nell’intera aula del tribunale, avvolta nel più glaciale dei silenzi.

Sbuffi impazienti e piedi che battevano per terra per il nervoso.

Tutta la gente che non aveva il coraggio di guardarsi intorno, si stringeva le mani per infondersi coraggio, nel frattempo il giudice era ritornato in aula e fu così che tutti trattennero il fiato.

Dopo di ché non si capì più nulla.

Metà dell’aula si alzò trionfante.

L’altra metà serrò la mascella contrariata, strinse chi era crollato in lacrime di sconforto, si lasciò scappare parole che nessuno si sarebbe mai sognato di pronunciare in un’aula di tanta importanza.

E Peter Jensen, l’avvocato più stimabile della città che mai si era permesso di perdere un caso nella sua intera carriera?

Peter Jensen pregò, iniziò a pregare ancor prima che il giudice emettesse la sentenza e continuò pure mentre al suo fianco, uno degli uomini più pericolosi dello stato dell’Illinois, veniva ammanettato per essere portato in prigione per il resto della sua vita.

Pregò mentre gli uomini in divisa si apprestavano ad arrestare tutti i complici di Samuel C. Jenckins presenti in aula.

Pregò per sua moglie Cathlyne.

Pregò per sua figlia Cassidy.

Pregò per se stesso.

Pregò affinché nessuno si sarebbe vendicato per la scelta presa, per la strada imboccata.

Pregò affinché il diavolo, per la prima volta, perdesse al suo stesso gioco; proprio come lui, per la prima volta, aveva perso quel giorno una delle innumerevoli cause intraprese.

Purtroppo però finì di pregare troppo presto.

Purtroppo abbassò la guardia troppo presto.

Non è una coincidenza se il tatuaggio della gang di Samuel C. Jenckins è un serpente.

E si sa, i serpenti si muovono attorno alla preda silenziosamente, strisciano viscide contemplandola, adulandola, venerandola, aspettando il momento giusto per attaccare, mordere, spezzare, distruggere.

Peter Jensen ha provato a fare il furbo, pensando anche di poter vincere la battaglia, senza mettere in conto che nello stesso momento in cui ebbe firmato l’accordo con l’FBI, aveva firmato la sua condanna a morte.

21 Maggio 2019

“Come ci si sente, Peter? Come ci si sente a vedersi trascinare via la persona più importante della tua vita?”

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni