Puf
Non so se ti è mai capitato. A me sta capitando adesso.
Sei nella tua stanza, sul tuo letto, e l’unica cosa che riesci a sentire è il rumore del ventilatore che sposta aria calda sul tuo corpo mezzo sudato. Le lenzuola umide ti danno quel brivido fresco e appiccicoso di quando cambi posizione.
Una zanzara, riuscita a entrare da chissà quale cazzo di buco della tenda, ti passa accanto all’orecchio e quel ronzio ti fa pensare che ’ste merde siano state create apposta per rompere altamente i coglioni.
Il libro è lì accanto. Lo prendi, lo apri, leggi le prime righe di un capitolo a caso e ti accorgi di essere arrivato in fondo solo quando vedi il punto dell’ultima frase e il titolo del capitolo successivo.
Alzi gli occhi.
Cosa cazzo ho letto?
Cerchi di ricordare qualcosa, ma non ti è rimasta impressa nemmeno una frase. Guardi l’orologio. L’unica soddisfazione è esserti perso per mezz’ora in un altro mondo, anche se non sai quale.
Quasi ti dispiace essere tornato.
Ti alzi e guardi la stanza.
Dovrei mettere un po’ in ordine. Almeno sparecchiare. Quelle ossa di pollo tra un po’ inizieranno a decomporsi.
Il ventilatore gira verso di te. Poi si allontana. Lo segui con gli occhi mentre continua il suo movimento laterale e rimani lì, in piedi, a guardarlo come se prima o poi dovesse dirti qualcosa.
Poi senti un puf.
Subito dopo ti arriva al naso un odore che potrebbe tranquillamente venire dalle ossa di pollo. Guardi il tavolo, ma il puf non viene da lì.
Scrolli le spalle. Non ti disgusta. Anzi, quasi lo ringrazi per averti svegliato da quel ventilatore del cazzo.
Sblocchi il PC e apri una pagina vuota per iniziare a scrivere qualcosa. Il cursore lampeggia.
Tu lo fissi.
Lui fissa te.
Restano soltanto il rumore del ventilatore, l’odore e il ronzio della zanzara che non hai fatto fuori prima.
Sai cosa?
Chiudi tutto e ti ributti sul letto. La pelle incontra il punto freddo e umido delle lenzuola e per un attimo ti viene un brivido.
Rimani lì ad ascoltare il ventilatore, sperando almeno che la zanzara sia stecchita attraversando la nebbia tossica.
Tu, invece, sei ancora lì.
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Ciao Daniele, ti sono vicino in più o meno tutto quello che hai descritto 😀
Tuttavia non ho capito cosa fosse in effetti quel Puf, oggi la mia testa va a rilento.
Ti scrivo dal mio letto, con le lenzuola umide e calde, mentre il ventilatore gira e non ho ancora sparecchiato ahahaha
Ciao Marco, direi che sei entrato perfettamente nell’atmosfera. Comunque il “puf” era semplicemente una scoreggia. 😅
Ahahah era una delle mie ipotesi, l’altra era il rumore del ventilatore quando raggiunge il limite prima di invertire il giro, ma in effetti ora ha più senso l’odore 😀