Pulizie di primavera con la mamma.
Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari
- Episodio 1: “Adrianaaaaa!”
- Episodio 2: Temi tu la morte?
- Episodio 3: Una serie di sfortunati tentativi.
- Episodio 4: Ivan, il capo del gabinetto.
- Episodio 5: C’è gente che dormono!”
- Episodio 6: il caffè non si nega.
- Episodio 7: L’haboob di caffé nero nerissimo
- Episodio 8: Per il buon nome del caffè.
- Episodio 9: Ti presento Vapor.
- Episodio 10: Conversione all’ a-tè-ismo.
- Episodio 1: L’arrivo di Hippie Jackson
- Episodio 2: Il ritorno dell’affittuaria.
- Episodio 3: La mazza-prosciutto.
- Episodio 4: Per la fragranza della carne, io ti espello!
- Episodio 5: Tutti devono pagare.
- Episodio 6: L’ultimo tè
- Episodio 7: La satanclette
- Episodio 8: Beata Stupidità
- Episodio 9: Il lupo perde le p***e ma non il vizio
- Episodio 10: Chi muore si rivede.
- Episodio 1: La liberazione
- Episodio 2: Pagate per i vostri peccati!
- Episodio 3: Affittoh!
- Episodio 4: Dammi un fucile
- Episodio 5: È l’ora di cena…
- Episodio 6: Ambarabà, Ciccì e Coccò.
- Episodio 7: Il bassotto a tre teste
- Episodio 8: Regressione infantile
- Episodio 9: Ironwoman!
- Episodio 10: Pulizie di primavera con la mamma.
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
La madre, commossa da tanta dedizione, non cosciente dei propri poteri nonostante il suo largo uso, cercò di dare ordini anche alla padrona quasi incontrastata del condominio.
— I tuoi poteri da medium non mi piegheranno! — replicò Maria sentendo la propria volontà già piegarsi dinnanzi alla nuova arrivata e, con voce ancor più tonante, continuò il suo inno alla libertà personale — NON ESISTE CHE IO PRENDA ORDINI, NEL MIO APPARTAMENTO, NEL MIO CONDOMINIO DA UNA STRUSCIA-SCALE ARRIVATA DA CINQUE MINUTI CHE STORPIA LA LINGUA PIÙ PURA, L’IDIOMA DEL POPOLO ARIANO! GIURO CHE NON LA PASSERAI LISCIA, H*SSLICHE H*RE! —
Un istante dopo la sagoma di Maria stava rimettendo a posto i mobili della stanza, ripulendola da ogni sporcizia accumulata in anni di incuria, il tutto con una precisione quasi chirurgica. Qualche comprensibile volgarità non riuscì a frenarla nell’accorgersi di essere stata surclassata e umiliata da una donna armata di Viacul.
Ormai sazio e sicuro, Eugenio uscì dal fortino ringraziando la madre. Questa lo mise a pulire senza mezzi termini, consegnandogli: due saponette, cinque spugne, un rotolone di carta assorbente, uno sgrassatore, uno spruzzino con acqua e alcool, detergenti per ogni superficie e un mezzo limone per rinfrescare.
Fu allora che Eugenio si rese conto del fraintendimento che era scattato con la sua genitrice. La quale, incurante dei fantasmi, pensava che l’emergenza fosse lo stato impietoso della sua casa, ormai più simile ad una palude: sia alla vista che all’odore.
Il pover’uomo cercò di parlargli ma la donna, ormai sorda e ben poco paziente, gli consegnò anche un crocefisso e dell’acqua santa dicendogli di spargerla negli angoli bui con qualche preghiera perché l’influenza del maligno, è deleteria per la salute. Il cane venne messo a pulire il pentacolo, che la donna non interpretò come tale, vista la cecità galoppante.
Eugenio non aveva il fegato di affrontare una madre così autoritaria, quindi dovette mettersi d’impegno a pulire prima dei fantasmi, in modo che questi non gli facessero la pelle, mentre sua madre faceva vedere le foto del figliolo a Sonia, scambiandola per sua nipote.
Nel tentare di comunicare alla madre la sua condizione, Eugenio si rivelò straordinariamente creativo: sfruttando il codice Morse, picchiettando sul televisore, i segnali di Marlboro e l’SOS in braille sul vetro appannato della finestra. Ricevette in risposta una serie di ramanzine, sugli scherzi agli anziani, sui pericoli del fumo e Dulcis in fundo, sulle ditate sui vetri. Eugenio sentì l’imbarazzo aumentare udendo gli sghignazzamenti dei suoi incorporei coinquilini.
L’ultimo tentativo venne dettato nel momento in cui sua madre cominciò a leggere I Salmi, alla sua “nipotina”. Questa era così interessata all’argomento da essersi addormentata.
Vista l’utilità delle sacre scritture nel lavoro Eugenio, e la costanza della madre nel fargliele imparare a memoria, Eugenio si ricordò di un paragrafo che poteva aiutare sua madre ad inquadrare il suo problema. Indicò il Salmo 116 versetto numero 3:
“I legami della morte mi avevano circondato,
le angosce del soggiorno dei morti mi avevano colto;
mi aveva raggiunto la disgrazia e il dolore.”
Sua madre scrutò il figlio con viso addolorato. Tirò qualche pacca affettuosa e con trasporto emotivo degno di una madre modello disse:
— Figghiu miu! Non avevo capito cosa volevi dirmi! — Eugenio quasi non credette alle sue orecchie quando udì codesta frase — Non avevo considerato che tu potessi aver bisogno di aiuto; io non amavo molto quella donna, però so che l’amore non si comanda e che deve averti fatto molto male perderla.
Nonostante tutto era una brava moglie, spero, ma la morte arriva per tutti figliolo, bisogna pur conviverci, e la tua mamma starà sempre al tuo fianco —
Dopo questo ennesimo fallimento, Eugenio divenne un bruco fino all’ora di cena, al quale invitò anche sua madre. La donna, trovò un tacchino disidratato per cena e mentre continuava a fare battute sul cibo degli astronauti, Eugenio sparse sale in ogni angolo per essere sicuro che i fantasmi non si avvicinassero, pure nelle tasche e nella brocca dell’acqua.
Mentre i fantasmi spiavano dal corridoio con sguardi assetati di sangue e plasma verso Eugenio, quest’ultimo attese che il tacchino venne servito, per dire chiaramente ogni cosa prima della vera fine.
— Mamma, io vorrei tanto… ma tanto morire. — implorò Eugenio con lo sguardo basso verso il tacchino salato e secco.
— Eh — esclamò la madre annuendo comprensiva — chi non lo vorrebbe…? dopo cento anni su questa terra, darei qualsiasi cosa per tornare a folleggiare con mio marito, nel girone dei lussuriosi, mi infia**o ogni volta che guardo il suo corpo che gro**a virilità nelle foto, tesoro! —
— Mamma! Ho capito, ma io non ci riesco proprio, non mi posso morire! —
Fu con questa accaldante atmosfera, e indegna sintassi, che Eugenio riuscì a raccontare ogni sventura capitatagli negli ultimi giorni; processo che salterò, in quanto già narrati dal miglior narratore che le librerie abbiano mai esposto. Salteremo direttamente alla reazione della madre alla fine del racconto, la quale ha dell’incredibile.
Perché, nonostante la salda religiosità della donna e la cupa fermezza delle sue convinzioni e dogmi, non riuscì a trattenersi dallo sbraitare espressioni ingiuriose e imprecazioni blasfeme verso Dio gli angeli ed ogni figura religiosa esistente. Ed io, nonostante la mia ripugnanza per un simile vocabolario immondo, trascriverò con il dovuto rispetto per denunciare quanto sia facile cadere in certe bassezze linguistiche e morali.
— (Salve, sono l’editore. Purtroppo il discorso della madre verrà editorialmente cancellato in quanto offensivo per i lettori credenti, i quali hanno portato un’autorizzazione firmata dall’Altissimo in persona, in concomitanza con il Papa. In quanto l’Altissimo non ha gradito essere messo in causa per una faccenda di poca importanza. Mi scuso per il disagio causatoVi dall’autore) —
Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari
- Episodio 1: La liberazione
- Episodio 2: Pagate per i vostri peccati!
- Episodio 3: Affittoh!
- Episodio 4: Dammi un fucile
- Episodio 5: È l’ora di cena…
- Episodio 6: Ambarabà, Ciccì e Coccò.
- Episodio 7: Il bassotto a tre teste
- Episodio 8: Regressione infantile
- Episodio 9: Ironwoman!
- Episodio 10: Pulizie di primavera con la mamma.
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