Puma
Jack mi mette un altro whisky davanti. A parte lui, me e Peter, il bar è vuoto.
“Hai sentito parlare di quello che è successo su a Appleton?” mi chiede.
“No, che cosa?” dico.
“Un puma. La gente dice di aver visto un puma.”
“Stronzate.”
“Non sto scherzando. Era in prima pagina sull’Herald, stamattina.”
“L’Herald non è più stato una cosa seria da quando Williams ha smesso di scriverci.”
“Williams è morto da vent’anni.”
“E’ quello che sto dicendo.”
“In ogni caso, è il primo puma visto nel Wisconsin in cento anni.”
“Se fossi un puma”, dice Peter dal suo sgabello, “non andrei a Appleton.”
“No?” dico.
“No. Andrei a Dubuque.”
“Illinois?”
“No, nel Michigan. Ma certo, in Illinois!”
“Cosa diavolo ci farebbe un puma a Dubuque?” chiede Jack.
“Ci sono più bar e più chiese là che in qualsiasi altra città degli Stati Uniti.”
“E che se ne fa un puma di bar e chiese?”
“Vabbè, forse un puma no. Ma io sì. Indovina perchè?”
“Per ubriacarti di preghiere?” chiedo.
“Stronzo”, dice Peter. “Sai, da quelle parti la gente è come una specie di… famiglia.”
“Stai parlando di accoglienza?”
“Sì, spirito di accoglienza, ecco. Che tu faccia già parte del loro gregge, o sia solo un visitatore.”
“Peter”, dico.
“Cosa?” dice.
“Con il dovuto rispetto…”
“Che cosa?”
“Sei un maledetto idiota.”
“Vaffanculo.”
Comincio a preferire la chiesa al bar, penso.
Sentiamo il suono di una sirena, mentre sorseggiamo il nostro drink.
“Un puma”, mormoro. “L’Herald pubblica qualunque fesseria”.
“Beh, questo è soltanto quello che c’era scritto”, dice Jack, e riempie il mio bicchiere.
Le sirene si avvicinano, frenate improvvise. Le portiere delle auto sbattono.
“Che diavolo…?” dice Jack.
“Droga, scommetto”, dice Peter. Annuiamo tutti. “Non ci sarebbe la droga, a Dubuque”.
“Al diavolo te e Dubuque”, dico. “Scommetto che invece lì ne è pieno. Pieno di ragazzi che si drogano, non frequentano i bar e odiano le chiese.”
Peter non dice niente, ma alza un dito medio verso di me.
E poi degli spari, molto, troppo vicini.
“Cosa diavolo…?” urliamo tutti e tre, poi ci buttiamo a terra e ci copriamo, come se fossimo soldati in trincea.
Per un po’ non succede niente, nessun rumore. Jack si è infilato sotto il bancone, io e Peter siamo sotto i nostri sgabelli. Ci alziamo tutti lentamente, con gli occhi spalancati. Probabilmente sembriamo i tre porcellini.
“Cosa…?” sussurra Jack.
“Pensate che dovremmo dare un’occhiata?” dice Peter. Nessuno di noi apre bocca per un minuto. Fuori sembra tranquillo.
“Sto uscendo”, dico.
“Io no”, dice Jack.
“Non ho detto che devi uscire tu. Ho detto che esco io. Peter, vieni con me?”
“Non lo so.”
“Dai, Peter. Pago io il prossimo giro.”
“Facciamo due giri.”
“E va bene, due. Stronzo.” Ci stringiamo la mano. “Andiamo.”
Attraversiamo furtivamente il bar e sbirciamo fuori dalle finestre. Ci sono auto della polizia di traverso per tutta la strada. Un paio di poliziotti si aggirano tra le auto come se stessero chiacchierando del weekend alle porte.
“Sembra tutto a posto”, dico. Peter annuisce. Usciamo dalla porta. La gente esce dalle case circostanti, si guarda intorno.
“Cosa succede?” chiedo a uno dei poliziotti.
“Affari di polizia”, dice.
“Ho sparato ad un puma”, dice un altro poliziotto. Johnson, c’è scritto sulla targhetta.
“Ma vaffanculo, sei solo uno stronzo che legge l’Herald”, sussurro tra me e me.
Mi ha sentito. “L’Herald fa schifo da quando Williams se n’è andato”, dice, “ma io ho sparato a un maledetto puma”. Mi piace questo Johnson.
“Un puma?” Guardo il poliziotto.
Lui alza gli occhi al cielo come se stesse rivolgendosi ad uno scemo. “Sì, un puma, va bene? Un sacco di gente ha chiamato, ha detto che c’era in giro un grosso felino, un leone di montagna, una lince rossa, o qualcosa del genere.”
“Stai scherzando”, dico.
“Beh, neanche noi volevamo crederci”, dice il poliziotto. “Pensavamo fossero stupidaggini, perché, dai, un gatto selvatico? L’unico gatto selvatico da queste parti è la pubblicità della Puma”. Su questo siamo d’accordo. “Mandiamo una macchina a controllare, Kaminski credo. E c’è davvero un maledetto puma. Quindi lui chiama i rinforzi. Tutti pensiamo che ci stia prendendo in giro, ma arriviamo qui, e il puma c’è davvero, e allora noi… sì, noi… non mi viene la parola… facciamo un cerchio attorno al gatto.”
“Circondare?” dico.
Il poliziotto mi guarda. “Sì, quella! Sei un insegnante?”
“Questo tizio dev’essere tuo fratello”, dico a Peter. Lui mi dà uno schiaffo sulla nuca.
“Sì, circondare. Circondiamo quel maledetto gatto, e lui si mette in un angolo. Ma poi, quel bastardo salta addosso a Eddie e…”
“Eddie Speed?” dice Peter.
“Impossibile”, dico. “Speed è più vecchio di Williams.”
“Suo nipote”, dice il poliziotto. “Quindi salta addosso a Eddie e io l’ho fatto scoppiare.”
“Per salvare Eddie”, dico.
“Esatto”, dice Johnson. Nessuno di noi dice niente per un po’. Sentiamo le voci delle altre radio della polizia.
“Eddie non è certo un’aquila… come suo zio, d’altra parte”, dico.
Johnson mi lancia un’occhiata. “Hai notato che la mia pistola è ancora nella fondina?” Io annuisco. “Bene. Augurati che resti lì”.
Quattro poliziotti, tutti grossi, uno di colore, escono da dietro l’angolo, trasportando una carcassa. Non è un bello spettacolo da vedere: anche se non fosse stato colpito alla testa, quel puma sembrerebbe lo stesso mezzo morto di fame. Mentre viene trasportato via, lo guardiamo tutti con aria triste, persino Johnson.
“Cento anni?” dico a Peter.
“E’ quello che ha scritto l’Herald. Cosa pensi che significhi?” chiede Peter.
“Cento anni? Non lo so”, dico. “Un secolo. Cos’altro vuoi che significhi?” Ma so che cosa intende dire.
Perchè stiamo pensando tutti la stessa cosa.
Cuccioli.
I quattro poliziotti trascinano il felino morto sul sedile posteriore di un’auto della polizia.
“Quanto pesa?” urla Johnson.
“Un sacco”, risponde uno di loro senza fiato.
Guardo Johnson e vedo il suo volto riempirsi di rughe, come crepe sull’asfalto.
E intanto penso che un vero puma pesa più di un sacco. Molto di più.
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