Punti di vista

C’è un uomo seduto ad una vecchia scrivania, disordinatamente ordinata. All’angolo sinistro libri di narrativa impilati, testi scientifici e qualche quaderno di appunti. All’angolo destro biglietti da visita, fogli scarabocchiati, puntine da disegno ed una lista di ricette che, a giudicare dalle macchie, si direbbe sia stata usata parecchio. Sta scrivendo al computer, lavora su un testo lunghissimo, ed ogni tanto si ferma per guardare fuori dalla finestra stiracchiandosi. La vista dalla sua stanza da su palazzi di vetro altissimi che oggi risplendono sotto un bel sole di maggio, sorride chiudendo gli occhi, gustandosi quel momento di serenità e buon umore. La porta alle sue spalle si spalanca ed entra un’altra persona, un giovane con delle borse della spesa, il suo coinquilino.

“Ohi! Uscito qualcosa di nuovo?”

L’altro dalla scrivania alza il braccio destro ad angolo retto mostrando tre dita, senza aggiungere altro. L’amico posa le borse sul bancone della cucina esibendosi in una danza demenziale con una smorfia stampata sulla faccia.Dopo qualche secondo si siede sul bancone e proclama: 

“Le tre regole quando scrivi…andare, a, F.”

Compita la parola solo con le labbra alzando i medi.

“Sei un cretino.” È il ragazzo seduto alla scrivania che parla sorridendo mentre si volta, l’altro scoppia in una risata.

“Dai che ho una novità da raccontarti!”

Lo scrittore sospira lasciando a metà una frase, salva il documento ed abbassa lo schermo del portatile fino a chiuderlo.

“Se si tratta dell’ennesima ragazza che hai conosciuto da Blenz…”

Quello, invece di rispondere, prende due birre dalla borsa e ne lancia una al compare tuffandosi poi sul divano.

“Ho conosciuto una ragazza…ma non alla caffetteria” Si appresta ad azzittirlo con un gesto della mano.

“Lo so cosa stai per dire…

La televisione si spense sulla scena e la stanza ripiombò nel silenzio di un umido venerdì pomeriggio d’ottobre.

“Ti pareva che l’unica roba decente da guardare in TV è una replica.”

Maya se ne stava stravaccata sul divano, ormai troppo annoiata per fare qualsiasi cosa. La febbre l’aveva costretta a letto per un’interminabile settimana ed in quella successiva sarebbe tornata a scuola con una montagna di appunti da recuperare. Ormai aveva completamente esaurito qualsiasi passatempo, e visto ogni film, quindi si era ridotta a fissare il soffitto con le braccia incrociate sul petto.

“Mamma!? Sono avanzate forse un po’ di fragole?”

La donna dall’altra stanza non rispose, il rumore della lavastoviglie in funzione probabilmente le impediva di sentire qualsiasi cosa fuori dalla cucina.

“Mamma!”

“Cosa? Serve urlare!?”

Ora affacciatasi al salotto, con un’espressione di severa tenerezza, guardava la figlia imbacuccata sotto le coperte.

“Sorda! Volevo solo sapere se sono avanzate le fragole di ieri.”

“Certo amore, te le porto?”

Il viso della ragazza si illuminò in una chiara espressione di tutta la sua gratitudine e, naturalmente, della voglia di dessert…

Ecco che le pareti collassano sulla stanza.

Ed ecco il mio Rupert, gli è sempre piaciuto leggere un buon libro seduto su una panchina al parco, quello all’angolo tra la Davie e Seymour. È un veterano di guerra in congedo ormai da metà della sua vita e, da qualche anno, vedovo ahimè. 

Com’è squisitamente prevedibile, ogni giorno segue la sua routine, è una caratteristica che ha da quando lo conosco, diceva gli era rimasta dai suoi giorni nell’esercito. La mattina si sveglia, fa un po’ di stretching e poi una bella doccia. Prepara la colazione e nel mentre legge le notizie del giorno dal suo tablet, figlio dell’amore della nostra famiglia ed il molto impegno di Josh, il nostro nipotino, nell’insegnargli ad usarlo. Controlla il frigo ed il piccolo sgabuzzino della casa segnandosi con cura sul taccuino tutto ciò che manca, poi esce per una passeggiata fino al parco, dov’è adesso, e più tardi andrà sicuramente all’IGA vicino casa per comperare l’elenco di provviste e articoli per la casa. 

Il mio Rupert ed io vivevamo a Yaletown, un quartiere vicino al centro e molto grazioso. Ci sono un sacco di locali, ristoranti ed attività delle più disparate e si può dire che ne abbiamo visto nascere la maggior parte. Ecco, il nostro appartamento è proprio quello che si direbbe essere i classici di una volta, con i mattoni a vista e le ampie finestre. Ogni cosa ha la sua precisa posizione sfruttando ogni centimetro disponibile, non molti ormai per essere sinceri, considerando che li dentro ci sono i ricordi di due vite intere e piene come lo sono state la mia e la sua. Scusa ma mi emoziona sempre parlarne. 

Lo tiene pulito come allora e non ha cambiato una virgola nell’arredamento, non pare minimamente sfiorato dai modi pratici e spartani di un uomo vero? Per questo mi devo prendere qualche merito effettivamente. Che matrimonio meraviglioso abbiamo avuto, se ne vedono così pochi oramai come il nostro. Tu mi sapresti sicuramente spiegare perché ma resterai in silenzio ad osservare come hai sempre fatto, vero? Sai, è vedere la mia famiglia felice, ecco cos’è a darmi questa serenità e tanto mi basta. Poter osservare mio marito, anche se da così distante, mi fa sentire ancora vicina a lui e di sicuro è una cosa che percepisce. Il nostro amore è sempre stato così, speciale. Lo sento ancora adesso, mi fa mancare il fiato con la bocca spalancata in un sorriso e gli occhi lucidi. Guarda, è la stessa espressione che ha lui adesso, li è dove andavamo tutte le domeniche a fare colazione. È un pub storico, per così dire. Il proprietario è omosessuale ma è un autentico spasso te lo assicuro, forse un po’ troppo sboccato ma in fondo è anche una delle caratteristiche principali di quell’attività, oltre ad un’ottima cucina naturalmente. Quindi non ti preoccupare, non c’è nessuna fretta. Posso aspettare, lo farò per sempre.

La penna si staccò dal foglio.

Adorava osservare come l’inchiostro fresco pian piano asciugandosi cambiasse colore. La donna posò la stilografica massaggiandosi poi le mani, una con l’altra. Accanto alla pila di fogli una tazza fumante di the ed un piattino con qualche briciola dei biscotti che aveva già mangiato. Immersa nei suoi pensieri le venne improvvisamente da ridere, così da sola nel salotto di casa sua. Al piano di sopra i suoi figli ed il marito dormivano già da qualche ora ormai ma lei, come ogni sera, rimaneva sveglia per coltivare la sua passione. Si guardò alle spalle come per sorprendere una figura invisibile che, in silenzio, la stava descrivendo un attimo dopo l’altro.

Scosse la testa alzandosi in piedi, non lo avrebbe mai scoperto concluse. Spense la luce ed andò a dormire.

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Discussioni

  1. Mi piace, come sempre, la tua scrittura. Strutturalmente non è un racconto facile da scrivere, oltre che all’uso del tempo presente in alcuni passaggi, per le varie dinamiche
    che tu intrudici (i punti di vista, appunto) poteva vernine fuori un grande caos lasciando vuoto dentro, solo un susseguirsi di situazioni… e invece la narrazione riesce ad essere limpida e perfettamente narrativa. Altrettanto sempre, bravo @davide_d!

    P.S.
    Bellissimo il finale!
    Anche vorrei qualcuno che ogni tanto, in modo invisibile, mi descrivesse attimo dopo attimo.

    1. Grazie mille Marta, sei troppo gentile ?
      È un’idea che mi era venuta un po’ di tempo fa ma non ero del tutto sicuro sul come scriverla.
      Grazie ancora per il tuo tempo ed i commenti che lasci!