Qualcuno è tornato in paese, ma di notte

Serie: Antologia Horror


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Qualcuno è tornato in paese. Nessuno sa chi sia, qualcuno lo ha solo intravisto da lontano. Sta di fatto che Marisa, purtroppo lo ha incontrato.

Sullo scaffale c’è una radio accesa. Marisa vorrebbe uscire ma la canzone che stanno trasmettendo le piace troppo, sono gli ABBA con S.O.S., un brano di moda in quel periodo. Stesa sul letto, con lo sguardo verso il soffitto, aspetta la fine della canzone, immaginando il suo futuro. Perchè Marisa è così, viaggia spesso nei sogni.

È il novembre del 1977. È sabato sera. Appena il presentatore comincia a parlare, spegne la radio ed esce. Anche se è già buio, va a fare una passeggiata come tutte le sere.

Marisa ha ventidue anni, ha vinto un concorso da maestra. Viene dalla città e ce la mette tutta ad abituarsi alla vita del piccolo paesino dove l’hanno mandata. Una realtà diversa da quella a cui era abituata, qui tutti sanno tutto e la riservatezza è quasi impossibile. Evade la noia con delle lunghe passeggiate, di solito fino alla grande diga, dove si siede ad ascoltare il suono dell’acqua che sfuma il silenzio della sera, poi torna a casa.

È una serata fredda di autunno, è sabato sera, e non ha voglia di rientrare subito. Allora prosegue oltre, fino alla chiesetta, si siede sopra il muretto di fronte al cimitero. Infila la testa nel bavero rammaricata al suo passato, alla vita di città che ha lasciato dopo aver ottenuto il posto. Pensa anche al fidanzato, che fa il servizio militare a Udine, e che a breve si sposeranno.

C’è una cosa che la tormenta, una storia che le torna in mente sempre più spesso e la inquieta, soprattutto quando si trova sola in casa, la sera, quando cala il buio.

Teresa, una sua collega, le ha raccontato di un uomo che si aggira in paese, di notte, e rimane ore dentro il cimitero. Non è ingenua Marisa, e quando viveva in città, di leggende metropolitane ne ha sentite tante. Ma quella l’ha turbata in particolare. C’è qualcosa in quella storia che la incuriosisce, anzi, forse la sta ossessionando talmente tanto da volerlo vedere di persona. Ha fatto domande in giro, alla bidella, al postino; qualcuno dice che sia un uomo alto, di bell’aspetto, dai capelli corti ingrigiti, un viso spigoloso e liscio. Sembra un bambino nel corpo di un adulto. Nessuno lo conosce e nessuno ci ha mai parlato. Strano! Di solito in posti come quello, è difficile non notare una cosa del genere.

Il vento inizia a soffiare più forte allora Marisa si incammina verso casa. Deve completare la lettera per il suo fidanzato per spedirla il lunedì. Casa non è lontana ma la strada in discesa è stretta e ci sono un paio di curve.

Sobbalza quando il rumore di una macchina squarcia il silenzio. Da lontano, una vettura sale l’unica strada verso il paese. Molto raro, di solito a quell’ora sono tutti a casa. Un brivido ansioso lungo la schiena.

Il conducente si accorge di Marisa a bordo strada, rallenta, procede a passo d’uomo e punta i fari abbaglianti. Entra in casa, riesce a capire che si tratta di una Passat con targa straniera.

Marisa non ha sonno, la sveglia sul comodino segna le 23.05, sono passate a malapena due ore e lei continua a sfogliare quel libro che ha già letto due volte. Ascolta la pioggia battere sulla grondaia. Sarebbe il disegno per una serata romantica, se non fosse per il pensiero di quella macchina. Incuriosita indossa la giacca pesante e sale la strada verso la chiesetta. Nell’aria odore di pioggia e vegetazione bagnata. Ha bisogno di adrenalina, per rompere la monotonia della vita di paese. Vuole apparire la ragazza coraggiosa che viene dalla città.

La strada è deserta. Solo lei, inghiottita da un amaro e freddo buio. Si ferma appena vede la macchina parcheggiata a bordo strada. È la stessa che aveva visto passare prima, la targa è inconfondibile. Allora il cuore inizia a battere, sempre più forte, due profondi respiri per farsi coraggio e continua a camminare. Trema, non solo dal freddo, ogni passo in avanti si pente sempre di più per non essere tornata indietro. Ormai è troppo tardi per tornare in stanza ad ascoltare gli ABBA perché i cerini del cimitero, luccicano come piccoli puntini rossi nel buio. La voce di un uomo che parla ad alta voce, ha l’accento del posto, poi uno straziante lamento. Un pianto profondo. Disperato.

Marisa si nasconde dietro ad alcune lapidi, non sa cosa fare, ha paura e non ha il coraggio di muoversi. Una tomba è socchiusa e quell’uomo sta abbracciando un cadavere. Non crede ai suoi occhi, Marisa, che dallo spavento ha forti giramenti di testa, il cuore in gola, i conati di vomito. È troppo tardi, l’uomo vicino a lei l’ha vista. Cerca di fuggire ma inciampa a terra. Lo vede in faccia. Un viso liscio, due labbra paffute e due occhi stretti. Non è una leggenda, quell’uomo esiste davvero. La sua vista diventa totalmente nera. Niente più. La sua esperienza non potrà raccontarla mai a nessuno.

È il 1977, è novembre, è una fredda e piovosa domenica mattina. Il paese sembra essersi bloccato in silenzio. É successa una cosa che nessuno aveva mai visto. Un corpo senza vita legato al cancello del cimitero. La maestra Marisa è morta. Ma c’è una cosa molto strana, sul corpo profondi morsi, soprattutto sul collo.

Il maresciallo dei carabinieri, si tocca i baffi neri mentre studia ogni dettaglio. Sull’asfalto, c’è una frenata corta ma recente. Il cimitero è chiuso ma appena arriva il custode, fatto chiamare dal parroco, entra dentro. Controlla tutto con scrupolo anche se, va diretto in fondo, in un punto preciso che lui conosce bene.

Nel novembre del 1947 una ragazza del paese morì in una situazione simile. Aveva fatto la guerra, il maresciallo, e di sangue ne aveva visto abbastanza, ma ricorda bene quella ragazza dai capelli corvini, uccisa allo stesso modo di Marisa.

La tomba in fondo, sembra essere stata chiusa in fretta. È quella della ragazza di trent’anni prima.

Non c’è dubbio. È tornato.

Continua...

Serie: Antologia Horror


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Grazieee Cristiana😄😄 i tuoi commenti mi riempono il cuore di gioia. Si, in questo racconto ho voluto creare un personaggio che dietro al suo sguardo dolce, forse innocente, nasconde la sua brutalità. Lui in quel paese ci abitava, eppure nessuno lo conosce. 😄 grazie per il tuo tempo

  2. L’uomo dal viso paffuto di bambino è geniale come idea per spaventare. I serial killer più famosi hanno tutti una maschera. Quella che hai creato tu è davvero inquietante e originale.
    Aspetto il seguito.

  3. “C’è una cosa che la tormenta, una storia che le torna in mente sempre più spesso e la inquieta, soprattutto quando si trova sola in casa, la sera, quando cala il buio.”
    Mi piace questa ‘chiave di svolta’, il giro che fa la storia e quel momento esatto in cui dubbi e paure si insinuano nella mente del lettore. L’horror ha i suoi codici e non è roba da dilettanti. Bravissimo.