Quanto una foglia che increspa l’acqua

Serie: Pace in terra


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Le mie mani sono i miei occhi, le mie mani i miei ricordi, le mie mani la mia speranza. Che si assottiglia man mano che i minuti passano. Mentre li cerco come in cerchio, cercando di centrare il bersaglio senza sapere dove mirare. 

Che darei per poterli soccorrere, sentirli gridare aiuto, fischiare forte! Dello stesso fischio con cui sono invase ora le mie orecchie, un suono unico che copre tutto. Invadente e fastidioso quanto quello delle zanzare che al rigido inverno non sopravvivono mai. E noi? Sopravviveremo? Noi, sciame di zanzare da schiacciare, in un attimo e senza rendercene conto. 

Quell’ attimo fa stavo correndo insieme ad Ivan, c’era anche mio fratello. Giocavamo al gioco che Ivan aveva appena inventato: correre per un centinaio di metri nella neve senza le scarpe, e una volta giunti a fine via, scagliarle il più lontano possibile! 

Il primo scarpone di Ivan l’avevamo seguito con lo sguardo divertiti fin oltre il muretto, il secondo lo aveva lanciato come un disco alle olimpiadi, spedendolo ben oltre la carreggiata!

Stavo per afferrare i lacci e imitare quel movimento rotatorio che mi aveva già creato una prima vertigine, quando ho sentito chiamare e girandomi ho visto mamma uscire fuori dal balcone e inveire contro di me e mio fratello.  Questa è l’ultima cosa che ricordo, e probabilmente l’ultima immagine che la mia mente ricorderà con sicurezza. 

Ora invece è tutto confuso. Mi sembra di non essere in grado neanche di formulare un pensiero. Quello che era certo però, è che… sentivo. Sentivo l’effetto dell’adrenalina in corpo. Sentivo le spie dei miei sensi accese e lampeggianti, quanto quelle di una macchina in panne poco distante. Brividi continui scuotevano il mio corpo, mentre avanzavo a carponi nella neve.  Spasmi incontrollabili che appesantivano ogni membra, generati non dal freddo, no. – Ivan! Andriy! – gridai – Avevo paura, paura di sentirli sotto le mie mani, inermi, come alcuni sconosciuti che avevo calpestato piangendo. 

– Ivan! Andriy! – gridai ancora. Ma lo sforzo mi provocò un capogiro. Poggiai le mani sulle orecchie. Il dolore era insopportabile, lo sentivo in quello destro come una lama attraversarlo fin dentro gli occhi. Occhi che facevo fatica a tenere aperti. Tentai di mettere a fuoco, ma non riuscii. Le immagini erano confuse e doppie. Ciò nonostante la mia mano affondò improvvisamente dentro un buco nella neve, fu come riavere la vista!

Lo scarpone che giaceva in fondo e che le mie mani avevamo estratto doveva essere il suo! Non c’era dubbio, a giudicare dal tatto, erano grandi quanto le sue, appartenenti ad un ragazzo alto due metri che da sempre mi faceva battere il cuore. Ricordo che gli sorrisi mentre se ne stava ritto in piedi vicino a quello strano modo di segnare la meta.  – Ivan dove sei? Ti prego rispondimi! Mamma aiutami, mamma! Aiutami! 

C’era sempre stata foschia al mattino presto per andare a scuola. Silenziosa saliva leggera e così fitta che non riuscivo mai a distinguere il viso di mia madre affacciata alla finestra del quarto piano. Guardai verso quella direzione, aprii gli occhi, e ritrovai quella foschia. 


Ave Maria piena di grazia il signore è con te – Alla fine era successo. Perché mai lo aveva fatto? – Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del seno tuo Gesù – Attaccati, assaltati, privati delle nostra libertà, dei nostri cari, della nostra gente, perché! –  Santa Maria Madre di Dio prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen. 

– Aiutaci Madre Santissima! Aiutaci tu! Stetti ancora in ginocchio per qualche minuto a fissare la parete ancora miracolosamente intatta. Terrorizzata guardai la voragine sottostante. Sembrava il cratere di un vecchio vulcano. Ingordo si era risvegliato ed aveva iniziato a sputare lava dappertutto, macchiando di un rosso vivo, il bianco candido della neve. – I miei bambini? Dove sono i miei figli? – Negli anni avevamo imparato a vivere, a convivere, a camminare in equilibrio precario su quella sottile linea rossa. Talmente tanto da convincerci che nessuno mai l’avrebbe oltrepassata. 

Stavo preparando il pranzo quando ho visto il compagno di classe dei miei figli lanciare gli scarponi nella neve, e loro prepararsi per fare altrettanto! Erano accaldati e scalzi, i piedi rossi, come quelli di un fenicottero! Quell’ Ivan non lo avevo mai sopportato! E non c’entrava il fatto che i suoi genitori fossero russi. Semplicemente aveva atteggiamenti che non mi piacevano! Quei scarponcini costavano troppo per giocarci, e lui che era di due anni più grande lo doveva sapere bene. Non era una cosa da insegnare ai miei ragazzi! Mah d’altronde, cosa aspettarsi da un pluriripetente? Con questo pensiero in testa sono uscita in balcone e ho sgridato Andriy e Stefania come bambini di cinque anni. Mi sarei dovuta trattenere dal fare quella figura con i vicini, ma non ne potevo più di avere per casa liceali non ancora cresciuti. – Che non riordinano la stanza e trattano i libri quanto gli stivali, buoni solo per giocarci! – dissi in quel momento a voce alta pur sapendo che da quella distanza non potevano sentirmi. 

Poi la bomba è esplosa. 

Vi voglio bene figli miei, tornate da me! – Presi un maglione di Stefania da terra e la giacca di Andriy volata sopra lo stipite di una libreria ormai riversa a terra; li annusai e ci asciugai le lacrime sfuggite alle ciglia. Iniziai a rilento a raccogliere i loro effetti, a spazzare via le macerie dal pavimento. Finii di rompere alcuni mobili pericolanti, a cercare di fermare l’acqua in cucina. Feci di tutto pur di tenere la mente occupata e aspettare che i vigili del fuoco mi liberassero. Ero intrappolata nel mio appartamento al quarto piano. Metà dell’edificio era distrutto. Le scale erano inagibili. La casa, invasa da vetri rotti. Gli stessi che mi avevano ferito i piedi mentre mi rialzavo da terra dopo l’esplosione. 

Guardai fuori ancora una volta, il balcone era caduto giù nella voragine. Forse anche io… Cercai il punto lontano in cui lo avevo lasciato sguardo pochi istanti prima. Vidi l’ambulanza che andava via e subito mi misi in ginocchio incurante delle macerie taglienti. Ringraziai Dio, che i miei bambini non fossero sotto quei sacchi neri con cui venivano coperte le salme. Grazie! – gridai forte verso Ivan nel silenzio delle ambulanze. Lo vidi di spalle mentre rialzava la mia piccola Stefania che un attimo prima sembrava giocare a mosca cieca. 


– Stefania stai bene?

– Ivan! Sei tu? Grazie al cielo!  Hai visto Andriy? Dov’è Andriy? Ti prego cercalo tu. Io non riesco a vedere bene, e mi gira la testa. Forse il mio orecchio destro è andato, sento che sanguina! Ma cosa è successo?

– È scoppiata una bomba. La prima di molte altre – risposte Ivan tutto di un fiato

– Tu stai bene? 

Non mi rispose. Ascoltai il silenzio, il suo respiro un po’ affannato – Ivan? – Mi baciò sulle labbra d’improvviso, e stringendomi forte a se, mi sollevò tra le braccia, per lasciarmi ai medici. Fui trasferita in barella. E prima che le porte si chiusero lo sentii gridare il nome di mio fratello, ma persino la sua voce e il suono dell’ambulanza risuonò come ovattato. Il mio pensiero viaggiava lontano, travolto da un altro. L’ambulanza partii. La mia mente come anestetizzata, senza bisogno di farmaci. 

Andriy, la bomba, il dolore, per una frazione di secondo tutto sembrò rimanere in ascolto, di quel attimo che fermò il tempo. Fu il mio primo bacio. Un bacio timido ma potente, quanto una foglia di un salice che d’improvviso increspa l’acqua. Un tocco delicato, un piccolo movimento, che ne provoca un altro, in cerchi concentrici, moltiplicati all’infinito nella mia mente. È sciocco me ne rendevo conto il solo pensarci in questo momento. Pensare di non aver potuto guardare Ivan negli occhi. Di non averlo visto avvicinarsi al mio viso. Non averne condiviso l’emozione. Sciocco. Sciocco ancor di più pensare che il bacio fosse arrivato solo ora! Sciocco pensarci adesso, all’inizio di questa guerra che stava per scoppiare tra fratelli e qualcosa di più… Foglie di uno stesso albero, vite cadute in un lago pieno di lacrime. 

Serie: Pace in terra


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Discussioni

  1. La scena che più mi ha stretto il cuore è stata quella del bacio. Mi ha impresso una grande malinconia, nel pensare come due giovani possono vedere la loro realtà cambiare nel giro di pochi secondi: prima parte di una quotidianità e fratellanza, dopo divisi in ucraini e russi. Nemici? Eppure, ci sono attimi immortali che trascendono ogni cosa. La guerra deruba le persone in molti modi, primo fra tutti la fiducia.

    1. Ti ringrazio Micol ciò che hai espresso qui, è il motivo per il quale ho scritto questo racconto, e con quella scena in particolare!
      Hai ragione la guerra deruba le persone…anche se direi la fiducia la metterei al primo posto più nelle persone adulte… io spero vivamente nella nuova generazione! Peace peace peace … forse lo continuo…:)

  2. Un racconto che mi ha turbato e mi ha dato qualche leggero brivido, al pensiero che queste storie, purtroppo, sono vere anche quando sono inventate. Non so se ti sei ispirata ad un fatto di cronaca o se l’ hai costruito solo con la tua fantasia; in tutti i casi, situazioni simili si verificano e non possono lasciarci indifferenti. In questo caso il dramma della guerra e` attenuato dalla dolcezza dei buoni sentimenti, che rendono migliore qualsiasi luogo.

    1. Scusami Maria Luisa credevo di averti risposto! In ritardo ma grazie per questo tuo commento. La mia è una storia di fantasia che non è stato difficile immaginare, visto il momento; come dici tu “queste storie purtroppo sono vere anche quando sono inventate”… abbasso le guerre!!!

  3. Forse è sciocco… ma sto per piangere. Grazie per questo racconto.

    Mi piace il cambio di narratore repentino, che si intuisce dalle azioni e dai pensieri che esprime.

  4. In questo spaccato la guerra mostra il suo lato più feroce: quello della sofferenza dei singoli individui. Ho trovato molto delicata e onirica questa storia. E sicuramente diversa da molti tuoi racconti più scanzonati 😃

    1. Ciao Tiziano, grazie! Questa è comunque l’altra parte di me, in quest’ultimo periodo prevale decisamente su… lo so che aspetti Vincenzo! 🙂 Spero non si sieda al tavolo con Vladimiro! 😀