Quarantamila maglie di Leo Messi

Serie: Buonanotte Barcellona


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: E la musica, e i soldi, e ora? Leo Messi

Eccomi qua.

Fermo ad una fermata sperduta della metro di Barcellona. Esattamente Palau Reial, a due passi dalla zona universitaria. Con uno zaino da perfetto turista, con un abbigliamento da perfetto turista, con degli amici con altrettanti zaini da perfetti turisti ad attendere che tutto quello che abbiamo in questi contenitori non puzzi abbastanza da attirare delle gran bestie tedesche con i loro accompagnatori. Per fortuna Barcellona è talmente civile che le guardie non girano la città con i cani, ma hanno dei sotto-contratti con gli spacciatori locali, delle tangenti, che premiano lo smercio di roba divertente e di qualità in favore dell’ordine e della pulizia delle strade. In pratica gli spacciatori fanno in modo che l’erba, la bamba e tutto il resto non siano la causa dell’intervento delle guardie. In cambio di qualche mazzetta, e in cambio di un non esagerato arricchimento di nessuna delle due parti.

In mezzo a questo sandwich in cui potremmo fare la parte del formaggio schiacciato, siamo qui con quattro zaini pieni d’erba, con in tasca nessun senso che possa avere questa cosa, perché si tratta solo di una meschinità fatta solo per nonsisaqualemotivo. Sembra la scena principale di quel film con De Niro e Gasmann, dove Gasmann è un figo gangster, alla mano, colto e deciso, e De Niro un prete di quelli che si vedono solo nei film, peccatore e consolatore. Sappiamo già che finirà male, sento l’ansia dentro, e la sentiamo tutti e nel frattempo scappa una risata silenziosa e un’occhiata cocciuta, di incoraggiamento o di autoconvincimento.

Torniamo indietro nel tempo…

Quattro zaini e quattro ragazzi, fermi a una fermata del bus. Solo 15 anni fa. Solo il tempo di potere respirare e sentire le braccia e le gambe crescere e vedere quel bus passare mille volte, salire, scendere e poi ri-salire e ri-scendere, per poi scendere e trovare sempre meno persone a quella fermata, e poi vederla bianca e nuda di notte, con una canna in mano a sentirci grandi perché l’abbiamo fatto e ci sentiamo grandi solo per quello. E vedere arrivare le guardie quella volta che eravamo puliti, muniti solo di un lucida scarpe per fare murales, nascosto dietro una tasca perquisita male, senza che nessun genitore sapesse. Non c’è niente di diverso ora.

A parte il fatto che quella volta le guardie andarono, visti i visi puliti. Qui, ora, avrebbero solo da aprire gli zaini.

Eccolo. Uxbal.

Il ragazzo che dovrà prendere il carico. Borsone da calcio. Tuta azulgrana e maglia uguale. Sembra un ragazzo della canterano de la Masia. Ci fa cenno di prendere il prossimo treno. Carrozza di mezzo. Il sistema è semplice. Scambio di maglie. Noi daremo delle maglie di squadre italiane e lui darà delle maglie azulgrana con i nomi di Messi stampate sopra, autografate dal grande Leo.

Anche se ci dovessero fermare, l’argomento di conversazione sarebbe semplice: noi semplici turisti, lui un ragazzo che abbiamo conosciuto e che ci ha promesso quattro maglie di Leo, in cambio di quattro della Grande Signora. Il tutto impacchettato, come fosse scontato, nascondendo dentro buste da duecento grammi di maria, ben allargate in modo da non creare spessore. Ce le pagherà in tutto quarantamila euro, in equivalente busta di banconote da cinquecento con numeri di serie verificati prima sul sito della B.C.E. Vorrei essere sul quel bus che portava a scuola, tanta è l’ansia, e nessuno di noi può nasconderla, a parte la finta gioia di vedere una maglia di Leo autografata, molto finta.

Il tutto va. Lo scambio è fatto. E nessun carrello di hot-dog rotola per le scale uccidendo il padre di famiglia che lo tira. E noi tiriamo via verso El Raval con €40000 in tasca. L’ansia perdura, fino allo schiudersi di quella saracinesca, fino a domani quando quelle banconote verranno divise e spese egregiamente per tutto questo viaggio che potrebbe non avere fine. Le piante sono vuote. Spolpate da noi.

E’ pomeriggio. Queste cose vanno fatte alla luce del giorno. Barcellona è troppo viva per accorgersi di noi e della maria che fuma. E chi ci ha dato quarantamila euro nel giro di una settimana ne avrà centoventimila. E la ruota girerà. Le guardie continueranno ad essere vigili, e le notti di Barcellona ad essere piene di sbroccati civili, e le strade vive e le Rambla con quel saliscendi di people, e la Barceloneta con quei locali sempre pieni di cuori, e quel casinò sempre pieno di ebeti. E noi con una bella miccia accesa, abbiamo acceso una torcia su di noi senza nemmeno accorgercene. Una torcia che non sappiamo nemmeno quanto ci costerà. Ma qualcuno domani chiederà di quell’erba e di come è arrivata alla zona universitaria. Rasheed ci aveva detto di non uscire da El Raval. 

Noi avevamo  ammiccato. Ma avevamo barato. Ormai era fatta. Ci fermiamo per un po’.

Riprendiamo questo viaggio. Questo soggiorno. Questa altra parte del lato chiaro della luna.

Domani, o più tardi al risveglio da questa nebbia di caldo, maria, e jack e coca, vedremo il colore del sole o della luna, e tutto sarà più scritto. La Rambla è sempre li ad aspettare.

Buonanotte Barcellona, il sole scende, la notte sale, la fontana esplode nel suo fuoco di mille acque, e noi qui, sdraiati su un letto, ad ascoltare favolette di Elio e le storie tese. Quasi non avessimo fatto parte di una scena da C’era una volta in America.

Forse fra qualche anno, ci sarà stata una volta in Spagna.

Buonanotte Barcellona, tiro su l’ultimo tiro e l’ultimo sorso ed esco, e poi sarà notte.

Continua...

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