(Quasi) in manette

Serie: Buio al tramonto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nick sta per tornare a casa dopo l’incontro con Padre Holmes, quando perde i sensi in mezzo al sentiero e cade in un sogno inquietante, da cui si risveglierà solo il mattino seguente. Ad attenderlo ci sono un misterioso aggressore e, poco dopo, il rappresentante della legge di Rotten Bridge.

Capitolo 7

1

Nick si rialzò a fatica, tastandosi la fronte e il naso in cerca di ferite aperte. Il ticchettio metallico e i passi zoppicanti si facevano sempre più distanti, mentre qualcun altro si avvicinava dalla direzione opposta.

Nick si voltò, soffrendo già la morsa della vergogna, e vide spuntare la punta di un cappello. Poi comparve un uomo dalla corporatura robusta. All’altezza del petto, un distintivo dorato rifletteva la luce del sole.

L’uomo accorse, ansimando, raggiungendo Nick. Si riprese e lo scrutò per un lungo istante.  Gli porse una mano, si prese ancora un attimo e infine parlò.

“Sceriffo John Boone” disse. “Ti ha conciato per le feste” aggiunse.

“Sì” rispose Nick con un filo di voce rauca. Si pulì i pantaloni dalla povere, lasciandosi sfuggire un gemito di dolore. La spina dorsale era un unico cordone dolorante. Ma ancor peggio del dolore fisico c’era il sapore rancido che gli invadeva la bocca, un fetore che risaliva le vie nasali dandogli la nausea. Gli venne l’impulso di masticare la sua stessa saliva, trovandola densa e viscosa. Poi, come un impulso incontrollabile, sentì un conato farsi strada su per l’esofago. Si voltò di scatto, appena in tempo per vomitare oltre lo steccato ed evitare lo Sceriffo. Ansimando, con il fiato corto, alzò lo sguardo e vide lago, e nonostante la vista sfocata dal sudore che gli colava negli occhi colse il blu luminoso riflesso dalle sue acque. Indugiò in quella posizione, accasciato sullo steccato, poi pian piano sentì le forze ritornare. Alle sue spalle lo Sceriffo lo osservava senza dire nulla. Nick si voltò, e rivolse al poliziotto uno sguardo di scusa.

Lui al contrario lo fissava con sguardo serio, di rimprovero. Doveva aver fiutato il sentore di alcol residuo dalla sera prima nel suo alito, e la scenata del vomito doveva aver completato il quadro. Anche Nick giunse a quella conclusione, sebbene non si spiegasse come un paio di birre avessero potuto conciarlo in quel modo. 

Lo Sceriffo aveva le braccia incrociate sotto al petto, e Nick avrebbe tanto voluto che dicesse qualcosa che lo obbligasse ad ascoltare l’agente, perché almeno i suoi pensieri avrebbero smesso di correre in tutte le direzioni. Invece quello se ne stava in silenzio, forse proprio per dare il tempo alla sua mente per unire i puntini. Per esempio, Nick iniziava a intuire che in quello Stato l’ubriachezza in luogo pubblico doveva essere un fatto preso sul serio.

“Sceriffo, io posso spiegarle… non ho bevuto.”

Il sopracciglio destro dello Sceriffo si alzò. “Chi ha parlato di bere?”

Nick si morse la lingua. “Vede…” Per un istante gli passò per la testa l’idea di raccontargli come le cose erano effettivamente andate. Dello svenimento e del sogno. Della visione terrificante delle ossa che fuoriuscivano dalla terra, in un punto preciso lungo le rive del lago. Ma con la stessa velocità con cui l’idea gli era venuta, aveva deciso di accantonarla. E la sua frase si spense con un sospiro di rassegnazione.

Lo Sceriffo ammorbidì il suo sguardo, ma era evidente che non avesse altra scelta. Poggiò una mano sulle manette agganciate al cinturone. Poi disse: “Preferirei non usarle. Sembri abbastanza sveglio da accettare di seguirmi alla centrale senza dartela a gambe.”

Nick scosse la testa. “Nel caso mi troverebbe qui sopra” disse indicando il tetto dello chalet che sbucava dietro le cime dei pini più bassi. Di nuovo, il sopracciglio dello Sceriffo si alzò, ma l’uomo non disse nulla.

“Avanti” disse Nick. “Andiamo in centrale.

 * * * 

 

John Boone non rinchiuse Nick in una cella, né lo ammanettò a un tavolo d’acciaio fissato al pavimento da grossi bulloni. Arrivati alla centrale, lo condusse nel suo ufficio, un luogo le cui pareti scrostate agli angoli del soffitto tradivano i segni del tempo, e la polvere comunicava una scarsa attenzione (o forse mancanza di tempo) per le pulizie. In compenso, le due bandiere poste con cura dietro alla scrivania dello Sceriffo – una degli Stati Uniti e una dello Stato del Montana, issate alle loro aste e ripiegate su se stesse, e non appese al muro dai quattro angoli per mostrarle nella loro interezza – comunicavano una certa dignità e un senso di patriottismo non ostentato.
I fucili di grosso calibro erano stivati in un armadietto di acciaio e vetro blindato in un angolo della stanza, quasi interamente coperto da una pila di carte e raccoglitori che da un basso tavolino saliva fino quasi a un metro e mezzo. Sulla scrivania, oltre a diverse biro e fogli sparsi, a guardare il capo della legge di Rotten Bridge c’erano la foto di una donna – non a colori, e piuttosto sbiadita – e un busto di un uomo che solo in seguito Nick riconobbe come William Clark, uno dei due esploratori che per primi avevano sondato la regione che in seguito divenne lo stato di cui lui era fresco di residenza. In mezzo alle bandiere, sopra alla fotografia di Barack Obama, un ritratto – ben più grande del primo – di Thomas Jefferson.

“Non siamo così bifolchi da rinnegare un Presidente nero” esordì Boone, che aveva notato lo sguardo interrogativo in direzione dei due presidenti. “Ma è stato Jefferson a ordinare l’esplorazione di questo Stato” concluse facendo spallucce.

Nick sorrise, sinceramente sollevato da quella dichiarazione. 

“Anzi, per certi versi è un onore ospitare un concittadino del Presidente” aggiunse Boone scherzando mentre – ancora in piedi – raccoglieva le scartoffie dalla scrivania per sistemarle in un angolo della stessa.

Sul volto di Nick si era dipinto un sorriso ebete, di stupore. Lo Sceriffo, che solo un’ora prima fa sembrava averlo pescato per caso lungo un sentiero polveroso, aveva condotto delle ricerche sul suo conto, chiaramente prima di incontrarlo di persona. Nick si sentì a disagio.

“La vendita dello chalet sulla collina non è passata inosservata” disse Boone sorridendo, consapevole di avergli letto nel pensiero. “Ma abbiamo tempo” disse avvicinandosi alla scrivania ed estraendo la sedia degli ospiti.

“Siediti e aspettami qui” disse. “Vuoi un caffè?”

Nick annuì. “E un sacchetto di ghiaccio” aggiunse Nick massaggiandosi i lividi. 

Continua...

Serie: Buio al tramonto


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni