
Quel dono chiamato fantasia
Mi chiamo Roberto De Nicola e sono un avvocato di quarant’anni, sposato con la mia bellissima moglie Eleonora di qualche anno più giovane e padre di uno splendido bambino di nome Pietro di dieci anni, molto intelligente, forte e scatenato come pochi.
Sono un uomo come tanti altri, anche se forse c’è qualcosa che mi rende “diverso”. Mi definisco un sognatore, perché credo molto nei benefici che porta la fantasia. Qualcuno dirà che io sia in crisi di mezza età oppure abbia qualcosa di simile alla sindrome di Peter Pan e che la pensi in questo modo perché non voglio crescere. Purtroppo o per fortuna non è così e se mi dedicate un po’ del vostro tempo, ve ne spiegherò il motivo. Non sono sempre stato un sognatore, prima ero come voi e questo rendeva la mia vita molto più difficile/dura di adesso, ma un giorno cambiò tutto.
Era una mattina come tante e, come al solito, prima di andare a lavoro accompagnavo mio figlio a scuola. Quando arrivammo all’entrata, mentre aspettavamo il suono della campanella, Pietro mi tirò la manica della giacca e mi disse: «Papà, la maestra ci ha dato un tema da fare per domani, ma è molto difficile. Non so cosa scrivere».
«Di cosa deve parlare?» gli chiesi io con fare rassicurante.
«Ci ha chiesto qual è stato il momento più bello della nostra vita, ma ero indeciso su cosa scrivere».
«E perché?» gli domandai incuriosito.
«Perché noi abbiamo fatto tante cose belle insieme, ma con la mia fantasia ho passato momenti altrettanto belli se non di più!» mi rispose lui, un po’ dispiaciuto.
«E allora racconta quelli!» cercai d’invogliarlo.
«Non so se posso».
«Perché dici così?»
«Ho paura che se raccontassi i miei sogni, i miei compagni possano prendermi in giro!» disse lui, abbassando la testa sconsolato. Allora gli poggiai le mani sulle spalle e abbassandomi per guardarlo bene negli occhi, gli dissi: «Non devi mai vergognarti dei tuoi sogni. Sono quelli che prendono in giro i sognatori a doversi vergognare, perché hanno perso la cosa più bella, la fantasia!»
Pietro, convinto dalle mie parole, mi sorrise e poi salutandomi andò in classe; dopo di che mi voltai e continuai il mio cammino per andare a lavoro.
Mentre passeggiavo, mi ronzava nella mente il discorso che avevo fatto con mio figlio e pian piano i ricordi riaffiorarono, ma uno in particolare fu quello che li sovrastò tutti.
Mi ricordai di una volta, avevo all’incirca otto anni e mentre ero seduto sul mio divano a giocare con la mia console a un videogioco sul calcio, la mia fantasia prese a vagare. Immaginai di essere l’allenatore della mia squadra del cuore. Sì, ho detto proprio l’allenatore. E’ vero di solito i bambini sognano di fare i calciatori e forse è anche più conveniente, ma, diciamoci la verità io, non sono stato mai un bravo calciatore, anche se in porta me la cavavo. Mi ha sempre affascinato studiare l’avversario, valutare chi sarebbe dovuto scendere in campo, decidere i moduli da usare e le contromosse da prendere. Insomma ognuno si diverte come può ed io adoravo questo particolare dello sport che spesso passa inosservato, anche se è uno degli ingranaggi fondamentali se non quello più importante.
Mi scuso per questa piccola parentesi e se me lo permettere continuo a raccontare cosa immaginai. Preso da quell’atmosfera fantastica, emozionato e un po’ nervoso, mi vidi scendere in campo e una volta sul prato verde, dove il vento spostava i fili d’erba bagnati così da farmene sentire l’odore, percepii una forte scossa nel cuore.
Avanzando sul manto erboso illuminato dalla luce accecante dei grandi fari, lo stadio ai miei occhi sembrava ancor più maestoso di come lo avevo percepito dagli spalti, quando da tifoso ero andato a vedere la partita. Appena mi andai a sedere in panchina, udii tante voci che, entusiaste, c’incoraggiavano a dare il meglio di noi stessi e in quell’atmosfera così festosa, che non avrei mai potuto percepire da spettatore, un brivido mi percorse la schiena.
In seguito iniziò la partita ed io comandavo i miei ragazzi: dicevo loro come muoversi, li incoraggiavo quando le cose andavano male e non appena segnavano, scattavo dal mio sediolino per esultare con veemenza al gol del vantaggio. La mia fantasia a quel punto, come un essere astratto con una volontà propria, non volle fermarsi a quello: infatti proseguì pensando a come sarebbe stato bello se fossi riuscito a far conquistare tutti i trofei possibili e immaginabili alla mia squadra, ma sapevo benissimo che, anche se mi trovavo in un sogno, sarebbe stata una cosa difficilissima se non impossibile. Cominciai a riflettere e l’unica soluzione che mi venne in mente fu: «Se fossi un supereroe, forse potrei fare qualcosa!» Infatti, come tutti i bambini, seguivo anche i cartoni animati dei supereroi.
Trovata una soluzione, non mi restava altro da fare che trovare il super-potere adatto a quella circostanza. Passato qualche minuto, dissi: «Ho trovato!» e scelsi il superpotere di controllare il tempo. A qualcuno potrebbe sembrare stupido, ma quante cose avrei potuto fare con quel potere. Avrei fermato il tempo così da poter spostare i giocatori e la palla a mio piacimento, permettendo alla mia squadra di vincere tutte le partite, ma poi, notando il grande potere di cui disponevo, spostai la mia attenzione su tutte le cose che avrei potuto fare. Avrei potuto fermare il tempo durante un compito in classe così da andare a leggere sui libri le risposte esatte, bloccare un bullo che cercava di colpirmi così da potermi difendere, viaggiare nel tempo così da tornare alla preistoria e vedere i dinosauri che mi avevano sempre affascinato, partecipare in prima persona a qualche evento storico studiato sui libri di scuola e molte altre cose.
Anche adesso, a volte, vorrei poter controllare il tempo come, credo, anche molte altre persone. Chi non vorrebbe rivedere un evento in particolare della sua vita? Chi non rimpiange di non aver fatto qualcosa? Chi non si pente di qualcosa che ha fatto e magari col senno di poi avrebbe agito diversamente? Insomma tutti, chi più e chi meno, vorremmo questo potere ed io personalmente lo metto tra i primi. Di certo non posso dire che è il mio potere preferito, perché ovviamente nelle diverse circostanze che la vita ci mette davanti, non c’è ne può essere uno preferito. Ognuna delle difficoltà che ci apprestiamo ad affrontare ha delle caratteristiche diverse l’una dall’altra e ci porta a dire: «Ah, se potessi…»
E così, senza nemmeno accorgermene, tra le mie tante riflessioni e ricordi arrivai a lavoro. Mai come quella mattina la giornata mi sembrò più leggera e riuscii ad affrontarla più serenamente. Quei ricordi di bambino mi resero sereno e infondo la fantasia serve a questo. La fantasia ci rende sereni, ci fa sognare e ci aiuta a superare le difficoltà della vita molto più spesso di quello che sembri. La fantasia ci ha aiutato a evolverci. Senza gli uomini visionari che ci hanno permesso di progredire, staremo ancora ai tempi della pietra. La fantasia è un patrimonio dell’umanità e dobbiamo tenercela ben stretta, perché è la nostra salvezza. Spero che nessuno la perda mai, perché un Mondo senza fantasia è un Mondo cupo e pieno di tristezza.
Quindi, fatevi un favore. Quando avrete finito di leggere questo testo, chiudete gli occhi e usatela. Tornate bambini per un attimo e vedrete che affronterete la vita più facilmente.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Antonio, la fantasia è un mezzo potente. A volte è in grado di garantire la sopravvivenza, tutti gli adulti dovrebbero conservare un pizzico di questo settimo (ottavo? nono?) senso. Quanto ai viaggi nel tempo… Non sarebbe scomodo conoscere i risultati delle estrazioni del lotto il giorno prima 😉
Non posso che essere d’accordo con te, specie per quanto riguarda i numeri del lotto. ?
Ciao Antonio, condivido in pieno il tuo pensiero, noi adulti ci dimentichiamo spesso che dentro di noi possiamo ancora essere bambini, che possiamo ancora divertirci e vivere la durezza della vita semplicemente con un pizzico di fantasia, e permettimi anche un pizzico di sana follia, proprio per scrollarci di dosso quella bestia pesante che può rappresentare la quotidianità. Immagino che ci sia tanto di te, e il racconto sul Barone è la dimostrazione che vuoi divertirti ancora grazie alla scrittura, uno splendido mezzo per veicolare la fantasia, e attraverso essa, intrattenere anche chi ti legge. Il tuo messaggio arriva forte, semplice ma chiaro, ed io per un attimo ho sognato di essere un dirigente sportivo di serie A, a proposito di sogni calcistici. È stato bello, anche se è durato 5 minuti?! Bel racconto, sperando di sognare ancora…
Ti ringrazio per le belle parole e sono felice che il mio racconto ti abbia smosso certe sensazioni. Sperando che smuova anche quelle di tanti altri. ?
Bel racconto che ci fa fare dei gran bei viaggi fra i nostri ricordi. Condivido con te il super potere del fermare il tempo… quante volte l’ho desiderato nei compiti in classe e interrogazioni quando non sapevo una risposta: schioccare le dita, fermare il tempo, studiarmi la risposta e poi tac, eccomi di nuovo a fare un ottima figura con la mia bella risposta pronta.
Alla prossima lettura.. ora però lasciami in pace…. devo chiudere gli occhi 🙂
Ciao Raffaele,
Sono felice che questo mio racconto abbia suscitato in te tante e tali emozioni. ☺ Un saluto e alla prossima. ?