
QUEL TRENO PER SOLANELLA
Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE
- Episodio 1: IL CUGINO CALOGERO
- Episodio 2: QUEL TRENO PER SOLANELLA
- Episodio 3: NOTTE IN VILLA POLANO-BANCA
- Episodio 4: SEQUESTRATI
- Episodio 5: L’IMPELLENZA
- Episodio 6: LE INFORMAZIONI
- Episodio 7: VOLO MOVIMENTATO
- Episodio 8: UN VIAGGIO IN ELICOTTERO LEGGERMENTE MOVIMENTATO
- Episodio 9: IL DOCUMENTO
STAGIONE 1
Trascorsa la notte a parlare del più e del meno, di quanto fosse pazza la loro prozia e di come all’interno della famiglia ci fosse stata sempre una certa malcelata acredine tra tutti i membri, Giovanni e Calogero si accordarono su come dover agire il giorno successivo per poter arrivare a Solanella nel minor tempo possibile e firmare quel benedetto atto.
«Quindi hai capito cosa fare? Tu prendi tutto il necessario per star fuori alcuni giorni, mentre io cerco di contattare alcune conoscenze in città, in modo tale da poter avere un tetto sulla testa una volta arrivati lì. Chiaro? »
«Mi spieghi una cosa, cugino?» chiese Calogero. «Perchè devi essere proprio tu a chiamare questi contatti in città? Potrei farlo io.»
Giovanni restò in silenzio per alcuni secondi, allibito dalla insensatezza della domanda. Lo guardò fisso, con la bocca semichiusa.
«Dimmi cugino, sai chi devo chiamare?»
«No. »
« Conosci uno di questi contatti?»
«Neanche uno. »
«E allora perché mi poni queste domande?!»
«Potevo almeno provarci. Vabbé, non fa nulla. »
Detto questo il cugino si allontanò, recandosi in un’altra stanza.
«Mi chiedo cosa abbia fatto di male per sentire certe cose» commentò Giovanni. Passata la notte, il mattino arrivò coi suoi tenui raggi di sole illuminando le stanze della casa. I due cugini uscirono presto e, dopo un breve tragitto in macchina, arrivarono presso la locale stazione dei treni.
«Mi sembra che ci sia una bella fila per prendere i biglietti» disse Calogero indicando le persone dinanzi a lui.
«Già, ci tocca metterci in coda e aspettare. »
Dopo un’ora e mezza di attesa, i due giunsero finalmente alla biglietteria.
«Buongiorno,» debuttò Giovanni sorridendo, « ci servirebbero due biglietti per Solanella per favore.»
Dall’altro lato non arrivò risposta. Con aria smarrita i due cugini si guardarono in faccia perplessi. Poi, il nerboruto parente, bussò prepotentemente al vetro del gabbiotto, provocando uno spavento all’addetto ai biglietti. Ben vestito, l’uomo rivolse la sua attenzione ai due parenti per un attimo, sfoggiando immediatamente uno sguardo perso nel vuoto.
«Buongiorno, ci servirebbero due biglietti per Solanella.»
« Biglietti?»
«Sì, per Solanella, l’ho detto appena un secondo fa » ripetè Giovanni. «E poi vendete biglietti. Cosa dovrei comprare da voi, le sigarette? »
«No quelle non le vendiamo. C’è la tabaccheria poco lontano da qui, a qualche metro di distanza. Se vuole le sigarette deve recarsi lì. Qui vendiamo solo biglietti. »
Giovanni rimase in silenzio, cercando di capire se quel signore lo stesse prendendo in giro o altro.
«Questo è ubriaco, non c’è altra spiegazione» disse commentando la scena.
« Vuoi che lo faccia rinsavire io, cugino?»
« Meglio di no» gli rispose. Poi, dopo essersi voltato nuovamente verso l’addetto: «Senta, come le ho detto appena due minuti fa, io e mio cugino vorremmo comprare due biglietti per Solanella. Ci può fare questo piccolissimo favore, prima di farci impazzire? »
«Due biglietti? »
«Sì! Per Solanella! » ribatté Giovanni infuriato.
«Poteva dirlo prima signore. Un attimo solo. »
Gli occhi di Giovanni si spalancarono automaticamente per la rabbia e per l’incredulità. Vide l’uomo alzarsi dalla sedia e, con tutta la calma di questo mondo, andare vicino ad un tabellone in cerca di qualcosa. Sentiva aumentare dentro di sé la rabbia, e stentava a mantenerla sotto controllo.
« Cosa sta facendo vicino quel tabellone, un cruciverba?»
«Secondo me è svenuto cugino. »
«In piedi? Una persona sviene in piedi? »
« Certo, perde i sensi ma resta immobile, senza cadere a terra, perché le gambe non cedono.»
« E allora non è svenuto, è semplicemente in estasi quel catamarano vivente.»
I due passarono venti minuti in attesa del bigliettaio, il quale, ritornato poi al suo posto, non rilasciò alcuna informazione a Giovanni e Calogero.
«Scusi, i biglietti per Solanella li ha trovati? »
«Quali biglietti? »
«Non ci credo… » disse esasperato Giovanni. Intervenne, allora, Calogero che spinse via il cugino e iniziò a parlare: «Senta, lo sappiamo che probabilmente la stiamo disturbando un po’ troppo oggi e che lei, magari, in questi momenti, stava dormendo o leggendo il giornale, ma a noi servono due biglietti per la città di Solanella. Dobbiamo prendere un treno da qui, entrare in un vagone, sederci, e attendere che si arrivi nella stazione di quell’altra città. Ha capito cosa dobbiamo fare? Gliel’ho spiegato in poche parole, ben comprensibili. Credo.»
«Non ci sono biglietti per Solanella, mi dispiace. »
«E cosa ha guardato per venti minuti? Ha le allucinazioni per caso? »
« Fai parlare me, cugino» disse Calogero cercando di calmare il consanguineo. «Se non ci sono biglietti per Solanella, cosa ci consiglia di fare? »
Il bigliettaio li osservò attentamente per qualche attimo. Poi, alzatosi nuovamente dalla sedia, si avvicinò al vetro del gabbiotto: « Sapete camminare?»
I due si meravigliarono della domanda.
«Certo.»
«E allora percorrete la strada a piedi. Buona giornata. »
La perplessità poteva essere facilmente percepita dai loro volti, ma senza fiatare, Calogero e Giovanni si allontanarono da quell’assurdo signore.
« Ora che si fa cugino? Il treno non possiamo prenderlo, ci tocca recarci in macchina fino a lì.»
« Sai quanti chilometri sono fino a Solanella? Spenderemo tutta l’eredità in benzina.»
«Hai ragione, non è poca la distanza, ma come vorresti arrivarci dal notaio? »
« Fammici pensare un attimo…»
Giovanni pensò attentamente sul da fare: la macchina era effettivamente l’unico mezzo con cui poter arrivare in città, ma sarebbe stato necessario viaggiare per ore e ore, senza sosta, e percorrendo strade per la maggior parte dissestate e prive di qualsivoglia manutenzione, col rischio quindi di vedere distrutta la macchina a causa delle buche. ”Probabilmente non l’hanno neanche mai concepita l’idea di manutenzione” gli balenò per la mente in un attimo. Un altro modo possibile era prendere l’autobus, ma quelli, molto spesso, saltavano le corse e non erano mai in orario. Altra soluzione era prendere un altro treno per arrivare alla città più vicina a Solanella e poi trovare un modo per giungere lì.
«Fammi fare una telefonata. Aspettami qui. »
Nel frattempo, il bigliettaio era uscito dal gabbiotto e, con circospezione, si guardò intorno per accertarsi che nessuno lo vedesse, prima di percorrere un lungo corridoio interno alla stazione ed entrare in un ufficio.
«Allora? Ha fatto ciò che le ho detto? »
«Certo commendatore. Ho perso tempo e ho riferito ai suoi cugini che i biglietti per Solanella erano finiti.»
« Benissimo. La seconda parte del pagamento l’avrà una volta preso possesso dell’eredità. Ben fatto.»
«Scusi commendatore ma tutto questo non è illegale? Sta cercando di fermare un suo parente per intascare l’eredità al suo posto. »
«Questi non sono affari che le riguardano. Si limiti a non farne parola con nessuno, chiaro?»
«Certo, non volevo mancarle di rispetto. »
«Adesso ritorni a vendere biglietti e faccia venire qui il suo capo. Devo parlare con lui. »
L’uomo, con fare quasi reverenziale, salutò il misterioso uomo ed uscì. Pochi minuti dopo, ritornò in quell’ufficio insieme ad un altro signore, ben vestito anch’egli, alto e castano.
«Commendatore buongiorno. Sono immediatamente corso da lei appena mi è stato riferito che desiderava parlarmi.»
«Buongiorno a lei. Sa chi sono io vero?»
La domanda era puramente retorica e fu posta per sottolineare chi, tra i due, in quel posto e in quel momento, avesse più potere rispetto all’interlocutore.
«Certo, lei è il commendatore Luigi Amedeo Rufo-Monte, la conosciamo tutti qui. Sappiamo che è uno dei principali esponenti della sua famiglia e che ha un certo potere in città. Ma cosa desidera da me, se posso chiedere.»
Luigi si gongolava nel sentir dire tutte quelle cose, poi rispose: «Nulla di impossibile: mi servirebbe che lei blocchi, per un po’, la viabilità dei treni verso Solanella e le città limitrofe. Almeno fino a dopodomani.»
L’altro, nell’udire quella frase, sgranò gli occhi.
«Ma è impossibile, commendatore. Vorrebbe dire recare danno a migliaia e migliaia di persone. E poi, come potrò spiegare questi problemi di viabilità? Non vi sono lavori lungo le tratte, né tanto meno in stazione.»
«Ci saranno tanti lavori da qui a cinque minuti, glielo posso assicurare. E se ha capito cosa intendo, allora può fare tranquillamente ciò che le ho chiesto.»
L’uomo afferrò al volo le parole del commendatore e un piccolo sorriso si dipinse sulle sue labbra.
«Spero che le sia possibile questa cosa. In cambio di qualche piccola somma di denaro ovviamente» disse Luigi tirando fuori dalla tasca della giacca un blocchetto degli assegni e sventolandolo subito dopo davanti al suo dialogante. A quest’ultimo gli occhi si accesero come un fuoco ardente, e il desiderio di denaro non gli permetteva di parlare.
«Certo che mi sarà possibile commendatore. Certo. Potrei anche fermare tutti gli autobus con qualche scusa, se lei desidera. In città mi è stato affidato l’incarico di responsabile del trasporto pubblico ad interim con delega anche agli autobus e mi è permesso fare qualcosina.»
«Ora che mi ci fa pensare è meglio bloccare anche quelli. Sa, le sto facendo queste pressioni per non permettere a due miei cugini di arrivare a Solanella in treno, e non vorrei che prendessero un autobus vanificando tutto questo.»
«Va bene, però gli autobus devono circolare obbligatoriamente. Al massimo possiamo bloccare quelli di alcune fasce orarie e distribuire ai vari autisti delle foto dei suoi cugini, in modo tale da non permettere a questi ultimi di prendere i mezzi pubblici.»
«Ottima idea.»
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Ciao Alfredo! Bellissimo e surreale questo secondo episodio👏🏻 Mi ha ricordato certe commedie grottesche anni ’60, con dialoghi brillanti giocati su equivoci😊
Ciao Nicholas, grazie mille!!
Mi piace molto il rapporto tra i due cugini.
La faccenda si fa davvero interessante; le minacce di Luigi sono terribili.
Mentre leggevo mi sono immaginata la scena e ho riso parecchio. 😹
Rattrista il fatto che, purtroppo, situazioni del genere capitano anche nella realtà.
Bellissimo capitolo! 😸
Ciao Mary, l’obiettivo è proprio quello: far immaginare la scena al lettore e strappare una risata. Leggendo il tuo commento, mi fa piacere che ci sia riuscito! Grazie mille!
Leggendo, mi chiedevo: chissà se anche dietro gli scioperi dell’ATM ci sono nascoste guerre per le eredita’ e prozie bisbetiche…scherzi a parte, davvero un bellissimo episodio!
Mi piace tantissimo questa vena di ironia e il modo in cui la usi. E la trama si fa sempre più interessante…deve essere proprio cospicua come eredità, se si mobilitano pure a fermare autobus e treni!
Ciao Dea, grazie mille. Purtroppo per gli scioperi dell’ATM non c’entrano eredità e cose varie ahah