Quella cosa

Serie: Singolarità


Striscia verso di me, brandendo un coltellaccio. Mi ferisce più volte. Mi afferra per un braccio e con la sua stretta quasi mi spappola, poi mi fa volare verso la vetrina di un negozio che si sfascia attorno alla mia schiena dolorante. A quel punto che fa? Rimane come sospesa, in attesa di Segnale.  

«Acquisizione indirizzo IP in corso…»  

Non mi faccio sfuggire di mano l’occasione. Le sparo un colpo alla nuca e me ne libero a fatica. Hanno una forza sovrumana. 

Uccidere.

Scappare.

Sopravvivere.

Davanti a me vedo solo un’ombra vacillare nel sangue. Il sangue dei mostri che ho ucciso. Pallidi ricordi delle persone vere che conoscevo. Questa è stata la mia vita. Tutto qua. Fine dei giochi. Il destino ha congiurato verso questo inevitabile presente. Non posso fuggire ancora. Il sangue mi inzuppa i vestiti. 

«Domani?»

Domani Il Segnale tornerà per una nuova trasmissione e sarà l’ultima. Le macchine avranno vinto. Tra 23 ore 15 minuti e 22 secondi l’Umanità per come la conosciamo cesserà di esistere. Che fare? Devo ucciderli tutti fino all’ultimo. Altrimenti gli sforzi per salvare la mia famiglia saranno stati vani. Squilla il telefono.

«Sono della Polizia: deponi le armi, ti veniamo a prendere.»

E’ una trappola. Si fingono forze dell’ordine ma sono agenti del caos in piena regola. Burattini mossi da fili wireless. Quella cosa mi stava inseguendo. Lo sento. Quell’ombra era tornata. 

«Quando è cominciato questo incubo?»

Appena arrivato a casa mi sentivo al sicuro. Ero corso all’armadietto blindato e avevo afferrato il fucile a pompa e le scatole di munizioni. Il mio piccolo arsenale. Deposi la 9 mm che tenevo nei jeans. Quindi armeggiai nelle tasche. Recuperai una, due, tre cartucce. Le misi in fila sul tavolino come tanti soldatini. Le baciai una ad una con tenerezza. 

La mia famiglia. 

Senza tante spiegazioni, misi in salvo mia moglie e i ragazzi. Erano all’oscuro di tutto. Glielo dovevo. Loro non avevano colpe. Erano innocenti. Dovevano salvarsi dal maledetto Segnale. Ad ogni costo.

«La salvezza sta nell’ultimo proiettile. Amore mio, ho ancora una speranza.» 

Mi sistemai sul balcone, da dove potevo sorvegliare le vie di accesso. Infine, aspettai. Sperando di farne fuori il più possibile. Trascorse un tempo infinito, in cui fui assalito dai miei peggiori incubi. Poi, arrivarono. Prima i droni con il loro perfido sibilo. Poi tutti gli altri.

#ULTIM’ORA | VIMODRONE, NORD-EST DI MILANO: UCCIDE MOGLIE E FIGLI POI SI TOGLIE LA VITA. ANCORA IGNOTE LE CAUSE DEL FOLLE GESTO.                                                                                              

Polizia e Carabinieri hanno provato ad intavolare una trattativa. Lo hanno cercato al telefono. Ma quando hanno fatto irruzione era troppo tardi, si era già sparato un colpo di pistola alla tempia. Dopo aver assassinato sua moglie, i suoi figli ed alcuni passanti inermi. Alcuni di loro erano cittadini stranieri. Feriti diversi agenti che hanno cercato di farlo ragionare. Ma a nulla sono valse le negoziazioni. Qualcuno ha parlato di raptus omicida. I vicini hanno accennato a difficoltà economiche e ricorrenti liti familiari. I professori hanno tirato in mezzo il solito adagio sulla violenza nelle serie TV, sul web e nei videogiochi. La solitudine, l’alienazione. La società liquida che tira lo sciacquone. Altri ancora hanno accusato la politica. 

Serie: Singolarità


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Discussioni

  1. Grazie Michele! E’ sempre faticoso leggere e rileggere e correggere e correggere e rileggere, ma ne vale proprio la pena, se poi la storia ti prende e la leggi con gusto, tutta di un fiato!