QUELLA SCIAGURATA SCIARPA DI SETA ROSSA

Isadora Duncan morì a Nizza nel 1927, strangolata dalla lunga sciarpa di seta che indossava e che si impigliò nella ruota dell’auto su cui stava viaggiando.

Pare una stramberia e ha quasi l’aria di una leggenda metropolitana, ma le cose andarono veramente così, in una maniera a dir poco rocambolesca.

La famosa danzatrice nacque a San Francisco il 26 maggio 1877. Ebbe tre figli da uomini diversi e sposò in quarte nozze il poeta Sergej Aleksandrovič Esenin di diciotto anni più giovane. L’improbabile unione con l’artista russo durò poco più di un anno durante il quale lui la seguì nelle tournées creandole imbarazzi con il suo pessimo comportamento: spesso ubriaco finiva con il danneggiare locali e teatri esponendo la Duncan alle critiche più spietate dei cronisti dell’epoca che finirono con il deriderla per i suoi capelli tinti e il fisico fuori forma.

Due dei suoi bimbi, Deirdre di sette anni e Patrick di tre, morirono annegati in un assurdo incidente quando l’autista dell’auto su cui viaggiavano scese per farla ripartire – si trattava ancora di automobili a manovella – ma dimenticò di innestare il freno di stazionamento e il mezzo scivolò nella Senna con a bordo i figli di Isadora e la governante.

L’anno successivo perse il terzo figlio che morì appena nato e da quel momento la sua vita prese inesorabilmente una triste svolta: Isadora cominciò a bere e compì un’esistenza sregolata e carica di eccessi. Forse l’unica maniera di cui fu capace per sopportare un dolore indescrivibile. Visse i suoi ultimi anni tra Parigi e Nizza, appesantita nel fisico, perseguitata da scandali per i numerosi amanti e in forti ristrettezze economiche.

Prima del declino, Isadora fu Isadora Duncan, la ballerina dell’onda, la linea che simboleggia la ciclicità e l’energia della natura. Colei che tenne nel 1903 a Berlino una conferenza sulla danza del futuro, considerata una sorta di manifesto della danza moderna.

Isadora si spogliò degli artificiosi tutù, gettò le punte e si sciolse i capelli. Chi non ha mai visto le immagini di lei mentre danza con abiti leggeri e trasparenti in riva al mare? Seppe trasformare l’arte del balletto rendendola libera e autorizzò le danzatrici a spogliarsi anch’esse di tutto, fin dall’interno del loro animo, godendo di un’arte che assunse il significato di emancipazione, anche in tempi così lontani e difficili per le donne.

La sua fine può ritenersi degna di una vita vissuta sempre al limite di tutto ed esposta sui palcoscenici del mondo.

La sera del 14 settembre 1927, Isadora cenò in un ristorante sulla Promenade des Anglais a Nizza. Al termine della cena, accettò il passaggio di un amico, il pilota Benoit Falchetto. Per uno scherzo del destino la sua lunga sciarpa di seta rossa si impigliò, pochi metri dopo la partenza, nella ruota posteriore della Bugatti di Falchetto e lo strano incidente le causò una morte atroce: Isadora venne strangolata e il suo collo spezzato; fu poi sbalzata dal sedile e scagliata violentemente sul fondo stradale. La morte fu istantanea.

Gli specialisti in materia sottolineano il fatto che non si trattasse effettivamente di una Bugatti, quanto piuttosto di una più modesta Amilcar CGSS. Pare tuttavia che la più prestigiosa fra le case automobilistiche francesi alimentasse volentieri la leggenda affinché il proprio nome potesse rimanere per sempre associato a quello della danzatrice e soprattutto alla sua fine leggendaria.

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«Perché mi racconti questa storia, mamma?» Mi chiede mia figlia mentre mi osserva perplessa e impressionata.

«Sai, tu danzi oramai da molti anni e spesso la tua insegnante pensa e realizza per voi splendide coreografie di moderna, dove vi lascia la libertà di espressione con movimenti fluidi e liberatori di quella energia che fa bene sia a chi vi guarda, ma soprattutto a voi che danzate.»

Mi accorgo che non ha distolto l’attenzione dalle mie parole nemmeno per un attimo e sorrido pensando che la stessa cosa non avviene quando la affianco nello studio e me la gioco nell’arco di una mezz’ora al massimo, scaduta la quale vedo il suo sguardo perso che mi supplica di stare zitta.

«Isadora Duncan fece qualcosa che sembra ‘normale’ ai nostri occhi di donne moderne ed emancipate», continuo per lei. «Seppe liberarsi di tutti gli orpelli e ornamenti che ritenette non necessari alla sua espressività e alla realizzazione della propria arte.»

«Cosa significa?» Mi chiede mia figlia un po’ confusa di fronte a un concetto effettivamente complesso da capire.

«Non risponderò alla tua domanda lasciando a te la riflessione. Piuttosto te ne pongo una io.» Adesso Carolina è più che esitante. E’ quasi spaventata all’idea che la nostra conversazione scada nell’interrogazione scolastica. Si mette sull’attenti.

«Sai come reagì la società dell’epoca?»

«Come reagì?» Mi chiede sollevata nel momento in cui comprende che già conosco la risposta e che a breve la svelerò.

«Semplicemente l’accettò. E non solamente fece questo, quanto piuttosto adorò la Duncan e la rese divina. La cosa incredibile è che lei non si sentì obbligata a chiedere il benestare ad alcuno per il suo comportamento, tanto meno a un padre o un compagno, o magari un agente. Lo attuò e basta. Fece quello che il suo spirito libero e ribelle le suggerì.» Guardo mia figlia e mi accorgo che i suoi occhi sorridono. Forse ha trovato la chiave.

«Per oggi basta.» Le dico. «Non ti voglio annoiare e soprattutto non voglio rivelarti più di questo. Però ti lascio un compito.»

Ecco che comincia ad agitarsi vicino a me, mentre condividiamo lo stesso cuscino del mio letto, quello che lei chiama lettone e che ci serve come luogo d’incontro per conversazioni o letture serali.

«Quale?» Mi chiede con fare sbarazzino di chi non ha alcuna voglia di faticare nello svolgimento di un compito.

«Quello di pensare alla storia che ti ho raccontato e di riflettere su una figura femminile così affascinante. Semplicemente falla tua e non smettere mai di chiederti cosa tu voglia per te stessa e che tipo di donna tu voglia essere. Tutto qui.»

Lei strizza i suoi bellissimi occhi color nocciola e mi sorride. Ha capito.

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Discussioni

  1. Prima lettura dell’anno su Open: di grande efficacia, misura, eleganza. Tessuto encomiabile ed equilibratissimo, nonché rappresentativo di un messaggio importante. Auguri ancora e complimenti.

  2. E che dire? Mi hai fatto sognare in questa mattinata ventosa, trasportandomi in uno dei periodi che più preferisco in tutta la Storia. La storia della Duncan è affascinante, come di tanti altri personaggi di quel periodo e non, segno che l’umanità, nel bene e nel male, non cambia mai. Ho avuto sin da subito l’impressione che il racconto fosse come la storia di una madre ad una figlia, come una favola della buonanotte, e ho avuta la conferma nella parte finale del racconto. Tornati ai nostri tempi, è piacevole scoprire come personaggi del passato possano dare l’esempio e continuare a vivere in eterno, o quantomeno finchè qualcuno li ricorda.

    1. Ciao Carlo come stai? È sempre bellissimo trovare il segno di un tuo passaggio e il prezioso commento che sempre lasci. È vero, si tratta di una favola della buonanotte di una madre alla figlia, che però non vuole insegnare quanto piuttosto mostrare una ‘maniera diversa’ e più consapevole di essere una persona. Un abbraccio

  3. devo ammettere che la Duncan non la conoscevo, quindi in primis ti ringrazio per avermi fatto conoscere questa figura fondamentale. Mi sento di farti i complimenti per il livello di dettagli riguardo la vita dell’artista, mi sembra che tu ti sia informata molto bene. è bello il messaggio di fondo, il racconto è scritto in un modo molto coinvolgente.
    Lo so che sono un po’ una rottura di balle; ma se posso fare una piccola critica direi che il linguaggio con cui viene raccontata la vita della Duncan alla figlia non è proprio l’ideale per una bambina; poi c’é anche il discorso che un bambino fa fatica a capire concetti astratti come l’emancipazione, la libertà di espressione, il patriarcato e via dicendo; ma se proprio bisogna fargli capire certe cose io avrei usato un linguaggio più elementare e uno stile più “parlato” perché sembra quasi un estratto da un libro di testo che una storia della buona notte. Per il resto mi è piaciuto.

    1. Ciao Alisea e non sei affatto una rottura di balle :). Per quanto mi riguarda, esattamente l’opposto perché dai a chi scrive l’opportunità di continuare a parlare dei propri testi.
      Ti rispondo relativamente al linguaggio utilizzato che tu non ritieni essere l’ideale per una bimba. Non potrei essere più d’accordo con te se non fosse che, questo racconto l’ho veramente scritto per mia figlia e per le sue compagne di danza, però parliamo di una quindicenne:)
      Mi rendo conto che alcuni indizi come la lettura serale fatta nel lettone, potrebbero ingannare il lettore facendo pensare a una bimba piccola, diciamo allora che sono una privilegiata e godo ancora di questa ‘concessione’. Non so per quanto, ma per ora è così e intendo approfittarne. In realtà parlo con lei e con il fratello maggiore di queste tematiche da sempre, poi il linguaggio si adegua all’età. Inoltre, nella stesura di un testo, rimane la primaria necessità di esprimerci in una certa maniera dato l’interesse che abbiamo per la scrittura e, grazie al cielo, siamo ancora in molti capaci a farlo.
      Grazie di cuore Alisea per la tua lettura e il prezioso commento.

  4. non l’avevo letto, Cristiana. È stata una buona idea quella di raccontare con un certo livello di dettaglio questa storia, di cui nella memoria dei più è rimasto prevalentemente l’episodio della sciarpa. E magari qualcuno che ancora non l’ha fatto andrà a cercare qualcosa di Esenin, chissà.
    Scritto con la solita trasparenza ed eleganza, ma ormai questo lo sai come lo so io.

  5. Ogni volta che ti leggo ho la sensazione di trovarmi davanti ad una scrittrice professionista che ha trovato e affermato il suo posto. 🖋
    Hai saputo descrivere la vita e il dolore di questa donna con un’eleganza, un’empatia e una finezza disarmanti. Non conoscevo Isadora Duncan, eppure, la prima parte dello scritto, è una piccola biografia sicuramente all’altezza della donna che è stata.
    Questo racconto porta con sé un messaggio importantissimo di emancipazione e ricerca della propria unicità che ogni genitore dovrebbe trasmettere ai propri figli (indipendentemente che siano maschi o femmine). Credo che trovare sé stessi lungo il percorso sia fondamentale, al diavolo chi storce il naso!
    Basta il coraggio di una persona, come Isadora che esce dagli schemi gettando i tutù, per creare un vento, un uragano, di libertà.
    Grazie Cristiana, perché racconti come questo sono d’ispirazione per tutti! ❤

    1. Ciao Mary. Assolutamente d’accordo con te sul fatto che l’emancipazione e la libertà non hanno genere. Siccome però nel lettone oramai Michele non ci viene più, quella bella storia l’ho raccontata a Carolina😅. La Duncan è stata veramente una persona particolare e meriterebbe che se ne parlasse di più e meglio. Però si sa che certe donne sono un po’ scomode. È stata promotrice di un certo tipo di femminilità che cerca di piacere a se stessa piuttosto che compiacere. Cosa che solitamente troviamo tutti molto difficile, io per prima. Voglio ringraziarti per le belle parole di questo tuo commento e anche di tutte le altre che già sai.

  6. complimenti per questa amorevole narrazione. che bella l’immagine del genitore che commenta con il figlio parole e storie.. così insolita per la generazione touch screen! mi ha ricordato quando leggevo ‘il vecchio e il mare’ alla bimba, sul mio letto.. ma aveva tre anni e non capiva niente.. poi cominciò a capire, e dovetti cambiare scrittore.. credo che a te andrà molto meglio!

    1. Ciao Furio☺️ è sempre bello chiacchierare con te. Sono sicura che quella bimba avrà per sempre tre anni, perché noi genitori siamo fatti così. E scommetto che anche lei adesso lo sa. Un abbraccio

  7. Conoscevo solo per grandi linee la storia di Isadora Duncan, proprio per il suo rapporto con Esenin, personaggio comunque affascinante al quale Angelo Branduardi diede omaggio con una delle sue più famose canzoni.
    È una storia innanzitutto di dolore, un dolore immenso e straziante. Poi si, è anche una storia di emancipazione che ci introduce alla seconda parte del tuo racconto.
    Queste storie servono ai nostri figli, per creare generazioni migliori della nostra. In fondo poi, come hai fatto notare, la società li accetta i cambiamenti, è solo una sua piccola parte che vi si oppone inutilmente.
    L’emancipazione femminile non è ancora del tutto compiuta, ma si può essere grati a tutte le innovatrici che hanno portato lo steccato molto più in là.

    1. Sai quale è la cosa drammatica? Che quella piccola parte della società che si oppone ai cambiamenti ha una voce così grossolana e volgare da riuscire a raggiungere i punti più remoti e apparire in numero di gran lunga superiore a quello reale. Tuttavia, sono assolutamente d’accordo con te sul fatto che i cambiamenti sono sempre accettati in maniera naturale e la storia ne è testimone. Bisogna solamente spingere nella direzione giusta. Grazie Francesco

  8. Il modo in cui hai spezzato le due parti del racconto mi ha fatto pensare all’escamotage cinematografico della dissolvenza per collegare scene e ambientazioni distinte.
    Ammetto di aver conosciuto il personaggio della Duncan proprio grazie a questo racconto e ne comprendo pienamente le ragioni che l’hanno resa immortale.
    È sorprendente, poi, come un semplice dialogo con la propria figlia, che, probabilmente, è avvenuto realmente, sia stato adattato in maniera tanto semplice quanto creativa per inserirlo in un racconto così bello.

    1. Mi sono ritrovata a un certo punto con in mano un testo che assomigliava quasi a un articolo di carattere letterario e l’ho trovato noioso. Allora mi sono ‘attaccata’ allo spunto che mi si è parato davanti e ho immaginato un dialogo fra me e mia figlia, uno dei tanti e per questo ringrazio sempre, almeno fin che dura 🙂
      Ho poi ‘regalato’ questo racconto alla sua maestra di danza che venerdì lo leggerà alle ragazze. In quel momento e per la prima volta mia figlia lo ascolterà e credo che sabato ci metteremo davvero nel lettone a fare due chiacchiere. 15 anni sono un momento cruciale e vanno presi per le corna:)
      Ti ringrazio moltissimo Giuseppe per il tuo commento che mi ha dato anche nuovi spunti di scrittura.

  9. Un rapporto bellissimo, quello di un genitore con un figlio o una figlia che ascolta con interesse una storia, quale che sia. A me accade tanto di rado che, quando accade, mi chiedo cosa ci sia sotto. E per quanto noioso, non credo di essere intollerabile.
    Che bel racconto, soprattutto nella seconda parte, da cui traspare la tua capacità di rendere reali scene e personaggi. Un dialogo dolcissimo.

    1. Abbiamo immaginato sempre che il lettone sia la nostra ‘comfort zone’ e lì ci facciamo veramente chiacchierate lunghe e letture a volte condivise, altre ognuna per conto suo. In effetti so che non è per nulla scontato e mi ritengo fortunata. Il dialogo l’ho immaginato però prende lo spunto dal nostro modo di chiacchierare. Quindi il merito è suo. Grazie Giancarlo

  10. Spogliarsi. Del tutù, delle punte, delle forcine nei capelli, delle regole e convenzioni, del dolore, della morte, della paura del giudizio (spesso inutile) di chi ti sta a fianco. E fare la storia (dell’arte, anche). Isabella Duncan ci ha lasciato una preziosa eredità. Bravissima e grazie Cristiana per averci riportato questa bellissima storia dalla quale tutti abbiamo da imparare.
    Carolina è davvero fortunata ad avere una mamma come te 🙂

    1. Lo scorso anno mi hanno ‘commissionato’ una storia che facesse da filo conduttore allo spettacolo di danza di mia figlia e mi sono ispirata alla Duncan e alle ragazze per una storia che si chiama ‘Libera’. Da qualche tempo volevo approfondire questa figura femminile che credo sia veramente poco conosciuta. Lei si è spogliata di tutti i suoi pesi, al contrario le donne di oggi sembrano assumersene in eccesso. Troppa artificiosità che aiuta certamente nell’apparire, ma che crea una difficoltà di cuore per quella sensazione di dover sempre essere all’altezza di qualcosa. Tante ragazzine che sembrano già donne con ansie da prestazione che fanno male dentro, soprattutto a loro. Credo che il compito di noi adulti sia proprio quello di aiutarle a trovare loro stesse da dentro e non da fuori. Difficilissimo, quasi un lavoro. Io ti ringrazio per il tuo bellissimo commento spunto per riflessioni infinite e ti abbraccio.

      1. “essere sempre all’altezza…” hai centrato il punto. E oggi più che mai le nostre piccole donne del futuro hanno bisogno – e il diritto, oserei dire – di sentire e avere da esempio storie come questa.

  11. Mi piacciono molto entrambe le parti di questo racconto: il discorso su Isadora, che sembra quasi l’avvio di un romanzo su di lei, e la storia di/con tua figlia. Abbiamo provato entrambe come non sia facile avere a che fare con donne più giovani di noi, per quanto le possiamo amare.

    1. Un amore infinito il cui scopo principale è l’accettazione di coloro che sono persone prima di essere figli, esseri che non siamo noi, staccati da noi e assolutamente unici. Guardarli con occhi che non siano quelli di madre. Difficilissimo sia da capire che da mettere in pratica. Grazie Francesca per la tua lettura che apprezzo sempre perché adesso ho capito come ‘leggono’ i tuoi occhi.

  12. Tua figlia deve sentirsi una ragazza molto fortunata ad avere una madre capace di insegnarle l’autodeterminazione attraverso le storie e le vite delle altre persone. Che siano reali o immaginarie, una volta raccontate esistono per davvero entrambe.

    1. Sono io quella fortunata perché i miei figli ancora mi permettono di scoprire di loro ogni giorno cose nuove e prenderne spunto per la mia completezza come persona. Ce lo diciamo sempre fra di noi che non si finisce mai di imparare, come scrittori, ma soprattutto come persone. Grazie Roberto per il tuo dolce commento.

  13. Un bel racconto su un personaggio affascinante, come dici anche tu, e indimenticabile. Ricordo che quando ero una liceale, lessi un articolo in una rivista, sulla sua vita e ne fui molto colpita e quasi ammaliata.
    Mi preoccupa, pero` che – avendo un karma cosi`pesante – la data del suo compleanno coincida con il mio.😀

    1. Adesso che ce lo hai svelato, ti inonderemo di auguri 🙂 🙂 🙂
      Hai ragione, si tratta di una vita davvero affascinante che meriterebbe approfondimenti culturali e sociali. Tuttavia ancora poco conosciuta, anzi, direi pochissimo. Grazie Maria Luisa e ci ritroviamo per il tuo compleanno.

  14. «Quello di pensare alla storia che ti ho raccontato e di riflettere su una figura femminile così affascinante. Semplicemente falla tua e non smettere mai di chiederti cosa tu voglia per te stessa e che tipo di donna tu voglia essere. Tutto qui.»
    Un compito importante, per Carolina e per noi tutte.