Quello che funziona senza di te 

Serie: La parte che spetta


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo il funerale, Syren ha lasciato la casa di Vittorio e Clara ha ricevuto un messaggio della notaia Teresa Maffei: il giorno seguente dovranno presentarsi lei, Marta e la loro madre.

Clara dorme tre ore.

Alle sei e venti è già in cucina, con la macchina del caffè accesa e il telefono davanti. Ci sono quattordici messaggi di lavoro che potrebbe ignorare e due che non può. Risponde ai secondi, poi anche agli altri, perché una volta cominciato non vede una ragione per fermarsi.

Quando sente la chiave nella porta d’ingresso pensa a Marta e si irrita prima ancora di vederla. Sua sorella, però, è ancora di sopra.

Tommaso entra con un sacchetto di carta in una mano e due bicchieri di caffè nell’altra.

«Hai dormito?»

Clara prende il bicchiere che le porge. «Buongiorno anche a te.»

«Quindi no.»

«Tre ore.»

«Tre ore non sono dormire. Sono perdere conoscenza con metodo.»

Clara apre il sacchetto. Brioche semplici, quelle che preferisce. «Sei passato apposta?»

«No, avevo voglia di fare quaranta minuti di macchina alle sette del mattino.»

Lei lo guarda.

Tommaso si sfila il cappotto. «Volevo vederti.»

Clara beve. Il caffè è troppo caldo, ma non aspetta.

«Ieri non riuscivo a parlare.»

«Me n’ero accorto.»

«C’erano cento persone.»

«Centotrenta, secondo Giorgio. Me l’ha detto come se fosse il dato più importante del funerale.»

Clara quasi sorride.

Tommaso le sfiora il polso. Non cerca di abbracciarla. Dopo otto anni sa che, quando Clara è stanca, ogni gesto inatteso le sembra un’altra cosa da gestire.

«Marta?»

«È rimasta.»

«Pensavo ripartisse.»

«Anch’io.»

«Sei contenta?»

Clara guarda verso il corridoio. «Non è questo il momento di essere contenti.»

Tommaso inclina appena la testa. «Non è quello che ti ho chiesto.»

Clara apre una brioche e ne stacca un pezzo senza mangiarlo. «È meglio che ci sia. Oggi dobbiamo andare dalla Maffei.»

«Per la successione?»

«Immagino.»

Non gli dice subito il resto. Vorrebbe aspettare che la frase abbia un senso diverso da quello che ha letto ieri sera, ma non succede.

«Ci sarà anche mia madre.»

Tommaso resta in silenzio.

Ha incontrato Vittorio decine di volte, Syren molte di più. Sua madre esisteva nelle conversazioni come esistono certi parenti morti male: un nome che nessuno vieta e nessuno usa.

«La Maffei l’ha convocata?»

«Sì.»

«Sai perché?»

«No.»

Tommaso prende il proprio caffè. «Allora oggi lo scoprirai.»

Clara lo guarda con fastidio. «È tutto?»

«Cosa vuoi che dica?»

«Non lo so.»

«Appunto.»

La risposta le toglie la possibilità di discutere, e Clara si accorge che non le dispiace. Tommaso non ha mai cercato di conquistarsi un posto dentro Valenti.

«Devo andare in azienda.»

«Oggi?»

«Sì, oggi.»

«Tuo padre è stato sepolto ieri.»

«La società no.»

Tommaso resta appoggiato al tavolo. «Non ti sto dicendo di restare a letto. Ti sto dicendo che alle sette del mattino del giorno dopo il funerale stai già leggendo mail mentre fai colazione.»

Clara posa il telefono con lo schermo rivolto verso il tavolo. «Meglio?»

«Molto. Abbiamo risolto tutto.»

Questa volta sorride anche lei.

Marta entra in cucina con i capelli raccolti male e una felpa che Clara riconosce come propria.

«Quella è mia.»

Marta si guarda addosso. «Buongiorno.»

Tommaso le va incontro e l’abbraccia. «Bentornata.»

«Non esageriamo.»

Clara osserva sua sorella ricambiare l’abbraccio con una naturalezza che con lei non ha da anni.

«La Maffei ci vuole alle quattro», dice.

Marta apre il frigorifero. «Lo so. Mi hai inoltrato il messaggio alle due e tredici.»

Clara non ricordava di averlo fatto a quell’ora.

«Hai visto che ci sarà anche nostra madre.»

Marta chiude il frigorifero senza prendere niente.

«Sì.»

Tommaso guarda prima l’una, poi l’altra. «Immagino che questo sia il momento in cui divento improvvisamente molto interessato alle brioche.»

Marta si versa il caffè. «Non preoccuparti. Nostra madre compare una volta ogni trent’anni. Statisticamente sei al sicuro.»

Clara sente arrivare la battuta e la lascia cadere. «Alle tre e mezzo partiamo.»

Marta la guarda sopra il bordo della tazza. «Posso arrivarci anche da sola.»

«Non ho detto che non puoi.»

«Hai detto partiamo.»

«Perché partiamo dalla stessa casa e andiamo nello stesso posto.»

Tommaso prende la brioche e fa un passo indietro. «Le statistiche mi sembravano più rassicuranti.»

Marta ride.

Il telefono di Clara ricomincia a vibrare.

Sul display compare il nome di Alberto Rota.

Risponde.

L’uomo non perde tempo con le condoglianze. «Quando arrivi ho bisogno di dieci minuti. Prima del consiglio di lunedì c’è una cosa che dobbiamo sistemare.»

«Che cosa?»

Una pausa breve.

«Preferisco fartela vedere.»

Clara guarda l’orologio. Sono le sette e dodici.

In meno di ventiquattro ore suo padre è diventato una bara, sua madre un appuntamento dal notaio e l’azienda qualcosa che Alberto non vuole discutere al telefono.

«Arrivo tra un’ora», dice.

Tommaso la osserva mentre chiude la chiamata.

«Naturalmente.»

Clara prende la borsa.

Per anni ha creduto che essere quella che resta significasse sapere dove mettere le mani.

Quella mattina, per la prima volta, non ne è più sicura.

Continua...

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