Questo limbo chiamato adolescenza
Il caldo abbraccio del silenzio mi accoglie appena varcata la soglia della camera. Mamma deve essere già andata al lavoro. Una chicchera abbandonata nel lavello evidenzia la sua presenza in questa casa. Due colombe tubano sul davanzale, la danza amorosa procede indifferente alla mia presenza. Non sono considerata un pericolo per la loro incolumità.
Rosicchio un biscotto mente recupero le Converse abbandonate all’ingresso. Un laccio si è rotto settimana scorsa, l’ho sostituito con la corda rossa rubata ad un sacchetto natalizio. Ho un nuovo buco in una suola e si è staccato un po’ il bordo. Nulla che non si possa risolvere con un goccio di colla. Totoro, che ho disegnato sulla punta, è rimasto intatto.
Stringo per bene i lacci e mi affretto verso la porta d’ingresso, questa si apre di scatto sfiorandomi il naso. Adelante fa irruzione nell’appartamento imprecando. Mischia l’italiano al filippino, creando una musicalità unica nel suo intercalare contro le divinità di ogni religione. I suoi capelli lunghi gocciolano sul pavimento. Sembra che sia stata sorpresa da un acquazzone per strada. In effetti è così, ha iniziato a piovere. Il rumore assordante dell’acqua copre il silenzio che intercorre tra gli ultimi rimasugli del lungo elenco di bestemmie.
Adelante è la nostra donna delle pulizie da qualche mese. In realtà non ricordo il suo vero nome, gliel’ho affibbiato quando l’ho scovata, comodamente seduta sul divano, a guardare Paso Adelante invece che pulire il bagno. Il nostro è un rapporto di totale indifferenza: fingo di non vederla e lei ricambia.
Recupero dall’attaccapanni l’impermeabile trasparente. Detesto gli ombrelli, non mi piace avere le mani occupate. Sistemo lo zaino, in modo che sia totalmente coperto, ed esco sotto il diluvio universale sperando di non aver perso l’autobus.
La pensilina della fermata è costipata di persone. L’autobus non passa da un bel po’. Mi fermo poco distante dal gruppo. Intravedo, seduta sulla panca, una mia compagna di classe. Mi fissa per qualche secondo e poi torna a digitare freneticamente sul cellulare, senza salutarmi. Non è una novità. Non ci rivolgiamo mai la parola, il gruppo di Elena fa parte dell’élite studentesca.
Finalmente l’autobus arriva e, come migliori illusionisti dell’epoca moderna, riusciamo a stringerci tutti all’interno di quella piccola scatola su due ruote. Sono incastrata tra le porte, dove non si dovrebbe mai sostare, e la pancia di un impiegato delle poste. Strano che non sia già al lavoro a quest’ora, non gli sarà suonata la sveglia stamattina? Cerca di non guardarmi e fissa un punto appena sopra la mia testa. Non avevo mai notato quanto fosse basso, l’ho sempre visto seduto dietro la sua postazione mentre fa cenno a qualche vecchietta di passarmi davanti. Tanto quello di cui ho bisogno non è importante. Non lo è mai.
Dopo esser scesa e risalita per tre fermate, finalmente giungo a scuola.
Mi lascio trascinare dal fiume in piena dei miei coetanei, troppo profumati o troppo puzzolenti, che invadono i corridoi dell’istituto. Mi accascio a peso morto sulla sedia. Quest’anno ho vinto il posto accanto alla finestra, osservare il cielo è l’unica gioia che mi è concessa in queste otto ore di agonia.
Il prof. di latino, ancora prima di arrivare alla cattedra, esordisce con la notizia dell’interrogazione a sorpresa. Si alza un coro di lamentele che viene zittito dal primo nome pronunciato. La vittima sacrificale si alza e si avvicina alla lavagna.
In questi casi non vengo mai interpellata, perciò mi rilasso e osservo le gocce d’acqua che si rincorrono sul vetro. Ne scelgo una e inizio a tifare per lei mentre gareggia contro le sue compagne. Vince. Sorrido.
L’ultima ora, dell’interminabile agonia, viene scandita dal flusso di parole del prof. di orientamento. Prova, con tutte le sue forze, a farci comprendere l’importanza di una scelta consapevole riguardante il nostro futuro. È importante avere una direzione. Noi siamo frecce scagliate verso un bersaglio. Quale sia non ci è dato sapere.
Non mi sento una freccia in volo, e non vedo alcun bersaglio davanti a me. So solamente che mi trovo seduta su questa scomoda sedia da troppe ore, che ho fame, e al mio ritorno la casa sarà nuovamente deserta. E sarò sola con me stessa e Adelante, che farà sparire l’ennesimo souvenir di mamma che ha rotto spolverando. Conscia che non farò mai la spia.
Perché tanto nessuno mi vede o mi sente.
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La pioggia, l’autobus stipato, la scuola che inghiotte e le Converse.. sono tornato indietro nel tempo, un ricordo molto piacevole Laura, grazie😊
felice di aver rispolverato i tuoi ricordi
Un bel racconto, ironico e realistico. Ho ammirato la tua capacitâ di calarti nello stato d’ animo della protagonista, molto giovane e molto svogliata, com’ é normale che sia.
vinco facile avendo una figlia adolescente ?
“Quest’anno ho vinto il posto accanto alla finestra, osservare il cielo è l’unica gioia che mi è concessa in queste otto ore di agonia.”
Un passatempo che rende bene l’ idea di un’ età in cui la noia, di solto, é la sensazione prevalente.
Anch’io mi sono riconosciuta nella protagonista del racconto. Qui c’è una nota amara anche sulla famiglia, ma credo che molti ricordino la sensazione di essersi sentiti invisibili agli occhi dei più. È molto difficile descrivere questa sensazione: hai centrato in pieno l’obiettivo. Un applauso per i piccoli particolari come le Converse rotte e il nastro rosso
le converse rattoppate sono un classico dell’adolescenza
Mi ha colpito molto il modo in cui questo racconto rende visibile una solitudine che spesso passa inosservata. Dietro l’ironia e i piccoli dettagli quotidiani si sente tutto il bisogno della protagonista di essere finalmente vista, ascoltata e riconosciuta. Molto bello.
grazie. Hai compreso appieno il messaggio che volevo trasmettere
Mi è piaciuto molto il tifo per la goccia sul vetro e…ovviamente…Adelante.
Adelante ha capito tutto dalla vita
Ahahah…concordo!
Mi hai fatto tornare in mente i tempi in cui anch’io andavo a scuola in autobus! E anch’io sentivo che a nessuno importasse nulla dei miei bisogni; forse è una sensazione comune a tutti gli adolescenti.
rispolvero quotidianamente quel tempo avendo una figlia adolescente ?