Racket the Casbah

Serie: Beat on the Brat


Il tempo di aprire gli occhi che il Comandante invita ad allacciare le cinture per le procedure di atterraggio, il viaggio è durato tre ore, il tempo giusto per una finale combattuta sui tre set.

INT. AEROPORTO INTERNAZIONALE DI DUBAI طار دبي الدولي – GIORNO.

 

Brat esce dall’aeroporto di Dubai, e resta subito sbalordito dal getto di afa sabbiosa che lo contrasta, gli sembra sparata da un phon ultra fotonico. E dalle tante macchine di lusso che transitano rombanti, rimirandosi nelle vetrate a specchio del Terminal arrivi internazionali.

Al confronto Montecarlo gli ricorda Anzio.

BRAT (tra sé e sé): “In che cazzo di pianeta sono finito?”

Un tassista lo avvicina e gli offre un passaggio in città.

Brat accetta e durante il viaggio ammira i grattacieli scintillanti, le strade piene di Ferrari, Lambo cu-stomizzate, alcune con il volto aerografato dell’emiro alla guida ed i centri commerciali brandizzati fino alle fondamenta nelle sabbie Mobil.

TASSISTA: “Dubai è una città fantastica, vero?”

BRAT: “Sì, è incredibile. Non ho mai visto niente di simile”.

TASSISTA: “E non hai visto ancora niente! Aspetta di vedere il Burj Khalifa, l’hotel più alto del mondo”.

BRAT: “Ah quello a 10 stelle?”

TASSISTA: “E il Dubai Mall, il centro commerciale più grande del mondo”.

BRAT: “Chissà, se anche i campi da tennis saranno cosi sconfinati ci sarà un bel po’ da sudare? Eh eh”.

TASSISTA: “E questo è solo l’inizio. Dubai ha molto da offrire ai suoi visitatori, è la nostra Las Vegas araba”.

BRAT: “Già, non vedo l’ora di esplorarla anche se non so se avrò molto tempo tra un allenamento ed una partita avrò pochi tempi morti”.

Il tassista lascia Brat al suo hotel, un lussuoso resort situato sulla spiaggia. Brat è stupito dalla sua camera, che ha una vista mozzafiato sul mare.

BRAT (tra sé e sé): “Questo è il posto perfetto per concentrarmi sul torneo e dimenticare una volte per tutte le bisbocce, le malefatte ed i cattivi maestri post-adolescenziali nel Meta(done)ponto”.

INT. CAMPO DA TENNIS – GIORNO.

 

Brat è in campo per giocare il suo primo match del torneo.

È determinato a vincere, senti di avere finalmente il killer instinct che gli è sempre mancato nei momenti clou dei match, il famoso “braccetto del tennista” detto anche la paura di vincere.

Ma durante la partita, quello che lo distrae e lo impegna più dell’avversario in sé è qualcosa che nota di strano. Il suo avversario, un pennellone russo di 207 cm, sfiora in altezza quei 211 cm del più famoso connazionale Ivo “Il tardivo” Karlovich.

Dimitri Dimitrov, sembra essere nervoso e agitato, è rigido, accusa i crampi già a questo game, fatto insolito essendo la prima partita.

Brat si insospettisce e inizia a prestare più attenzione a Dimitrov.

BRAT (a se stesso): “C’è qualcosa che non va in questo cosacco. Ha più sfregi in faccia di quello di “Educazione Siberiana”. Questo deve essere un lucky loser dei Gulag”.

Dopo la partita, vinta facilmente in due set 6-1 / 6-3 dal Basilico/capitolino vuole vederci chiaro. Segue a distanza di sicurezza Dimitrov negli spogliatoi, passando del tutto inosservato agli addetti del torneo. Lo vede imboccare un corridoio buio adiacente alle docce dove scorge l’ombra di un uomo filiforme, barbuto che nell’ombra gli ricorda il misterioso monaco Rasputin.

Brat ascolta di nascosto la loro conversazione rigorosamente in russo ma con un’app di traduttore istantaneo (SpeechText traslator) scopre che Dimitrov è coinvolto in un losco giro di droga.

BRAT (a se stesso): “Assurdo! Non ci posso credere: utilizzano il torneo con dei pusher-tennisti per gestire traffici di droga”.

Brat è sconvolto da quello che ha scoperto. Non è un novellino, è a conoscenza, anche se indirettamente degli squali e degli affari sporchi che si aggirano intorno al business del Tennis Atp ma è fuori dalla sua portata complottista immaginare che nel backstage di un Torneo 500 Atp negli Emirati, blindato con allerta Security al livello massimo, si decidano le narco sorti del mondo.

INT. CAMERA D’ALBERGO – NOTTE.

Brat è seduto sul letto, suda freddo e si gratta, a volte ha dei flash di quando aveva la “scimmia sulla schiena”.

E’ tormentato dai dubbi. L’insonnia non gli consente neanche il piacevole effetto calante di endorfine post partita: Cosa dovrebbe fare? Denunciare Dimitri alle Autorità? Ma questo potrebbe mettere in pericolo, quel simil Rasputin lo inseguirebbe fino nel peggiore dei suoi incubi come nel film Nightmare.

Oppure fregarsene, concentrarsi sul torneo e fingere di non sapere nulla?

BRAT (a se stesso): ”Cosa faccio? Non posso stare zitto, ma non posso nemmeno denunciarlo”.

Brat è combattuto tra il suo senso di giustizia e la sua paura. Sa che deve prendere una decisione, ma non sa quale sia la scelta giusta.

INT. CAMERA D’ALBERGO – NOTTE.

Brat è ancora tormentato dai dubbi. Non riesce a dormire e non riesce a smettere di pensare a Dimitri e al giro di droga. Sa che deve fare qualcosa, ma non sa cosa.

Serie: Beat on the Brat


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Ciao Gabriella, sicuramente Wallace come Ammanniti, essendo per me degli archetipi interiorizzati vengono citati più o meno consapevolmente. Trascurabile il sottolineare che Wallace sia come giocatore di tennis che come anti-narratore sia nei best top five ranking ever! Grazie mille.

  1. Non avevo immaginato la piega che potesse prendere la faccenda. Mi piace molto, torbida come la faccia sfregiata di Malkovich (che voglia di rivederlo!). Inoltre ho apprezzato lo stratagemma originale di dare vita ai dialoghi. Molto piaciuto

  2. Fantastico, hai creato la giusta suspence, adesso mi sento come Brat e aspetto il seguito…
    la scimmia sulla schiena l’ho adorata 🙂

    1. Grazie davvero Francesca, cerco di intervallare la prosa con il mono/dialogo per non appesantire troppo la narrazione. So che sono le basi della scrittura ma per me è tutto nuovo ed ammatto che i supporti dell’IA mi stanno sostenendo in questo percorso piu “ortodosso”.

        1. È abbastanza intuitivo, parola di un superboomer come me. L’IA ti agevola nel “lavoro sporco” .

  3. L’omaggio ai Clash è una bella trovata, ma “sabbie Mobil” è superlativo.
    Cosa farà adesso Brat, con quei flash di quando aveva la scimmia?