Radici

Piccolo mio,

un’ultima carezza, prima che i miei passi mi conducano al Green. Sono un soldato e la mia vita è votata al servizio della comunità. Ho ricevuto l’incarico di guidare la mia squadra all’esterno dei confini della colonia allo scopo di strappare a Eiden nuove terre. Siamo cresciuti in numero, grazie a Dio abbiamo vinto molte battaglie. Non la guerra.

Imparerai che il pianeta che ci ospita è pericoloso. La vegetazione che lo ricopre è ostile, senziente. Subdola. I nostri antenati si chiedevano perché non vi fosse alcuna forma di vita animale: hanno scoperto a loro spese che le piante sono in grado di avviluppare ogni creatura di carne e sangue nelle loro spire succhiandone l’essenza fino a consumare ogni cellula. Si nutrono di noi, siamo fertilizzante e leccornia. A costo di molte vite, i pionieri sono riusciti a dissodare e diserbare una porzione sufficiente di terreno per stabilire un campo permanente, bombardando il suolo con acidi e radiazioni per renderlo del tutto sterile. Un pur minuscolo seme è in grado di moltiplicarsi in grande velocità vanificando ogni sforzo.

I nostri tecnici hanno riprodotto un gran numero delle specie vegetali originarie della Terra. Gli alberi e fiori sintetici che adornano i nostri parchi non hanno alcun odore. Gli scienziati hanno raggiunto soddisfazione nell’appagare le sensazioni tattili, non ancora olfattive. Tua madre è stata assegnata al progetto di sintesi ed è entusiasta all’idea di contribuire a rendere il nostro piccolo mondo piacevole.

Eppure, mi chiedo, una volta raggiunto l’obiettivo sarà davvero l’odore della memoria perduta a solleticare le nostre narici? No. Nel pensarci, mi perdo a fantasticare. È poi così terribile? I nostri alberi, erba, fiori avranno il loro odore. Non abbiamo conosciuto altro. Sarà il nostro odore. Sarà la nostra natura: confortevole, benevola, pacifica. Ne abbiamo bisogno per non cedere all’ansia e alla paura, i territori esterni incombono su di noi. Posiamo i piedi su un misero fazzoletto di terra strappata a un immenso continente ostile.

Le piante sono veloci, ogni tentativo di inviare dei droni per spargere le tossine si è rivelato inutile. Le nostre nemiche hanno dalla loro l’intelligenza, dopo poche ore riescono a prevedere e anticipare i modelli matematici inseriti nella memoria dei mezzi robotizzati. Guidarli dalla colonia si è rivelato impossibile, troppa la distanza da coprire. Deve essere fatto da piloti esperti in grado prendere decisioni in pochi secondi e rompere ogni schema precostituito.

Non è la mia prima missione al Green, so come comportarmi una volta raggiunta la selva. Ciò non toglie che il mio essere umano mi rende fallibile. Desidero essere io a tramandare le radici cui devo i natali, ho chiesto a tua madre di nascondere questa lettera e di consegnartela nel caso io non faccia ritorno.

Il nome del nostro primo antenato a giungere in questo mondo era Koji. Era nato in una terra fiera, onesta, legata a tradizioni millenarie. Era stato accettato nel novero dell’equipaggio della nave stellare diretta a Eiden grazie alle sue competenze: era un biologo. I suoi requisiti lo rendevano idoneo a partecipare alla missione di colonizzazione come esploratore.

Come a ogni altro membro dell’equipaggio era stato concesso a Koji di portare con sé un piccolo oggetto di conforto: un ricordo, un talismano in grado di tenerlo stretto alle sue radici.

Lo porto sempre con me, nella tasca dell’uniforme. Koji scelse una foglia di acero nano racchiusa in una cupola di resina. Rossa. Il processo di cristallizzazione ha fermato l’istante esatto in cui è stata posata nello stampo più di trecento anni fa. Le sue venature hanno consistenze diverse, corrono leggere a sfiorarne la superficie come capillari sottili, corrugandone la superficie. La foglia è perfettamente simmetrica in ogni sua parte, simile a una stella a tre punte sostenuta da uno stelo tanto sottile da sembrare inconsistente. Pronto a spezzarsi con un respiro. Eppure forte, capace di sostenerla mentre si leva al cielo.

Come posso dire questo, di una foglia racchiusa in una bolla?

Vedi, Joyce, non è lei il vero tesoro. La nostra famiglia è custode di un segreto. Koji riuscì a sottrarre uno dei semi immagazzinati nella nave prima che l’intero carico fosse distrutto. Gli scienziati tentarono di farli attecchire, ma, pur lontani dalla foresta, gli organismi vegetali iniziarono a mutare in fretta. A inselvatichirsi. La decisione di distruggere i semi fu presa da quegli stessi uomini che li avevano portati fino a Eiden con grande tribolazione.

Koji nascose il seme e lo piantò in parte del terriccio ricavato dalla bonifica del primo avamposto. Un seme di acero rosso. Seguì la sua crescita con cura: la potatura e antiche tecniche apprese nell’infanzia gli permisero di farne un bonsai. Un albero piccolissimo.

Insegnò ai suoi eredi che il suo benessere è basato sulla chimica: azoto, fosforo, potassio. Queste sostanze vengono mischiate al terriccio in percentuali diverse secondo le esigenze e lo scorrere delle stagioni. Le competenze accademiche del nostro antenato permisero di studiare con attenzione il ciclo vitale della vegetazione autoctona. Grazie a lui ora conosciamo il periodo di fioritura del Green ed evitiamo di esporci al pericolo rappresentato dalle spore presenti nell’aria.

La nostra famiglia rischia ben più dell’esilio per aver nascosto l’albero alla comunità.

È tuo nonno, Ruben, a occuparsene. Una volta giunto il tempo sarà affidato all’erede che meglio di tutti ha saputo interagire con il bonsai fino a stabilire un rapporto empatico.

Ho trascorso i miei pomeriggi nel bunker sotterraneo solo per poterlo ammirare, rapito dalla sua magia. Eppure, anche allora, mi faceva accapponare la pelle.

Il suo tronco panciuto si divide in quattro rami ritorti che danno origine ad altri più sottili. Le foglie che lo ricoprono cambiano colore con il mutare del suo ciclo: rosso brillante, amaranto, marrone. Quando cadono coprono il terriccio per completo lasciandolo nudo. I rami rivolti in alto somigliano a mani nodose. Mi immaginavo percorrere un immenso viale coperto da foglie multicolori, levare lo sguardo al cielo su alberi altissimi. Conosco la consistenza delle foglie, il loro odore. Le pallide riproduzioni sintetiche non avranno mai pari.

L’acero è bellissimo. Letale. I suoi rami si muovono sinuosi pur in assenza di vento, facendo fremere le foglie. Piccoli particolari rendono possibile intuirne l’umore. A volte sibila, un rumore quasi impercettibile che ti entra nel sangue ancor prima che nelle orecchie. Altre, canta. Il suo sospiro chiama alla mente visioni magnifiche.

Una volta compiuti i dieci anni nonno Ruben ti condurrà nei sotterranei e il bonsai ti giudicherà. Non devi avere paura. È capace di grande integrità. Saprà se meriti la sua fiducia e ricambierà donandoti pace e meraviglia. Non avere paura di fallire, non tutti sono destinati a lui. Dovrai essere forte se questo sarà il suo volere, è un’eredità pesante da portare.

Generazione dopo generazione auspichiamo che l’acero potrà indicarci la strada da seguire; un giorno la nostra gente riuscirà ad entrare in sintonia con il Green e coesistere in pace.

Ti benedico piccolo mio, sii forte. Sono certo che le tue radici continueranno ad affondare nel terreno sostenute dalle mie; verrà il tempo in cui il nostro sarà un mondo di cui non aver timore.   

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Discussioni

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    1. Ciao Ileana, scusa se ti rispondo solo ora. Ti ringrazio infinitamente, sono felice che tu abbia apprezzato questo racconto. Spesso dimentichiamo di far parte di un’energia globale: siamo una cellula all’interno di un universo che chiede solo sintonia.

  2. Oggi ho aperto Open e mi sono ritrovata sotto agli occhi il tuo gioiello di colore verde, nelle più svariate sfumature di questo bellissimo colore. Un verde che è oggetto oramai di lunghi dibattiti, osteggiato da menti ottuse che di tragedia non vogliono sentir parlare. È un Avatar questo tuo racconto che si sviluppa come una lunga e dolcissima lettera/testamento per i nostri figli sulle cui spalle abbiamo buttato troppe responsabilità che sono le nostre. Bravissima Micol. Uno stile inconfondibile che abbiamo imparato ad amare.

    1. Ciao Cristiana, perdonami se rispondo solo ora a questo tuo commento. Negli anni abbiamo distrutto uno dei doni più preziosi che ci ha voluto concedere il pianeta: ci siamo fatti nemica la Natura, spero solo che le nuove generazioni sappiano fare meglio di noi.

  3. Non so dov’eri l’anno scorso, ma sono contenta che ora sei qui 😀
    Una delle mie passioni, lo avrai capito dai commenti ai tuoi racconti, è la fantascienza: non scrivo spesso storie di questo genere, ma quando lo faccio mi piace pensare che in realtà ci si debba mettere molta più scienza che fanta, per rendere il tutto ragionevole. Dipendesse da me la chiamerei “futurscienza”. Per l’impossibile assoluto, esiste il fantasy: lì mi sento a casa.

  4. Wow, ma dov’ero l’anno scorso? Perché mi sono perso questa community?
    Bello questo racconto. Davvero bello. Mi risuona di tante mie letture di SciFi restando originale e credibile nel suo essere fantastico. Grazie.

  5. Tema molto interessante. Qualche piccolo errore qua e là, ma nulla di serio. L’espediente della lettera è efficacie. Le problematiche sono espresse con cognizione di causa ed è questo che si richiede alla fantascienza: precisione. Precisione scientifica per rendere verosimile ciò che non è reale. E’ questo il bellissimo gioco della SCI-FI. Brava.

    1. Grazie mille Ilario, sono felice che il tema del racconto abbia acceso il tuo interesse. Anch’io amo la sci-fi che non sconfina nel fantasy; preferisco dare forma ad un futuro plausibile.

  6. Oltre al racconto, mi son messo a leggere anche i bellissimi commenti, e mi trovo sostanzialmente d’accordo con tutti. Quando si parla di sci-fi e di distopia, di futuri alternativi, tu giochi in casa, e si vede. Con uno stile apparentemente semplice, molto “leggevole”, trasmetti un bello spunto di riflessione, legato alla coesistenza, a volte in simbiosi, spesso in guerra, tra l’essere umano e l’ambiente esterno.

    1. Le letture sci-fi hanno accompagnato gran parte della mia giovinezza e adolescenza. Con il tempo l’immagine di mondi alieni è maturata in un immaginario fantasy, ma la base rimane identica. Sopra di tutto l’eterno dilemma: l’uomo saprebbe fare di meglio avendo una seconda possibilità? Abbiamo ferito il nostro pianeta in modo grave, con conseguenze che si stanno palesando solo ora: riusciremo a non ripetere gli stessi errori?

  7. Devo dire che questo è il. Brano tuo che preferisco di più. Sia da un punto di vista tecnico che proprio di trama. Botanico, sci fi, solarpunk, mi ha ricordato il V romanzo annientation che ci hanno fatto pure un film con natalie Portman o il videogioco horizon zéro dawn, complimenti per la sperimentazione e la filosofia eco che si cela dietro linee semplici ma tutt’altro che semplici, braivissima wow

    1. La sci-fi è uno dei miei primi amori, mi piace immaginare che un giorno potremmo davvero “toccare” le stelle. Non so se sarà un bene o un male, l’essere umano è di per se portato a calpestare e sottomettere. Tuttavia, è mia ferma convinzione che l’umanità non sia priva di “Koji” in grado di aspirare all’equilibrio: ripongo il loro le mie speranze.

  8. Amo le letture che mi danno da pensare, e questa e’ una di quelle.
    Evochi la violenza ad una natura non ospitale per colonizzare un mondo non nostro, che probabilmente aveva un proprio equilibrio prima della nostra ‘scoperta’.
    L’acero ci insegnera’ a vivere in armonia con quel che resta di quel mondo? Riusciremo a non violentare altri mondi?
    E’ una bella lettura, grazie Micol.

    1. Ciao Nyam, ben ritrovata 😀
      Sono felice che questo racconto ti abbia offerto un momento piacevole. Da quando l’uomo ha iniziato a sentirsi padrone e non parte della natura l’equilibrio si è rotto. É accaduto qui e temo sarà lo stesso una volta raggiunti altri mondi. Provo rispetto per le culture primitive che ci vedevano come un elemento di un insieme più grande: a volte, mi trovo a sperare in un’inversione prima che sia troppo tardi.

  9. “sarà davvero l’odore della memoria perduta a solleticare le nostre narici?”
    L’odore della memoria….. ❤️ ❤️ ❤️

  10. In questo tuo bellissimo racconto mi sono identificata in Koji, che nascose il seme di acero rosso e lo pianto`, seguendo la sua crescita con cura per farne un bonsai. Ho apprezzato la descrizione dell’ albero come essere vivente con un anima e ho condiviso la scelta dell’ acero, non solo per la sua bellezza ma anche per la simbologia legata a questa pianta, che varia a seconda delle diverse culture. (Albero sacro per i Celtici.) Ho scoperto che esistono persino le nozze d’ acero. La mia passione per le piante, con questa lettura, è stata gratificata.

    1. L’acero a foglie rosse è un albero che amo e a cui sono particolarmente affezionata: è legato indissolubilmente alle mie memorie passate. Non sapevo delle nozze d’acero! Sono contenta di essere riuscita, pur avendo il pollice “nero”, a gratificare la tua passione per le piante grazie a questo racconto. In realtà amo la natura, anche se la mia rimane contemplazione.

    1. Leggendo gli ultimi racconti nella home di Edizioni Open mi è venuto il desiderio di pubblicare un racconto sci-fi, una delle mie più grandi passioni. Sono contenta che ti sia piaciuto 😀 Ora dovrò mantenere una “promessa” fatta ad altri due autori della community ( @gdellatorredelsud e @alessandroricci ): leggendo una serie d’ambientazione piratesca mi è preso l’entusiasmo e mi sono impegolata da sola dicendo di voler scrivere anch’io un racconto in tema (ma fino ad ora non sono riuscita a trovare l’ispirazione giusta…)