Radici

Serie: Levii-Hatan

Il loro bagno era stato lungo e per un breve momento avevano dimenticato tutto quello che non riuscivano a capire. In fondo Dion era molto incuriosito da quel posto che definiva astratto, ed era sempre più propenso a credere che quel gruppo di uomini facessero parte di una mirabolante compagnia teatrale. Turi dopo tanti anni si era levato di dosso l’odore dei suoi porci e, per la prima volta, poteva parlare con persone che non fossero il padre ubriaco o qualche anziano contadino. Sarebbero rimasti ancora un po’, decisero entrambi.

Il tamburo del pasto serale aveva suonato due volte e l’attento Sailo già li attendeva fuori dalle camere. Li scortò ancora tra i corridoi terrosi, fino a quella che annunciò essere la sala della mensa. Due lunghi tavoli di legno erano situati a destra e a sinistra nella stanza, di fronte una finestra ogivale faceva entrare la luce del crepuscolo e l’immancabile canto del mare. Il tavolo di destra era già occupato dai Magistri: Kmor sedeva a capo tavola con lo sguardo lontano e gelido come la luce dell’alba. Vöolis sedeva di fianco a Zaira con la schiena dritta e i lunghi capelli bianchi stretti una treccia che sembrava incapace di contenerli. Zaira, vestita di seta arancio, emanava il profumo di erba fresca dei campi appena arati. Dion la osservava chiedere con delicata decisione di servire il pasto. Turi invece guardava di sottecchi la ragazza che si era appena seduta di fronte a loro. Doveva avere all’incirca la sua età, anche se Turi non sapeva con certezza quanti anni erano passati dalla sua nascita, forse venti o giù di lì.

≪Che non lo mangi quello?≫ chiese lei additando il pane scuro di fronte a lui.

Turi annuì, poi repentinamente scosse il capo e lo porse alla ragazza. Aveva capelli corti e occhi da gatta che brillarono quando gli fu offerto il pane. 

Lo addentò ≪siete i nuovi accoliti? Gli altri se ne sono andati da ormai cinque soli. Erano dieci e nessuno di quelli mi piaceva, spocchiosi saputelli, e una volta che sono diventati Camminatori erano ancora peggio. Anche tu sei un saputello?≫ chiese con la bocca piena.

Turi si guardò intorno poi decise che la ragazza stava davvero parlando con lui.

≪Io? Per saperne, di cose ne so, anche scrivere sai, m’ha ‘nsegnato mi mà, pace allo spirito suo.≫

La ragazza si accigliò ≪buon per te. E quello?≫ con la testa indicò Dion che si risvegliò dall’incanto di sete e campi arati per volgere lo sguardo sulla ragazza.

≪Dion, incantato. E il vostro nome se non vi offendo?≫ la ragazza sorrise e due fossette comparvero sulle guance.

≪Meloria, accolita al mio terzo mese≫ si ficcò in bocca un’altro pezzo di pane mentre Sailo e altre due donne silenziose servivano la prima portata: carne speziata con un’intingolo di limone e menta.

Furono distratti dall’ingresso rocambolesco di Tireo: stringeva in grembo una pila disordinata di fogli e aveva nei capelli un intrico di rami e terra. Meloria ridacchiò e si tuffò sulla carne seguita a ruota da Turi che ne chiese subito una seconda porzione.

Tireo afferrò il piatto e senza sedersi fece per andarsene seguitò da una scia di fogli che planavano a terra. Poi si girò come se si fosse accorto solo in quel momento di Turi e Dion ≪mangiate in fretta, vi aspetto a lezione, l’ora è perfetta.≫ e sparì nel corridoio.

≪È la prima lezione con Tireo?≫ chiese divertita Meloria mentre i due annuirono. La ragazza ridacchiò ancora senza aggiungere altro. Mangiarono osservando i Magistri. A Vöolis era stato servito un pasto diverso, e Turi storse il naso quando con le mani tirò su una pietanza brunastra e cartilaginosa.

Sailo li esortò a seguirli non appena ebbero terminato l’ultimo boccone che Dion masticava con lentezza tediante. Lo seguirono ancora una volta salendo alcune rampe di scale, camminando poi per un tempo infinito lungo un corridoio dritto, tanto che Turi si era convinto di essere arrivato ormai al centro dell’Isola. Furono lasciati di fronte all’ingresso di quella che aveva tutta l’aria di essere una caverna, alta e quasi rotonda. Diverse torce a parete illuminavano la terra di cui era formata, dove si innestavano grandi radici perlescenti. Ammiccarono in cerca del Magistro, ma la sala sembrava deserta. Poi lo videro. 

Era completamente nudo, sdraiato in terra come morto. Dion si ritrasse e Turi fece un passo avanti. Non appena gli fu vicino quello schizzò in piedi ≪pessimo tempismo, pessimo davvero! E ora chi li ritrova?≫ chiese a nessuno in particolare tirando una manata in aria. Aveva il lato destro del volto impiastrato di terra, ma non parve farci caso.

≪Non importa, succede. E voi che aspettate?≫ domandò accigliandosi mentre li scrutava dall’alto in basso ≪spogliatevi no!≫

≪Ancora?≫ disse Turi ≪ma che in questo Rostro ce lo avete proprio di vizio.≫

Dion sorrise, ricambiato da Tireo che sembrava divertito almeno quanto il poeta. Gli accoliti si denudarono per la seconda volto in quella giornata e attesero con un poco di imbarazzo.

≪Vediamo…≫ disse Tireo tenendosi il mento. Li studiava camminando a passi lenti in una ronda attenta. Dion stava per dire qualcosa quando Tireo sbottò ≪è chiaro, è chiaro! Tubero e fango! Tu va da quella parte e scegli una radice, quella che ti ispira.≫ disse sicuro additando Turi.

≪E tu, cercati un posto al suolo che ti sia congeniale, come un guanto, come la tetta di tua madre.≫ Fece un gesto sbrigativo in direzione di un perplesso Dion, che, diligentemente, si diresse verso un punto poco più in là. In breve ognuno aveva trovato il suo spazio ed entrambi fissavano Tireo mentre con le mani cercavano di coprire le nudità.

≪E ora che c’è? Avanti, avanti abbracciate. Tu la terra, tu la radice.≫ disse irritato. Turi guardò la mastodontica sporgenza e vi si accostò timidamente. Dion dal canto suo, s’inginocchiò poggiando le mani a terra.

≪E questo sarebbe un abbraccio? Se è così che trattate le donne non mi stupisco che ci siano tante vedove. Con più convinzione avanti!≫ li spronò.

Dion si sentì colpito nell’orgoglio e si sdraiò come un tappeto a baciare la terra. Turi strinse la radice come faceva quando uno dei suoi maiali cercava di scappare.

≪Molto bene, così! E ora a rivedersi≫ Tireo si voltò, s’infilò un paio di stivali e sparì ingoiato dal buio del corridoio.

Turi rimase abbarbicato alla radice, nudo come un verme, cercando lo sguardo di Dion, che, riverso sulla terra, si chiedeva quando quegli strani uomini avrebbero messo in scena il loro primo spettacolo.

Serie: Levii-Hatan
  • Episodio 1: Porci e poesie 
  • Episodio 2: A sud-ovest di Kētos
  • Episodio 3: I Magistri
  • Episodio 4: Aquaria 
  • Episodio 5: Radici
  • Episodio 6: Portanza
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    Responses

      1. Ciao Ivan! Tireo tra tutti i Magistri è sicuramente il più strambo, le sue assurdità non mancheranno. Grazie per avermi letto ancora

    1. Complimenti ancora, i Magistri sono molto affascinanti e ben caratterizzato, ricordano con le loro movenze, il modo di parlare e forse anche il carattere l’elemento a cui si riferiscono.
      E’ divertente immaginarsi questi due alle prese con le richieste apparentemente assurde di Tireo, però questo non toglie niente alla curiosità di conoscere la storia vera o propria.

      1. Il circo è appena iniziato e mi sto divertendo un sacco a muovere le marionette😁Precisa la lettura dei Magistri, grazie per la tua attenzione. A presto!