Rainbow Street

Serie: Arturo Piccolit - Detective Privato


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Seguendo la pista del Nettare, Piccolit e Sibilla, si recano da un vecchio amico del Detective: l’imp Rordex. Trovano l’imp in fin di vita, piegato dalla nuova droga, che ormai ha invaso i vicoli dei bassifondi. Prima di salutarlo, Rodrex da una moneta d’oro dei Leprecauni a Piccolit.

Era pomeriggio inoltrato quando  arrivarono a Rainbow Street, ma la strada era ancora invasa da frenetiche attività.
Decine di ometti dai capelli rossi, con barbe curatissime e completi i color smeraldo , si affaccendavano lungo la via principale; si riunivano, poi ripartivano, entravano e uscivano dai palazzi, apparentemente senza sosta.
Sembravano tante formiche laboriose.
Nonostante il sole non fosse più alto nel cielo, ognuno di loro indossava un paio di occhiali scuri, in mano una ventiquattrore nera, nelle orecchie auricolari wireless di ultima generazione.
“Questa gente mi mette molta più paura degli Imp” disse Sibilla, fissando il via vai di folletti intenti a discutere di chissà quali argomenti, con interlocutori invisibili.
“Non ti far intimorire, i Leprecauni sono degli squali. Se fiutano la tua incertezza in men che non si dica ti ritrovi con un’assicurazione perfino sulle mutande.”
“Cosa ci facciamo qua?”
“Rodrex aveva una moneta d’oro dei folletti. Devo capire come ha fatto quel manigoldo a metterci sopra le zampe.”
“Ancora con questi pregiudizi sugli Imp? Insomma Piccolit quel poveraccio sta morendo.”
“Può darsi che tu abbia ragione, ma la questione è un’altra. L’oro dei folletti non lascia mai Rainbow Street.”
“Allora come fanno a fare i loro affari?”
“E’ un argomento difficile, cercherò di semplificar…”
Lo sguardo di fuoco di Sibilla incenerì le parole del Detective appena uscirono dalle labbra. La minaccia a forma di padella di qualche ora prima lo fece propendere per un tono più accondiscendente.
“Intendevo dire, che probabilmente non conosci i meccanismi della finanza magica…” balbettò in qualche modo. “I Leprecauni sono maestri nel commercio di azioni gonfiate, società prestanome, fantavalute. Non commerciano in niente di materiale e non usano mai il loro oro.”
“Quindi vendono solo pezzi di carta e numeri. Cose che possono avere un valore o meno a seconda di cosa dice il mercato.”
“Esatto. Siccome il mercato sono loro, hanno un enorme potere economico.”
“Beh non sarà una cosa illegale, ma è priva di ogni moralità.”
“Hai centrato il punto, Sibilla.”
Piccolit evitò di nuovo di chiamarla “fatina,” non per paura, o almeno non solo. Anzi provò vergogna per aver pensato che non potesse capire il funzionamento di Rainbow Street solo perchè era rosa, piccola e incredibilmente carina.
“Allora dove conservano il loro oro?”
“Il tesoro è garanzia del potere economico, se lo intaccassero i loro loschi movimenti non sarebbero mai presi sul serio. Per questo lo tengono ben custodito in una banca di massima sicurezza: la Gold Cauldron. E’ proprio in fondo a questa strada.”

Era una strada lunga e rettilinea che si sviluppava ad arco, come se seguisse la linea di una collinetta, aveva ben sette corsie, molto ampie, ognuna di un colore diverso, dal violetto al rosso. Non c’era traccia di insetti da trasporto, solo frenetici ometti verdi. Ci vollero dieci minuti prima di arrivare alla banca. Li passarono quasi tutti a cercare di evitare le spallate dei piccoli folletti, che in preda a una smania incontenibile, li superavano da tutte le parti per sbrigare i loro importantissimi affari.
L’edificio che ospitava la banca era imponente anche se di un’insolita forma semisferica. Completamente nero, senza nemmeno una finestra, la parte curva era sollevata dal terreno da strette strutture, nere anch’esse, poste alle quatto estremità. Il tetto, leggermente spiovente, era composto da centinaia di piccole tegole rotonde e dorate.
Rainbow Street finiva esattamente ai suoi piedi.
Piccolit e Sibilla salirono per una delle quattro scalinate che portavano a una delle quattro grandi porte girevoli.
Entrarono in una stanza gigantesca con un soffitto altissimo, dove centinaia di sportelli erano assaliti da folletti agitati, che sbraitavano ad altri folletti simili a loro.
Qua e la uno gnomo o un fatum dall’aria snob rompevano la monotonia di quella massa smeraldo in perpetuo movimento.
Le testone rocciose dei Troll sbucavano dalla folla. Se ne stavano in disparte ai lati dal salone, immobili come statue, ma Piccolit poteva immaginare lo sguardo severo e attento dietro a quelle lenti scure.
“Ci sono tantissimi Troll” gridò Sibilla, per farsi sentire sopra il chiacchiericcio. “Devono essere molto ricchi per potersi permettere questo livello di sicurezza. Ci perquisiranno?”
“Non credo. I Leprecauni vogliono che chi entra nella loro banca si senta a suo agio, così possono spennarlo meglio. Basta la loro presenza a scoraggiare ogni strana idea.”
Piccolit si fece largo tra la folla, cercando di raggiungere uno degli sportelli, Sibilla per non perderlo di vista cercò la sua mano. Quando le loro dita si toccarono, il duro detective provò, suo malgrado, una fastidiosa scossa alla bocca dello stomaco. Ma non si voltò, fece finta di niente. Sperò solamente di non avere la mani sudate e scivolose come al solito.
Arrivare allo sportello non fu facile, ma la mano di Sibilla stretta nella sua donò al Detective una risolutezza  sconosciuta, che lo spinse a superare, in qualche caso perfino spintonare, tutti i Leprecauni urlanti.
“Benvenuto alla Gold Cauldron Bank , i vostri risparmi sono la nostra passione” disse l’impiegato della Banca guardandolo di sottecchi.
“Sono il Detective Piccolit, desidero parlare con il Direttore.”
“Impossibile, il Signor O’greedy non riceve senza appuntamento. Il prossimo.”
“Lei non capisce… Ehi stai indietro nanerottolo” gridò il Detective a un folletto che cercava di superarlo.
“Sto conducendo un’indagine”  rivolgendosi di nuovo al funzionario. “E’ molto importante che io parli col Direttore… Ti ho detto di stare indietro o la prossima volta che farai una fila sarà per aspettare la tua ora d’aria a Fantanamo”
Il tenace folletto si calmò, davanti al distintivo mostrato da Arturo.
Per fortuna non si accorse minimamente che gli aveva mostrato il tesserino per collezionare i punti Nocciola del supermercato sotto casa. Gli mancava pochissimo per vincere un bellissimo paio di occhiali a raggi X.
“Mi dispiace ma come le ho detto, il Direttore è molto impegnato.”
“Sarà meglio che trovi uno spazio nell’agenda. Ho  qualcosa che potrebbe interessarlo.”
Appena il Detective estrasse la moneta d’oro il funzionario ammutolì. Il viso pallio, sbiancò ulteriormente , mettendo in risalto le efelidi. I grandi occhi azzurro slavato non si staccavano dall’oggetto nelle mani di Piccolit.
“La metta via” sussurrò stizzito. “Vuol far scoppiare una sommossa?”
Poi premette un pulsante. Borbottò qualcosa nel microfono che aveva alla bocca. Annuì serio.
“Il Direttore vi aspetta” disse infine ai due. “In fondo al corridoio.”
Poi, come se non fosse stato sull’orlo di una crisi di nervi fino a pochi attimi prima, si rivolse al cliente successivo.
“Benvenuto alla Gold Cauldron Bank , i vostri risparmi sono la nostra passione.”
A differenza della stanza precedente il corridoio che portava all’ufficio del Direttore era deserto e silenzioso.
Con grande dispiacere di Piccolit, la fatina mollò la sua mano, con un’espressione imbarazzata.
Camminarono in silenzio su un lungo tappetto verde, decorato con un elegante motivo di trifogli intrecciati. Le pareti, rivestite da pannelli di legno pregiato, erano occupati da enormi quadri, che riportavano i volti austeri  di tutti i direttori della banca. Arturo notò che appartenevano tutti alla famiglia O’greedy.
Trovarono la porta dell’ufficio socchiusa.


“Venga, Detective. Entri pure” disse una voce gioviale all’interno, ancora prima che bussassero.
Arturo e Sibilla si scambiarono uno sguardo perplesso, poi entrarono.
L’ufficio di O’greedy era ampio e luminoso, arredato in stile moderno e con gran gusto. Le pareti erano tappezzate di onorificenze, riconoscimenti e copertine di riviste dedicate al Direttore. Per tre anni consecutivi era stato dichiarato “il più influente del mondo Magico” per il settimanale Little People.
“Si accomodi” disse l’ometto in completo verde dal taglio alla moda, seduto sull’enorme poltrona di unicorno. “Gradisce qualcosa da bere? Ho dell’ottimo Whiskey.”
“La ringrazio Signor O’greedy,  non bevo in servizio”
“Benissimo” rispose il folletto studiandolo con occhi intelligenti e divertiti. “Allora saltiamo i convenevoli. Lei ha qualcosa che appartiene ai Folletti, la vorrei indietro”
“Non così in fretta.”
“Mah certo” O’greedy scoppiò in una sonora risata. “Niente per niente, vero? Dopotutto siamo a Rainbow Street. Mi dica una cifra e l’avrà. Naturalmente è compresa nell’accordo anche la sua discrezione. E quella della signorina.”
“Non me ne faccio niente dei suoi soldi.”
Piccolit pronunciò la frase con disprezzo e trasporto. Se ne pentì immediatamente.
I soldi gli avrebbero fatto molto comodo. 
Lì per lì gli sembrava la cosa giusta da dire.
“Voglio sapere cosa ci faceva una moneta del tesoro dei Leprecauni in un losco appartamento di Darking.”
“Se lo sapessi glielo direi Detective” rispose il direttore. “Forse qualche impiegato distratto lo ha smarrito e un Imp senza scrupoli lo ha rubato. Sa meglio di me di che tipo di feccia stiamo parlando. Faremo un’indagine interna, non dubiti. Le faremo sapere cosa scopriremo.”
“Mi ascolti bene signor O’greedy. Qualcuno sta facendo affari sporchi e l’unico indizio porta alla sua banca. Quindi si tolga quel sorrisetto  dalla faccia e ci pensi due volte prima di offendere gli Imp, perché l’unica feccia in questa storia ce l’ho proprio davanti.”
Piccolit non fece in tempo a godersi il piacere liberatorio dello sfogo, né lo sguardo ammirato di Sibilla, perché nella sala irruppero cinque enormi Troll.
Vide la fata estrarre la padella un attimo prima di finire intrappolata dal retino di quei bruti, mentre in tre si avventavano su di lui.
Lo sapevo che dovevo accettare i soldi, pensò.
Poi qualcosa lo colpì alla nuca e svenne. 

Serie: Arturo Piccolit - Detective Privato


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Discussioni

  1. La sapienza con cui intrecci i fili narrativi in questo racconto mi ricorda la capacità di vedere le cose ampiamente in prospettiva come Murakami e mi sorprende che nel racconto precedente ti feci una sorta di critica all’inverso

    1. Ciao David,
      i tuoi commanti mi onorano e mi danno l’impressione di essere stato sopravalutato.
      Ti ringrazio davvero, mi fa piacere che un ottimo autore come te si sia affezionato ai miei personaggi.
      Alla prossima

  2. Fratello, son sicurissimo di aver letto questo racconto illo tempore, ma non vedo i miei commenti. Uhm, forse risalgono a quel periodo in cui c’era il bug che li “mangiava”? 🙂
    Recuperiamo!
    La parte sui Leprecauni: chi meglio di quei folletti che custodiscono il calderone d’oro in fondo all’arcobaleno avrebbe potuto coprire il ruolo di avidi affaristi? Le citazioni, poi, io le adoro. Gold Cauldon, in fondo a Rainbow street…non fa una piega!

  3. ““Benvenuto alla Gold Cauldron Bank , i vostri risparmi sono la nostra passione” disse l’impiegato della Banca guardandolo di sottecchi.”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  4. Ciao Ale, il finale è strabiliante, ti sei calato davvero bene nel giallo, anche se tinto di fantasy, e Piccolit e divertentissimo, nonostante voglia un po’ fare il duro, è un idolo! Non è semplice rendere “adulto” ciò che scrivi, come genere intendo, ma tu ci riesci sempre, bell’episodio davvero😊

  5. “ma la mano di Sibilla stretta nella sua donò al Detective una risolutezza  sconosciuta, che lo spinse a superare, in qualche caso perfino spintonare, i tutti i Leprecauni urlanti.”
    Questo passaggio mi è piaciuto 🙂

  6. Ciao Alessandro. 🙂
    Altro episodio davvero bello, impreziosito da descrizioni che non sono da meno! Vedo che si sono impantanati in un bel pasticcio. Ma ne usciranno… forse! E comunque, doveva prendere quei dannati soldi! Ahahhaah 🙂 Sempre alla grande, al prossimo episodio. 🙂

  7. In questo episodio le descrizioni sono davvero belle, dall’edificio della banca al brulicare di verde e rosso. E che ansia la wall street del tuo mondo fantastico 😅
    Complimenti anche questa volta hai gestito molto bene la storia, con ironia e anche suspance! Scrivi presto che voglio sapere cosa ne è dei nostri.

  8. Ciao Alessandro, Piccolit è sbarcatp in Irlanda!
    D’ora in avanti, quando penserò a San Patrizio mi verrà in mente un folletto in giacca e cravatta (verdi) con un bel paio di occhiali da sole. Ora sono curiosa di sapere cosa ne faranno i troll dell’inconsueta coppia 😀

  9. “Per fortuna non si accorse minimamente che gli aveva mostrato il tesserino per collezionare i punti Nocciola del supermercato sotto casa. Gli mancava pochissimo per vincere un bellissimo paio di occhiali a raggi X.”
    😂 😂 😂

  10. “Decine di ometti dai capelli rossi, con barbe curatissime e completi i color smeraldo , si affaccendavano lungo la via principale; “
    Tanti piccoli San Patrizio 😃