RAMBO
Serie: Semplicemente Paladino #2Stagione
- Episodio 1: IMPOSSIBILE
- Episodio 2: MACHIAVELLISMO
- Episodio 3: ANTIPRINCIPE
- Episodio 4: MERCENARI
- Episodio 5: ORO
- Episodio 6: RAMBO
- Episodio 7: DEUS EX MACHINA
- Episodio 8: PAZUZU
- Episodio 9: MISTERO TRUCE
- Episodio 10: L’INCREDIBILE VIAGGIO
STAGIONE 1
Il fatto che il razzo si fosse avvicinato alla flotta degli scienziati guerrieri bastò a far tacere la discussione.
In plancia di comando si sentì un rumore, come di tasti di macchina da scrivere premuti. Uno schermo s’illuminò.
«Il nostro razzo sta comunicando» disse Supereva.
«In che senso?» chiese Paladino.
«Nel senso che i Darganiani che comandano questo razzo stanno inviando un messaggio al nemico a nome nostro. Stanno dicendo che siamo disertori e, per non farci polverizzare, abbiamo dei piani da consegnare loro».
Paladino tacque. Comunque era fermamente intenzionato a sabotare il piano di Flisalmo. Di certo Supereva l’avrebbe fermato. Non era tanto sicuro della fedeltà di Capitan Splatter e Antiprincipe, comunque. Il razzo si mosse verso l’astronave più grande, di colore rosso come la ruggine, e sul suo fianco si aprì un portello grande come uno stadio. Il razzo ne fu risucchiato. Poi esso giunse in una cavità simile a una grotta, con stalattiti e stalagmiti. Paladino fu sorpreso di trovare il suo interno come se fosse il ventre di una montagna, non una gigantesca macchina. Supereva sfoderò una pistola bianca e robusta. Paladino sapeva che cos’era: una S1. Sparava raggi che stordivano.
«Ci minacci?» disse Antiprincipe, colpito nell’orgoglio.
«Se non fate come vi dico, sì, certo» esclamò lei.
«Supereva, non vorrai farci del male!». Capitan Splatter era nervoso.
«Ho già risposto, a una domanda del genere».
«Potremmo ucciderti in mille modi, facendoti penare le sofferenze dell’inferno». Il turno di minacciare fu del Capitano.
«Va bene». Parve arrendersi, lei. «Voi rimanete qui. Con gli scienziati guerrieri ci parlo io».
«Vi vuoi fare prigionieri?» la interrogò Paladino, stupito.
«Io ho un preciso compito. Voi volete fare di testa vostra. Io adesso esco, consegno i piani fasulli a costoro, poi torno. Se osate bloccarmi o farmi del male, io vi uccido» minacciò Supereva con un sibilo, come se fosse un crotalo, o una vipera.
«Quel raggio stordisce» le ricordò Paladino. «Se ci muoviamo puoi bloccare uno di noi tre. Gli altri due ti uccideranno».
«Sai, se anche hai un bel faccino, non esiterei a fartelo tagliuzzare» scandì Capitan Splatter.
«Come sai che stordisce e basta?» chiese Supereva, adesso sgomenta.
«Conoscevo tua cugina e so che equipaggiamento usava».
Adesso Supereva era in difficoltà.
I tre fecero un passo avanti.
Contemporaneamente una porta del razzo si aprì e comparvero gli scienziati guerrieri.
Paladino fu paralizzato al notare quanto fossero brutti. Non ebbe una chiara visione delle loro fattezze, a causa del buio oltre la porta e il loro numero. Ma… erano una massa di chele, tentacoli, teste con zanne e braccia muscolose.
Erano quelli, gli scienziati guerrieri. Esclamarono qualcosa.
Era il momento di agire.
Paladino si gettò su Supereva e la disarmò. Gli scienziati guerrieri si mossero in avanti e Capitan Splatter fece scoppiare la testa a uno di loro. Antiprincipe intervenne e diede voce alla sua spada, la quale prese a macellare gli alieni mutanti.
«Pazzi! Adesso ci polverizzeranno!» sbottò Supereva, gli occhi strabuzzati.
«Adesso torniamo indietro» le intimò Paladino. Intanto, i suoi due alleati massacravano gli scienziati guerrieri, ora ridotti a una massa di corpi macellati, intorno chiazze purpuree di sangue di ogni colore. Sembrava la tavolozza di un pittore.
«Come? Io non so guidare questi razzi!» reagì Supereva.
«Comunica ai Darganiani che abbiamo consegnato il piano di battaglia fasullo e vogliamo ritirarci» le disse Paladino.
«Non ci crederanno mai. Capiranno che abbiamo… avete tradito, e ci manderanno contro i loro razzi a polverizzarci. Sempre che prima riusciremo a uscire da qui».
La situazione era sconfortante.
Ma si poteva uscire in un modo.
Luca aveva visto i film di Rambo. Molto violenti. Si sarebbero dovuti improvvisare dei Rambo e scatenarsi.
Paladino sospirò e si rivolse a Capitan Splatter e Antiprincipe, i quali avevano appena richiuso la porta, oltre gli scienziati guerrieri in fuga. «Non dobbiamo più riflettere, ma combattere! Aprite la porta!».
«Ma…» iniziò Capitan Splatter.
«Riflettere? Voi maschi non avete mai riflettuto!» sibilò velenosa Supereva.
«Basta chiacchierare! Volete essere polverizzati da questi scienziati o dai Darganiani? È ora di agire! Aprite la porta e usciamo fuori!» gridò Paladino. Stop con i dubbi, con le recriminazioni. Ora si combatteva.
Molto sangue sarebbe stato versato.
«Mi sembri un po’ fascista» osservò Capitan Splatter. Poi obbedì, prima che Paladino potesse urlare ancora.
«Spero che tu sarai dei nostri» disse più calmo Paladino, rivolgendosi a Supereva. Non voleva combattere con il dubbio che Supereva gli sparasse addosso con la sua S1.
«Voglio sopravvivere. Come te» rispose lei, in tono duro.
La porta fu aperta e altri scienziati guerrieri si fiondarono dentro il razzo.
Furono respinti con la più bieca violenza.
I quattro avanzarono, e presto calpestarono i resti degli scienziati guerrieri. Uscirono dal razzo e si ritrovarono in quel che aveva visto all’inizio Paladino: una grotta. Sembrava fosse fatta di roccia, invece era costituita da quel che sembrava cera d’api. Quell’astronave era come un gigantesco favo, solo che si spostava nello spazio. Arrivò una seconda carica di scienziati guerrieri: una torma di mostri l’uno differente dall’altro, tutti terribili a vedersi.
Supereva si lanciò e li prese a calci. Calci che spezzavano ossa.
Antiprincipe prese a massacrarli con la sua spada e a schiacciarli con lo scudo.
Capitan Splatter li mutilò e li fece scoppiare.
Paladino ne fece strage con le sue sfere d’energia che, in più, fecero franare alcune sezioni dell’astronave.
Era un tripudio di violenza. I quattro erano come gli strumentisti di un’orchestra in cui ognuno suonava uno strumento differente, ma che poi uccideva nel più truce dei modi.
Gli scienziati guerrieri iniziarono a fuggire, colti dal panico. Non avevano idea sul come bloccarli.
Un momento di pausa calò sul teatro della strage. Supereva e Antiprincipe erano ricoperti di sangue. Capitan Splatter e Paladino erano ancora intonsi.
«E adesso?» domandò Capitan Splatter.
«Adesso? Conquistiamo la nave!» disse la sua Paladino. Non aveva un piano definito in mente. Solo, vivere lo scontro secondo per secondo, agire d’impulso. Ora era il momento di puntare in alto. Non era il suo modo di agire. Non era mai così istintivo. Ma il momento lo richiedeva.
«Sei pazzo! Non hai visto quanto è grande?» sbottò Supereva.
«Tu, donna, taci. Sono io a comandare» sibilò Paladino, questa volta fu lui a sibilare. «E se io dico di fare così, faremo così. Basta polemiche».
«Urrà!» gridarono Antiprincipe e Capitan Splatter, gettandosi in avanti. Paladino li seguì sul suo skateboard e Supereva li seguì.
Seguirono altre stragi: gli scienziati guerrieri provavano a fermarli, ma i quattro li massacravano senza alcuno scrupolo. Chi se ne importava se un tempo erano creature amate da qualcuno, indifese e innocenti. Ora erano mostri che puntavano a schiavizzare l’umanità. Andavano fermati a ogni costo. E il costo era il loro sangue.
L’idea di Paladino, per quanto efficace, non era precisa: i quattro avanzarono uccidendo centinaia, se non migliaia, di scienziati guerrieri. Solo che più volte sbagliarono strada. Infine arrivarono in quella che sembrava una plancia di comando.
Che era deserta.
«Ci siamo arrivati!» gioì Capitan Splatter.
«Che ti dicevo?» disse Paladino.
«E adesso come la pilotiamo, quest’astronave?» chiese Supereva.
Bella domanda, pensò Paladino.
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