
Ravioli al vapore
Ore 03:27 del mattino.
La riunione va per le lunghe. Il cliente non vuole saperne della proposta e non decide di andarsene. Al tavolo ovale ci sono tutti, nessuno escluso. Amministratore, presidente, direttori tecnici, impiegati, magazzinieri e operai della ditta di pulizia. Con lo sguardo tutti si mandano a fanculo ma con le parole tutti si leccano il culo a vicenda, l’uno con l’altro.
Ordinarono caffè e cibo al ristorante giapponese sotto l’edificio e commentano gli ultimi dati su analisi e grafici. L’incompetenza di alcuni viene compensata dal lecchinaggio di altri ed il guinzaglio che il cliente maneggia è abbastanza lungo per esser il padrone di quei chihuahua seduti sotto i suoi piedi.
Il punto cieco è ancora senza occhiali e nessuno adegua le ragioni dell’altro alle proprie. Le scartoffie rimangono ordinate e precise sui bordi del tavolo e le penne le accudiscono con fare premuroso, le spillatrici ancora inutilizzate si addormentano mentre l bicchieri vuoti danno la sensazione che tutto sarebbe andato per il peggio.
Un’analista si alzò improvvisamente e si mise sull’attenti. Chiese il permesso di parlare e dopo che gli fu concesso, strinse la pancia all’interno della cintura che lo legava come una salsiccia in attesa di essere cucinata.
Con una barba a ciuffi e le sopracciglia unite da un ponte levatoio rischiava di andare in crisi d’astinenza da proteine di carne avariate o da bollicine di birre da discount.
L’analista tutto paonazzo guardandosi intorno continuava a serrare la bocca, incapace di muoversi.
Tutti si chiesero cosa stesse aspettando. C’erano ancora dei ravioli al vapore al centro del tavolo e qualcuno ogni tanto con lo sguardo stuzzicava l’appetito. Ma i cagnolini, ben addestrati dal padrone, non avevano ricevuto l’ordine di avvicinarcisi.
Il tizio in piedi, zuppo di sudore, non poteva più trattenersi e scorreggiò.
Il silenzio scese nella stanza.
La nube del gas appena emesso era simile ad una coltre di CO2 che sopprimeva l’ossigeno e i presenti si strattonavano rincorrendo la finestra. Ma finestre non c’erano. Le vetrate erano pezzi unici ed alte parecchi metri.
Intanto l’analista si fece rosso come un pomodoro e ne sganciò un’altra, non volendo. La pernacchia che ne uscì fece sobbalzare il cliente dalla sedia ed in preda a spasmi muscolari derivati dalle risate grasse e fragorose sguinzagliò i presenti. Annaspando, si portarono le mani al collo, tossivano prepotentemente e si gettavano al suolo annegando nella puzza.
Nel frattempo colui che mollò il problema, riprese il suo colore naturale e munito di maschera e boccaglio sembrava nuotare a suo agio dopo essersi liberato della zavorra.
Prese il cliente, lo portò in salvo e si strinsero la mano.
“Ottimo lavoro socio.”
“Finalmente li abbiamo stesi. Dopo la figura di merda di un loro dipendente compreremo a metà prezzo. Questo è il tuo compenso”
L’assistente prese i soldi e scappò in bagno, per finire la sua opera d’arte.
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“La nube del gas appena emesso era simile ad una coltre di CO2 che sopprimeva l’ossigeno”
? ? Lo faccio leggere ad alcuni amici, con cui staremo a ridere per ore su questo passaggio.
Bella metafora delle dinamiche imprenditoriali della vita da ufficio.
Sguardo tagliente e impietoso della satira quando è riuscita. Complimenti.
Bella metafora delle dinamiche imprenditoriali della vita da ufficio.
Sguardo tagliente e impietoso della satira quando è riuscita.
Ciao Mattia, felice di rileggerti con questo LibriCk grottesco e ventilato che apre un siparietto sulle dinamiche tra clienti e fornitori, capi e dipendenti, e per estensione, in tutte quelle circostanze in cui pur di ottenere un vantaggio, una persona tradisce la propria dignità. Oltre ad avermi strappato una risata ni hai ricordato che è passato troppo tempo dall’ultima volta che ho visto Fantozzi. Corro a rimediare. Ciao!