Regressione infantile

Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Mentre Eugenio cercava di trovare un'accordo con i fantasmi che infestano casa, viene a sapere che era in atto una gara al suo omicidio per andare nell'aldilà. Dopo la terza morte per mano dei fantasmi (nemmeno Gesù arrivò a tanto) Eugenio ha una visione mistica.

Ma come il sole all’alba, Eugenio risorse. Cominciò a sentire una sublime voce femminile che lo interpellava da lontano con veemenza. Che fosse la voce della sua amata? Sì, la riconosceva… non poteva essere nessun’altra.

“Tesoro-oro-oro… mio-io-io!” bofonchio disperato “Aiutami-mi-mi! Kadmon mi ha ucciso-iso- iso…” sentiva la propria voce echeggiare, come se fosse nel vuoto cosmico della sua mente. Una voce angelica, eterea e calda rispose:

“Non preoccuparti caro- aro-aro, la terza vita-ita-ita… è sempre quella buona- ona- ona… non hai ancora portato a termine la tua impresa- esa, perciò risorgi per me e porta a termine la tua missione-one-one-one!…”

“Impresa-esa-esa? Quale impresa- esa-esa? Ma chi sei-sei-sei?”

“Tu chi credi che io sia? Gentil barbone… è il delegato della Morte che ti parla!” la voce si fece gradualmente meno angelica, prendendo peso come un camionista in un drive in.

Allora Eugenio riaprì gli occhi e le orecchie. Montagne di discussioni le invasero. I fantasmi intorno ad Eugenio sembravano molto più vivi di lui mentre si animavano contro il quadrupede infernale.

Nella mente lenta quanto il pc di Turing si figurò in codesta situazione, la sola opportunità per fuggire e salvarsi da una quarta morte. Erano tutti distratti, persino Kadmon, ormai circondato si era messo ad abbaiare agli inconsistenti coinquilini del padrone ormai deceduto, ma non troppo.

Si prese tutta la velocità che gli consentivano le sue irrigidite membra per strisciare verso la salvezza. Circumnavigò il tavolo continuando a trascinarsi indebitamente dal salotto fino al corridoio. Verso l’unico luogo che poteva salvarlo: la culla della sua fanciullezza ed un luogo infantilmente familiare e protettivo, adatto a proteggerlo da tutti i mostri fin dall’età di tre anni.

Una volta arrivato ai pressi del bagno non ebbe alcun ritegno a rialzarsi e zoppicare incautamente e freneticamente verso la camera. Le forze, date forse dalla disperazione e la consapevolezza di essere in minoranza numerica, fecero in modo da attivarlo. Si introdusse nel regno di Ivan il Terribile al solo scopo di approcciare la lavatrice diabolica che, ricordava, di starsi cibando dell’unico cellulare mai posseduto e mai usato della sua vita.

Constatò con mani febbricitanti che fosse intero e ancora, miracolosamente, vivo e funzionante.(un Nokia 3310) Con il pacemaker in gola zittì l’aggeggio che aveva cominciato ad accendersi in quella melodia fastidiosa e acutamente rimbombante.

Dando per scontato che avesse riesumato l’inquisizione, si gettò in una forsennata corsa verso il suo letto, che privò della rassicurante coperta digitando l’unico numero della sua rubrica ed anche l’unico numero che poteva salvarlo in quella difficile circostanza. Si gettò quella muraglia protettiva sulla testa portandosi la cornetta all’orecchio con la convinzione che essa l’avrebbe protetto fino all’arrivo… della mamma!

Non fece in tempo nemmeno a squillare, come udì il suono della cornetta che si alzava dal suo piedistallo di plastica, esclamò disperato:

— Mammina! —

— Arrivo figliolo! — la chiamata si chiuse.

Eugenio era così commosso che sua madre, anche solo dal suo istinto imprescindibile, fosse riuscita a capire ogni cosa e si stesse precipitando verso la sua prole in difficoltà.

Una volta uscito dal torpore delle cullanti parole della mamma, si accorse che quella coperta, non poteva essere abbastanza per proteggere la sua calda vita e nella sua mente figurò un modo per resiliare all’attesa dei soccorsi.

Quindi denudò il proprio giaciglio dai cuscini, federe, piumoni, gli scaldini, materasso, bajour e copriteiera, per creare un fortino inespugnabile, o almeno secondo lui. Ormai terrorizzato e sentitosi vulnerabile era regredito allo stadio di infante.

L’unica vera protezione che mise in atto, fu il cerchio di sale, rubato dalla scorta segreta anti-spiriti, preso durante una pericolosissima spedizione all’armadio. (Sapeva che sarebbe stato utile, anche solo per lanciare manciate di sale sulla zucca delle coppie troppo sdolcinate).

Recuperò la sua bibbia dal comodino che mise davanti alla porta del forte sul quale scrisse con il residuo del suo tossico sonnifero: “Voi non potete passare”. Se aveva funzionato per il Balrog, poteva funzionare per qualsiasi cosa, pensava.

Una volta finiti i preparativi non trovò nient’altro da fare che regredire ancora di più allo stato, quasi vegetativo, di feto. Rannicchiandosi, per l’appunto, in posizione fetale a frignare indegnamente.

Niente accadde per diverse ore. Il sole tramontò, la notte passò ed il sole risorse senza che la madre si facesse viva. Poi un’altro tramonto arrivò ed un’altra alba ancora. Tutto nella norma, per una donna di 110 anni. Nessun pensiero lo tormentò di più dell’attesa, sperando, forse invano, che sua madre fosse quanto meno a dieci metri dal portone d’ingresso a quell’ora, a cercare in una parrucca di chiavi quella della sua porta. Ma cosa ancora peggiore, il suo stomaco era vuoto, sarebbe morto di nuovo di fame prima di essere salvato.

Eugenio non vide nemmeno l’alba sorgere, in quanto quel fortino lo proteggeva da qualsiasi intrusione, persino quella della luce del sole, per questo, l’attesa la visse come una notte senza fine.

Ma distraiamoci dalla triste regressione del nostro sfortunato protagonista, su cui mi sono accanito più volte non volendo, e passiamo in cucina; dove la discussione non era ancora finita ed era lì per continuare per i secoli dei secoli.

Alla fine, quando il Cerbero si accorse stancamente del tempo trascorso, esplose in una comprensibile invettiva contro i coinquilini dell’appartamento dicendo:

— ORA BASTA! Non sono qui per mettermi a discutere con quattro ectoplasmi imbecilli! Tanto non avete nulla da fare! Non avete nemmeno le ore contate, avete aspettato per dei secoli, aspetterete un altro paio di secoli. Se avete qualcosa da dire, parlate con la Morte, e adesso arrivederci, o meglio, addio! — per poi andarsene allo stesso modo con il quale era entrato.

Dopo ciò seguì una serie di dialoghi ben poco rassicuranti, difatti i fantasmi si erano accorti dell’assenza di un morto, o presunto tale.

— Il cadavere di quel gorgonzola è più profumato da morto che da vivo… — disse l’incantevole Maria perspicacemente interrogativa annusando l’aria stantia di stagionato.

— Dove è sparito vecchio? Nemmeno spiriti sparire così di fretta… — intervenne Ivan.

— È sparito il mio sogno! Sventura a voi e sui vostri caffè da sobborgo!! — rispose Gerry tra lacrime amare.

— È uno zombie! — replicò Sonia, poi rivolgendosi a Maria — Matusa! E dammi er fucile! Anvedi ch’è l’alba dei morti viventi?

— Quel vecchio ha più vite del mio ex gatto domestico Adolf! — rispose la affettuosa Maria incurante della richiesta della giovane Sonia.

— Questa volta lui muorire davvero! Porterò sua testa capitalista a sommo Stalin quando arrivare nel di là! —

Continua...

Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni