Relax, don’t do it – Seconda sessione

Avanzava come un monaco templare, incappucciato, rasentando i muri decorati dei palazzi in stile liberty. I tacchi quadrati dei suoi loafers Bontoni pestavano il cemento bagnato come se fosse acqua in un mortaio, schifando la melma nera e maleodorante delle pozzanghere. Materia inutile e sudicia attraversata ogni giorno da stupidi criceti persi nelle loro ruote, alla ricerca di chimere e falsi approdi da usare come scuse confezionate e vendute a basso costo.

Passi nel vuoto su strade che non conducevano in alcun luogo reale, sagome diafane di comuni mortali ridotti a un’unica pulsione meccanica, l’approvazione della loro vanità.

Che schifo!

Solo una sana e consapevole deviazione lo avrebbe potuto salvare dallo stress di doversi confrontare quotidianamente con quella massa informe e puzzolente.

Si sentì meglio quando rammentò che durante la settimana aveva raggiunto obiettivi decisamente appaganti: molte persone non gli rivolgevano più la parola, i suoi capi si consultavano spesso con l’ufficio risorse umane a causa sua e i parenti stretti erano in allarme.

A questo punto era ormai innamorato del suo misticismo domestico. Nel tardo pomeriggio rientrava a casa per godersi il tepore del camino avvolto nella sua giacca da camera in lana merinos rossa con cuciture oro. Solitamente sorseggiava un ottimo brandy e ascoltava Ferro Battuto in sottofondo, piano, come se il maestro gli sussurrasse all’orecchio. Il plurilinguismo dei testi, i campionamenti jazz e gli inserti minimalisti si amalgamavano in una vibrazione eclettica ma pragmatica, con indicazioni precise per un oltremondo non fantastico.

Amava in modo particolare le vette liriche impreziosite dalla voce di Natacha Atlas: una contaminazione calda, ipnotica e mediterranea, univa universi stilisticamente lontani.

All’apice dell’ammirazione estatica, si alzava e raggiungeva lentamente il leggìo.

Quella sera il suo dito indice accarezzò con goduria il segnalibro in velluto cremisi infilato in mezzo alle pagine. Si aggiustò il bavero della giacca, si passò la mano nei capelli e inumidì le labbra. Infine lesse ad alta voce dalla pagina color avorio. 

“Percorso di formazione per eretici. Seconda sessione: dall’utero alla bara.”

Deprogrammazione dei rituali di massa e smantellamento del determinismo biologico sociale. Nel riscatto dalle scansioni schiavizzanti, l’eretico riscrive la linea del tempo e si sottrae al ricatto dell’appartenenza.

I) Della nascita e del cerimoniale – L’invecchiamento biologico è pura invenzione atta a generare il consumo isterico di energie di contrasto. Ricalibrare le energie e canalizzarle per la propria ascesi.

II) L’eretico festeggia unicamente i giorni in cui ha distrutto uno dei suoi dogmi interiori, le catene invisibili che tengono insieme il sistema. Nel superamento del dogma, l’eretico rende onore alla sua rinascita. Esempi e derivazioni di dogmi interiori.

 Tempo lineare: tirannia collettiva secondo cui l’esistenza debba essere scandita da un’agenda, da tappe prefissate o da traguardi anagrafici.

Il tempo non passa, è l’eretico che attraversa il tempo. Egli disinnesca l’orologio biologico e sociale.

 Approvazione: valore stabilito da validazione esterna. Genera morbi dannosi e contagiosi come dipendenza ontologica, mimetismo, compiacenza. Scollamento immediato dalle dinamiche di confronto sulle posizioni assunte.

 Il Circo dei Giusti – La convinzione infantile che i torti subiti debbano essere per forza riparati nel tempo. Che ci sia un cattivo da punire e un meritevole da premiare. La prigionia vittimista è la forma più diffusa di sottomissione alle logiche di potere. La pretesa di una resa dei conti, inoltre, viene quasi sempre proiettata su terzi, mai su sé stessi. Preoccuparsi solo ed esclusivamente di guarire il proprio Karma. (v. Sessione XXXIII Samsara e Moksha)

 L’Utilità – La credenza che ogni azione, pensiero o minuto di attività debba produrre un rendimento misurabile, un profitto o una crescita. Nota aggiuntiva risalente al 1717: l’ozio non è contemplativo, diventa sabotaggio attivo contro la catena di montaggio dell’iper-produttività.

 Sopravalutazione dell’empatia e senso di colpa – Il ricatto emotivo che impone di soffrire a comando per le sciagure altrui o di gioire per i successi mediocri di individui insignificanti. La liberazione dalla compassione a tutti i costi restituisce all’individuo il lusso di una giusta distanza. Sviluppare un sano egoismo.

 Identità – Il bisogno viscerale di definirsi attraverso una bandiera, una fazione, un gruppo, un credo o un pensiero. L’eretico è l’apolide dello spirito: non cerca fratellanze, non cerca simili, non cerca conforto nello specchio del branco. (Nota risalente al 1971: non partecipare mai alle riunioni di condominio. Trappole mortali costituite dai latrati svilenti di fiati marci.)

III) Cerimoniale celebrativo di congedo e rinascita: 

 Purificazione e azzeramento delle frequenze di fondo. Versare tre gocce di estratto di sandalo sui tizzoni ardenti del camino. Eliminare ogni fonte di luce artificiale e silenziare qualsiasi dispositivo in grado di trasmettere segnali dall’esterno. Il mondo fuori deve cessare formalmente di esistere.

 Offerta al fuoco -Distruzione del feticcio della norma. Prendere l’oggetto scelto come simbolo del dogma infranto durante la settimana e gettarlo tra le fiamme senza esitazione né nostalgia.

 Proclama di eresia – La rottura del legame. Pronunciare a voce ferma e a capo alto verso il cielo la formula di disconnessione:

“Nessun dovere mi vincola,

nessun applauso mi definisce,

nessun rimpianto mi insegue.

Non appartengo alla loro corsa.”

 Consacrazione della distanza – Chiusura del rito. Tenere gli occhi chiusi per venti secondi o più. Ripiegare il segnalibro in velluto cremisi alla pagina successiva e chiudere il tomo con un colpo secco. 

Richiuso il tomo, si sistemò i polsini della giacca e tornò a sedersi sulla poltrona in pelle. Al cospetto di un fuoco amico, guardò nel buio fuori dalla finestra con la fredda soddisfazione di chi ha appena sbarrato la porta del proprio paradiso privato. I ceppi scoppiettavo ai suoi piedi. 

Sapeva che il giorno successivo avrebbe venduto cara la pelle. 

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