Relax, don’t do it (when you wanna come)

La luce tremula dell’unico lampione acceso pareva spegnersi tristemente sotto la pioggia battente, la via era condannata a rimanere al buio in una lunga notte senza luna.

Vito Schivardi, laureato in ingegneria termonucleare al Politecnico di Torino, si sporse dal balcone e abbassò lo sguardo nel grigio dell’asfalto. Piegò un po’ il collo e osservò gli ultimi sospiri puzzolenti dei gas inquinanti evaporare verso l’alto e mischiarsi con la nebbia. Portò la tazza alla bocca, dischiuse le labbra: un sorso di caffè freddo alla nocciola si posò sulla lingua.

Fu in quel momento che prese la decisione: sarebbe diventato un eretico.

In fondo lo desiderava da quando era bambino.

Anni prima suo padre aveva espresso un marcato dissenso, quando Vito aveva indossato per settimane una vecchia maglietta con l’immagine di Giordano Bruno, trovata sepolta in un mercatino di periferia.

Si trattava di un genitore appartenente a una generazione molto fortunata: aveva visto il male soccombere e il bene trionfare. Si trattava, in realtà, del frutto di un esperimento molto riuscito, che aveva dato vita a una popolazione ingenua ma fiduciosa nel cambiamento sociale e politico. Sempre pronti a incontrare la vita, vivevano nella convinzione di poter intervenire davvero.

Era passato molto tempo da quando ascoltava le parole del padre, seduto sulle sue ginocchia, nella poltrona accanto al camino.

Non sentiva una vera e propria mancanza, ma ogni tanto se ne rammentava.

Rientrò nell’appartamento e si diresse verso il leggìo.

La consultazione del regolamento era la prima cosa da fare.

Aprì il manuale che gli aveva lasciato suo nonno in eredità, un tomo medievale che raccoglieva frammenti dalla biblioteca di Alessandria d’Egitto, scampati miracolosamente a incendi e devastazioni. Conteneva compendi e revisioni apportate nei secoli dai suoi avi e lui lo custodiva come una reliquia.

Fece correre il dito lungo l’elenco dell’indice.

“Eccolo qui! Solo trecento commi. Nulla di così impegnativo.”

Scorse velocemente le pagine, arrivato alla numero 2378, spostò il segnalibro e cominciò a leggere ad alta voce:

“Percorso di formazione per eretici. Prima sessione: la rinuncia.

Atto volontario e irrevocabile di sospensione di crediti e certezze sistemiche. Consiste nel distacco metodico dai presupposti logici, azioni e tensioni morali e sociali che strutturano l’identità ordinaria, al fine di liberare lo spazio cognitivo necessario a una nuova codifica della realtà. La rinuncia non è una perdita, ma un’operazione igienica della coscienza.

Elenco delle rinunce obbligatorie:

I) Eiaculazione – Evitare di sprecare energia vitale e fluidi corporei che potrebbero altrimenti alimentare una piccola centrale idroelettrica. (v. Sessione XXXI Pranayama e respirazione).

II) Zucchero – Privazione di ogni gratificazione saccarifera, intesa come rescissione della dipendenza da sbalzi glicemici ed edulcorazioni fittizie della realtà. Accettare l’asprezza intrinseca dell’esistenza senza ricorrere ad alcuna compensazione artificiale.

III) Sete – interruzione immediata di stati di disidratazione autoinflitti. Inutili e dannosi. Irrorare il corpo di liquidi trasparenti che non comportino ebrezza.

IV) Sazietà – lo stomaco pieno è solo una trappola piccolo borghese inventata dalle trattorie a menu fisso.

V) Ozio – permesso solo se contemplativo.

VI) Turpiloquio – da sostituire con perifrasi eleganti che insultano l’interlocutore a un livello sociolinguistico nettamente superiore.

VII) Spreco – Rifiuto rigoroso di qualsiasi dipendenza e dispersione incontrollata di tempo, materia, energia. Canalizzare ogni risorsa verso un fine consapevole.

Elenco delle rinunce consequenziali:

I) Coerenza/Certezza – liberazione dal peso di dover pensare oggi la stessa identica stupidaggine che si sosteneva con tanta fermezza ieri pomeriggio.

II) Nostalgia – rifiuto di ogni rifugio o fuga ideale nel passato.

III) Lamentela – (climatica e non) – soppressione dell’espressione di scontento passivo.

IV) Aspettativa – Superamento di ogni proiezione desiderante sul futuro.

V) Correzione dei refusi altrui – Rinuncia all’impulso sanzionatorio di fronte alle imperfezioni del prossimo.

VI) Giustificare/Spiegarsi – Alternativa: fissare l’interlocutore in silenzio finché non si sente a disagio e se ne va.

VII) Voyeurismo – Cessazione di ogni osservazione furtiva o mediata della vita altrui. Recidere il legame con la distrazione passiva, costringendo la coscienza a confrontarsi unicamente con il proprio perimetro interiore.

Vito chiuse il librone, non prima di aver memorizzato tutte le indicazioni. Indossò la giacca da camera e si addormentò sul divano. Avrebbe cominciato il percorso l’indomani mattina.

Così fu.

Il primo giorno litigò con la cameriera della caffetteria aziendale, perché non sapeva se nel budino al cioccolato fondente ci fosse lo zucchero. Nel pomeriggio invece strappò il calendario sexy appeso nel bagno degli uomini. Il suo collega cominciò a guardarlo strano.

Il secondo giorno bevve tre litri d’acqua e si alzò mille volte dalla postazione per evacuare. Ebbe un richiamo dalla direzione. In serata andò a cena da sua sorella, ma non mangiò nulla. Suo genero gli chiese se si sentisse bene.

Il terzo giorno al lavoro sembrava la bella copia di Sgarbi. Fece osservazioni taglienti che nessuno pareva comprendere. Si riposò per due ore con i piedi sulla scrivania, ragionando sui massimi sistemi cosmici. Ebbe un altro richiamo.

Dal quarto giorno in poi si rifiutò di gettare i piatti di plastica della mensa nella spazzatura. Il capoufficio cominciò a fissarlo, accarezzandosi il mento con la mano. Il telefono squillò, era il titolare della concessionaria per il ritiro della nuova auto, al quale rispose che aveva cambiato idea e non la voleva più.

Il quinto giorno fu convocato in direzione e minacciato di licenziamento. Rispose che non si curava delle azioni altrui, e che lagnarsi era una perdita di tempo. Tornò alla scrivania tutto soddisfatto e snobbò la sua collega che voleva mostrargli le foto delle vacanze estive.

Di lì a poco sua madre lo chiamò al cellulare, chiedendogli cosa desiderasse per il suo compleanno. “Nulla” rispose senza giustificarsi.

Il sesto giorno abbandonò i social.

Il settimo giorno mangiò da solo, mentre i colleghi lo guardavano, si coprivano la bocca e bisbigliavano ridacchiando.

Era a buon punto.

Ma la strada per il rogo era ancora lunga. 

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Discussioni

  1. Sarebbe stato meglio se fosse finito sul lastrico: nel senso che avrebbe dovuto buttarsi dal balcone, quel mattino di nebbia. Avrebbe risparmiato noie ad un sacco di gente. Un uomo inutile.
    Mi sfugge il legame con la canzone: nella realtà, il testo aveva un significato sessuale niente affatto nascosto…