Rhizostoma pulmo

Serie: La ragazza delle meduse.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Meduse invasive, capelli dorati, telepatie incipienti… L’estate si stava complicando, ma in un modo carino.

La nostra fila di cabine era verniciata con un delicato arancione fluorescente che ti faceva lacrimare gli occhi.
Ci spostavamo su di una passerella in legno sbilenco, messo a dura prova dal tempo, infatti Andrea era già diventato campione regionale di inciampo su tavoletta storta.

– Mami! Sono stanco! Posso fare il bagno? Posso? – Sembrava il tono di chi aveva percorso chilometri di deserto trascinando con se il cammello ferito.

– Andy, tesoro! Hai visto le bandiere rosse, no? Vuol dire che il mare è pericoloso oggi! Magari dopo si va nella piscina del lido vicino.

– Sìiiiiiiiihh! – Mio padre si era girato guardando la moglie con l’espressione torva da “non ho il pozzo dei soldi io”, ma lei aveva fatto un gesto con la mano come per dire che i bimbi scordavano in fretta.

La fila arancione degli spogliatoi era seguita da quella di color rosso fuoco che bloccava la vista del mare. Al momento non si vedevano altri esseri umani, eravamo gli unici. Ci avviammo verso la battigia dopo esserci cambiati, armati di ombrellone e asciugamani.

– Non è affatto agitato il mare, ma sembra strano… – Mio padre strizzava gli occhi per vedere meglio.

– Sono buste di plastica? – Mia madre immaginava camion dell’immondizia che scaricavano in acqua di notte, ma la sua espressione disgustata virò repentinamente in terrore non appena capì cosa galleggiava davvero.

– Ohhhmmer…- Andy ascoltava attento. – …Merrrcoledì! Non sono buste! Sono…-

– Meduse! A migliaia. – Ecco un altro dei motivi per cui odiavo tutti gli oceani.

– Mami! Ma quelle bruciano! Non voglio fare più il bagno! – Mio fratello stava per attivare la sua famosa sirena antiarea, aveva già il labbro inferiore a “cucchiaio”.

– Mi sa che ci toccherà fare il bagno in piscina! – Disse improvvisamente papà con un sorriso obliquo.

– Sìiii! – Fece Andrea con ritrovato entusiasmo… Sirena disinnescata!

Stesi l’asciugamano accanto al paletto dell’ombrellone che papà stava piazzando sulla sabbia e mi avvicinai alla riva. Pezzi di medusa giacevano un po’ ovunque disidratandosi lentamente al sole, l’odore di marcio era discretamente penetrante.

Il mare appariva lattiginoso con sfumature violacee. In pratica, una distesa ondeggiante di meduse morte o moribonde che impedivano di vedere l’acqua sottostante.

Guardandomi attorno non vedevo nessuno tuffarsi gioiosamente, poche persone in lontananza passeggiavano lontani dalle onde e, non so spiegare per quale strana ragione, decisi che era una buona idea armarmi di paletta e accumulare quei cadaveri opalescenti da qualche parte sulla sabbia.
Non so quanto tempo fosse passato, ma avevo creato una montagna di carcasse trasparenti, luccicantii e gocciolanti con dei bei merletti blu e viola, alta quasi quanto me.

– Sembra una scultura di Gormley! – Una voce squillante, mai sentita, mi fece trasalire e, giratomi di scatto, credo di aver imitato il verso di una gazza ladra ferita.

– EEeehhhh? – Una risata forte e nuova di zecca fece aumentare il numero dei miei battiti: era una risata divertita e sincera, ma non da presa in giro. Non so neanche io come definirla… “Soaveraggiante”, ecco!

– Hai creato una montagna artistica di cadaveri gelatinosi!

– Rhizostoma pulmo! – Dissi a bassa voce, vergognandomi del fatto di sapere cose che il resto dell’umanità ignorava beatamente.

– Wow! Conosci il vero nome del polmone di mare! Questa è una gran bella sorpresa! – Alzai lo sguardo solo nel momento in cui quella voce pronunciò le parole “polmone” e “sorpresa”, guardandola per la prima volta.

Era una ragazza della mia età, con i capelli che al sole sembravano dorati, raccolti in una lunga coda di cavallo tenuta da un elastico color acquamarina, aveva una frangia importante, ma tagliata storta, diagonalmente. Il suo costume era intero con una fantasia a squame di pesce, azzurro con il tessuto che a seconda di come lo colpiva la luce cambiava colore: dal blu di Francia allo smeraldo, passando per un bel viola.

Il suo viso era attento, perfetto. I suoi occhi, di un verde bottiglia intenso, guardavano direttamente i miei di un castano scialbo.
Non avevo mai visto niente di così bello nei miei quasi tredici anni di vita.

– Non guardarmi così! Mi farai sentire come una Gill-Man, non so se… –

– Il mostro della laguna nera! – La interruppi io in un modo poco educato, ma il nerd interiore era lì che scalpitava.

– Urca! E io che pensavo che questa sarebbe stata un’altra mattinata noiosa! Tu vuoi lasciarmi a bocca aperta facendomi sembrare un’ebete, dillo! – Il suo strano accento unito al timbro della voce, trasformavano le sue parole in una specie di melodia! Una sonata meravigliosa da ascoltare ad ogni costo.

– S-Scusami! È che non conosco molte persone che capiscono veramente quello che dico e…

– Smettila! Che poi mi metti in imbarazzo e ci tocca lottare contro quei silenzi antipatici.

– Scusa! Scusami! Io sono Emaniù! No, cioè mi chiamo Emanuele, ma tu puoi chiamarmi Eminu… Emùlo! Ahhhh! Emu! Tu puoi chiamarmi Emu! –

– Uhm, Minu mi piace di più! È deciso. Minu de Pulmo! – Potrebbe chiamarmi anche Makkurokurosuke, suonerebbe bellissimo lo stesso.

– Io mi chiamo Agartha, con la th! Piacere di conoscerti Minu!

– Shambhala? La teoria della Terra cava! – Non so se la cosa fosse già chiara all’intera popolazione delle meduse spiaggiate, ma all’improvviso mi ero accorto di avere un debole terribilmente forte per quella ragazza apparsa dal nulla durante una mattinata dove le pulmo volevano conquistare l’isola…

– Adesso basta! Conosci anche il mito di Agarthi? Io davvero non ci credo! Sei il primo ragazzino… In realtà non so neanche quanti anni hai, ma non dovresti superare gli undici? No?

– Tredici! Cioè, quasi tredici… Compio gli anni il venerdí non di questa, ma della prossima settimana.

– Dicevo… Sei il primo ragazzo mai incontrato finora che conosce un sacco di cose strampalate! E non solo, ma tu le adori anche queste informazioni inutili! Sei strano forte! E la cosa mi va a genio! – Fece una risata delle sue e io chiusi, per una frazione di secondo in più, gli occhi.

– Mi piacciono le tue risate, hanno dei colori bellissimi! – Avvampai. Il rossore partì dalle orecchie diffondendosi rapidamente, ma era come se potessi finalmente rivelare i miei pensieri senza il terrore di essere preso per stupido. Lei rise, piano.

– Aspetta che completo la tua opera d’arte con un mio tocco personale da scultrice improvvisata. – Restò a guardarmi un paio di secondi, poi si girò verso il mare camminando lentamente.

– C-che fai? Non andrai in acqua, vero? Ti prego non farlo! – Le onde e le meduse le ricoprivano i piedi a intervalli regolari ed io stringevo gli occhi e facevo smorfie sofferenti perché mi sembrava di sentire il dolore al suo posto. Lei intanto cercava attentamente qualcosa.

– Ahh-ha! eccoti qui! Proprio te volevo! – Allungò la mano verso l’acqua immergendo quasi completamente anche il braccio.

– No! – Urlai con una vocina stridula.

– Tranquillo, tranquillo. Se prendi le meduse dall’ombrello non pungono mica! E poi le pulmo non sono molto urticanti.

Disse spensieratamente portando una gigantesca medusa capovolta. Doveva pesare almeno un paio di chili viste le dimensioni. Con gentilezza la posò sulla cima della mia montagnola.

– Ecco fatto! Ora la tua opera si può dire completa! – Rise dolcemente.

– Ma non ti bruciano i piedi? –

– Un pochino, ma basta metterli al caldo che il bruciore passa! – Spostò la sabbia rovente con i piedi in modo da ricoprirli.

– Sei la persona più assurda che ho mai conosciuto! La più assurda! – Dissi impacciato e imbarazzato.

– Non sembra proprio un complimento detto così, ma grazie! Anche tu sei diverso da chi ho incontrato in questi giorni di vacanza in Sicilia e ammetto che…

-Agghy! Agghyiiih! – Una voce in lontananza stava chiamando o vendendo qualcosa. Dietro Agartha, un omone con una barba da vichingo, i capelli rossi e la stazza di un giocatore di rugby neozelandese urlava e agitava la mano.

– Ed ecco come un bel film viene brutalmente interrotto! Uffa! Quello è mio padre! Che probabilmente ha deciso di tornare in hotel.

– Eeeehh, devi andare via? – Volevo piangere come Andrea.

– Tu che dici? Non credo che mi lascerebbero qui da sola con uno sconosciuto.

– Ma domani torni? Cioè sei qui per le vacanze no?

– Quale è il numero della tua cabina? – Chiese.

– 76? È la 76! La fila arancione che brucia le retine! – Il padre di Agartha stava urlando a un volume sempre più alto e agitava entrambe le braccia.

– Devo andare! Ci si vede Minu! – Girandosi e correndo via fece una delle sue risate soaveraggianti.

– Arrivo! Arrivo. Smettila di urlare! – Disse alzando la voce anche lei, ma con un tono divertito.

Ero completamente in balia di emozioni che non sapevo gestire.

– Ciao Agartha! Ci si vede! – Balbettai, ma era ormai troppo lontana.

Guardai gli ultimi riflessi del sole sui suoi capelli e quando sparì insieme al vichingo dietro una fila di ombrelloni chiusi, il mondo perse un bel po’ del suo colore e l’odore di alghe e meduse in decomposizione tornò prepotentemente.

Serie: La ragazza delle meduse.


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Discussioni

  1. Continua molto bene la tua serie, con questo episodio spumeggiante, pieno di colori, di forme cangianti, di sensazioni, rendendo lo scenario della spiaggia un luogo tangibile e presente, lungo la scorsa dei suoni e delle situazioni che si susseguono, dalle più comuni alle straordinarie. Lo sfondo delle meduse con il loro accumulo apporta ancora più vitalità al tuo tessuto. Tra l’altro il discorso diretto riesce a inquadrare molto bene le varie personalità che inquadri e che lasci scorrere nelle luci marittime della storia. Bellissimi i colori delle risate.

    1. Ciao Luigi! Che meraviglia leggere i tuoi commenti! Mi sento davvero onorato di sapere che ciò che scrivo riesca a trasmettere al lettore i colori che amo, la mia spiaggia è davvero un ricordo di quando avevo una decina d’anni e rincorrevo una ragazzina bionda senza conoscerne il vero motivo…
      Qui ho riportato semplicemente quelle sensazioni, amplificandole in una storia strampalata di fantascienza e amore.
      Ovviamente il mio è un grazie grande quanto una palazzina di tre piani completa di terrazzo con i panni stesi, le antenne televisive e le cisterne d’acqua. Grazie di cuore!

      1. Grazie a te di questo magnifico riscontro, così luminoso, travolgente. Fantastica la palazzina di tre piani con panni stesi…. come parametro del tuo ringraziamento! Un saluto e buona scrittura.

  2. come dire: Dio li fa e poi li accoppia. Sono molto veri i tuoi personaggi e ciò è dovuto, a mio avviso, alla cura che poni alle parti dialogate. La famiglia di Emanuele è riuscitissima, la si potrebbe incontrare addirittura su una spiaggia.

    1. Grazie Francesca! Diciamo che la famiglia di Emu è una fusione di figure che conosco realmente: un pezzo della madre della mia compagna, un pezzo di mio padre, frammenti di ricordi di cuginetti e pennellate di mio fratello. Poi cerco di mischiare tutto mantenendo una certa coerenza. Ma onestamente, come ho sempre scritto, loro parlano in una specie di film proiettato proprio dietro la fronte. A me basta solo stare attento a ciò che dicono.

  3. Mi piace moltissimo il tono ironico della narrazione, rende tutto molto leggero e piacevole da leggere. Sulle meduse mi si è gelato il sangue, qui è vietato ucciderle sulla sabbia. Bello l’incontro tra i due “strambi” ragazzi. Lo posso dire? Da fratello minore, Andy mi sta molto simpatico!

    1. Grazie infinite Carlo per esserti fermato sulla spiaggia della Playa! Sono contentissimo che il mio modo di raccontare ti piaccia, è la mia prima esperienza e ho ancora parecchia strada da fare per riuscire a domare e padroneggiare tutte queste parole selvatiche. Intanto un commento come il tuo mi mette dell’umore giusto per migliorare e rendere interessante la mia storiella estiva. Grazie di cuore.

  4. Un bell’ incontro inaspettato tenero e dolce, ma non sdolcinato, e un po’ scanzonato. Il senso dell’ ironia non manca. I personaggi di questa serie suscitano simpatia. Le situazioni descritte risvegliano ricordi piacevoli. Una lettura che lascia un buon gusto in bocca, genuino, dopo averla consumata.

    P.S. Ho scritto per errore un nuovo commento per il primo episodio. Ero convinta di averlo letto soltanto. Mi sono accorta dopo che l’avevo gia`commentato in precedenza.
    “Melius abundare quam deficere.”

    1. Ciao M.Luisa! Grazie per aver letto la mia storiella! Sono contento che i personaggi che descrivo trasmettono quell’aria scanzonata e divertente che li caratterizza. Spero di riuscire a mantenere un livello decente anche per i capitoli che verranno!

    1. Grazie Cristiana! Guarda che io non faccio niente! Sono loro che agiscono, pensano e discutono. Io devo essere solo veloce a trascrivere tutto e a mettere insieme le scene. A parte le stupidate, Emu è un ragazzino, molto nerd e pieno di nozioni affascinanti, ma perlo più inutili e per questo è etichettato come strampalato e tenuto a distanza. Fortunatamente non è uno che considera vitali le relazioni sociali quindi è poco influenzato dall’opinione degli altri. Le cose cambiano al momento di un coinvolgimento sentimentale motivo per cui non ha alcuna arma di difesa efficace… È solo un bambinetto in fin dei conti.

  5. Eccola qui la ragazza! Il padre non sembra molto contento, forse l’impatto per lui è stato traumatico.
    Battute a parte la storia sembra interessante. A volte ci si sente soli quando gli altri ragazzini condividono tutti gli stessi interessi che non sono i tuoi. Tifiamo Emu!

    1. Emu è uno di noi! La storia è molto semplice o almeno, l’ho voluta far partire in modo banale e prevedibile, ma fra un po’ i personaggi inizieranno a ragionare e agire per conto proprio e il racconto prenderà una piega stravagante che spesso stupisce anche me… La mia paura è quella di superare un qualche limite di cui non tengo conto è rovinare tutto. Fortuna che ci siete voi ad avvisarmi se sto navigando in acque infestate.
      Grazie Francesco!

    1. Già! Di solito sono quelli che ti seguono e perseguitano per buona parte della vita. Alle volte ti fanno cercare nelle altre persone delle caratteristiche fisiche simili e altre volte quelle caratteriali e così si rischia di non riuscire a far combaciare il modello idealizzato con quello realmente esistente. Un casino. E in ultimo, scopri che colei o colui che nella tua testa a sembianze di divinità semitica, in realtà somiglia più ad un manifesto logoro dei cartomante Lello che “ti svela il futuro con i veri Tarocchi egizi”…
      Però le emozioni provate quando ci si innamora per la prima volta hanno un valore di 6 sulla scala Ambraseys-Sieberg.

  6. Constatare questa serie di apprezzamenti mi regala un pizzico di orgogliosa soddisfazione. Non era difficile vederci giusto: la tua abilità artistica si riversa tutta intera nello scritto e lo porta su. Sempre più su.

    Continua a incantarmi il contenuto, nella sua apparente semplicità. A ben guardare invece ci sono salti e riferimenti continui a personaggi e miti, il che dimostra una grande ricchezza interiore.
    La Terra Cava, per esempio. Veramente interessante.
    Concordo con @LolaSuarez93 sulla ottima gestione del discorso diretto, abilità non da poco nel nostro campo.

    Ma, ed è il tuo primo ammiratore che ti parla, ora devi lavorare sui dettagli. La scena ruba tutta l’attenzione e non per questo ti salverà dal famelico lettore medio, insaziabile spietato divoratore che non si accontenta.

    Quindi nessuna fretta di pubblicare, piuttosto perfeziona ogni frase, ogni parola, attento alle ripetizioni (mi ripeto: attento alle ripetizioni) e vedrai che con il potenziale già posseduto tu vai in orbita, insieme agli spiritelli di cui parli.

    Ma un altro complimento da me te lo meriti: si legge che è una bellezza. Proprio bravo, però non fermarti qu, sarebbe un vero peccato.

    1. Robert, quando scrivi di orbite e di braverie, di bellezze e incantamenti ricordati che dall’altra parte del monitor c’è un tipo che inizia a leggere sollevando ritmicamente il calcagno del piede destro e finisce la lettura con la canzone degli Electric Callboy intitolata We Got The Moves che parte improvvisamente da un punto indefinito della camera, con il tipo che inizia a ballare grottescamente spaventando gatti e vicini. Grazie Robert, per me è importantissimo tentare di migliorarmi in ciò che adoro fare. Ammetto che leggere così tante volte un mio scritto, tentare con parole inusuali e lavaggi a temperature elevate di ridurre un capitolo di poco meno di tremila parole in uno da mille e cinquecento sperando di ottenere qualcosa di decente e leggibile, non era mia abitudine… Da tener conto anche che ieri ti ho risposto con il cellulare ed è stato un vero incubo e stamattina mi son detto: adesso vado e modifico… Ma non si può fare. Non posso neanche cancellare il mio stesso commento scritto male.

  7. Constatare questa serie di apprezzamenti mi regala un pizzico di orgogliosa soddisfazione.
    Non era difficile vederci giusto: la tua abilità artistica si riversa tutta intera nello scritto e lo porta su. Sempre più su.
    Continua a incantarmi il conte

  8. Davvero ottime le pennellate e le tonalità che usi per inscenare questo racconto, ho apprezzato molto i dialoghi, li trovo profondi e ritmati. La chiusa finale ha un elemento simbolico che da’ da pensare e venir voglia di proseguire la lettura.

    1. Grazie David! Per me è davvero piacevole poter leggere che ciò che scrivo attiri e mantenga viva l’attenzione. Spero di riuscire a migliorare man mano che acquisirò esperienza e vocaboli nuovi da poter utilizzare. Come dicevo qui sotto, i dialoghi mi permettono di dipingere il personaggio nella mia testa, riesco addirittura a sentirne la voce. Poi non serve più ragionarci troppo, reagiscono per conto loro e a me serve solo stare attento e trascrivere ciò che dicono.😀

    1. È la moda del momento! Dipingersi i denti con gli Uniposca! 😀 A parte le stupidate, il modo di ridere è un ottimo rivelatore del colore dell’anima di una persona, ovviamente parlo di una risata vera, non di quelle di circostanza.

  9. Ciao ❣️
    Mi piace molto il modo in cui costruisci i dialoghi. Sono estremamente reali, secondo me la costruzione del dialogo tra personaggi è la cosa più difficile da fare in una storia.
    Tu sei riuscito a non renderli artificiosi.

    1. Ciao Lola! I dialoghi servono a farmi affezionare o meno ad un personaggio di un racconto, di un film o di un cartone animato. Se i personaggi mantengono la giusta coerenza è facile che mi trascinino con loro. Io cerco sempre di farli parlare con la loro voce, con le loro movenze e a volte dicono cose che non avevo previsto o reagiscono senza rispettare la storia che avevo in mente e questa cosa la adoro! Forse dovrei aumentare il dosaggio degli psicofarmaci… 😂

  10. Ho appena letto, nel commento qui sotto, che la ragazza delle meduse esiste davvero. Chissà cosa sta facendo oggi, mi ci sto affezionando. Altro bell’episodio, la tua serie ha tutte le carte in regola per tenere incollato allo schermo il lettore: oltre ad essere divertente, è anche nerd!

    1. Non hai idea di quante volte me lo sia domandato nel corso degli anni.
      La immagino regina della Groenlandia o presidente degli Stati Uniti d’Europa. Una cosa così…
      Grazie Micol! Io lo spero di riuscire a incuriosire e a creare un legame tra chi legge e i miei personaggi.
      È uno dei miei sogni proibiti!

  11. Questa serie è davvero partita col piede giusto!
    Mi piace moltissimo il personaggio di Emu, forse perchè anche io, come lui, fin da piccolo ho avuto l’hobby (chiamiamolo così) di collezionare informazioni apparentemente inutili e strampalate.
    PS: i disegni sono bellissimi, bravissimo!

    1. Ah! Emu è un miscuglio di anime che ho conosciuto, che conosco ancora ed ha anche dei pezzetti della mia o almeno quello che ne è rimasto. Comunque tutta questa prima parte è una storia vera, vera! Ero più piccolo all’epoca di Emu, ma la ragazza delle meduse, da qualche parte, esiste davvero.