Rico, Suave & Lara Compton – Coincidenze

Serie: Rico, Suave & Lara Compton


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lara Compton si diresse verso la porta, sottratta ai propri pensieri da quei tre colpi di nocca vibrati sull’anta in un ritmo lento, paziente e cadenzato, e una volta aperta osservò con sguardo incuriosito i due uomini in completo di fronte a lei.

Suave dischiuse le labbra in uno di quei sorrisi sornioni che quando le persone ci inciampavano contro si convincevano sempre che fare quel che veniva loro richiesto fosse la sola cosa sensata a questo mondo.

Si avvicinò con incedere tranquillo e rilassato all’auto sportiva che aveva appena arrestato la propria corsa, fermando le ruote esattamente al centro dell’ampio spazio delimitato da due strisce bianche, pitturate di fresco, sull’asfalto grumoso del parcheggio antistante l’Elmwood Motor Lodge.

Il primissimo sole del mattino conferiva alle pareti in legno chiaro del motel, così come alla natura tutt’attorno, una tonalità tiepida e rassicurante. La temperatura dell’aria era mantenuta piacevolmente fresca da una brezza educata e mite, nell’ora in cui la lingua ed il palato sono ancora pervasi da quel che resta di due tazze di caffè da poco bevute a stomaco vuoto, seduti su una sedia fuori dalla stanza a fissare le prime auto catapultarsi dritte nella trappola di una nuova giornata, mentre il resto degli abitanti di quel lato del pianeta ci si sarebbe ritrovato a breve.

Attese con pazienza che l’uomo alla guida mettesse di colpo fine alla vibrazione catarrosa e insofferente del motore incassato nel cofano della Camaro, osservandolo uscire dall’abitacolo con la studiata flemma di chi ha appena parcheggiato l’auto davanti al bar in cui trova sollievo ogni sera o quasi, studiandolo divertito nel richiudere dietro sé la pesante portiera gialla con una spinta netta e profonda, la quale produsse un suono avvolgente e perfetto che vinse per un istante quello monotono e prevedibile della vicina autostrada.

Fu solo allora, quando l’uomo ebbe i tacchi degli stivaletti di coccodrillo ben piantati a terra, che Suave allargò le braccia verso di lui in un gesto avvolgente ed inclusivo e lo salutò con la voce di chi ha atteso a lungo quel preciso istante, come si fa con uno che vedi dopo che è trascorsa un’eternità e solo in quel momento lì capisci quanto te ne rammarichi:

«Frusciante. Porca troia, Eric Frusciante a Boscawen – BucoDiCulo – New Hampshire. Chi cazzo me lo doveva dire che ti avrei rivisto in questo posto. Vieni qua, fatti abbracciare.»

«È bello rivederti, Brigante.»

«Come stai amico mio?»

«Lo sai no? I cattivi stanno sempre bene.»

«Ti vedo in gran forma. Facciamoci due passi. Gli alberi, i pali della luce, le gomme delle auto sull’asfalto: è una gran mattina per camminare un po’.»

«Sei da solo?»

«Sì. Cioè no, faccio da balia a un tizio, Rico Torres. Lo conosci?»

«Di nome.»

«Io invece nemmeno lo avevo mai sentito nominare fino a poco tempo fa.»

«E dov’è ora?»

«Sta ancora dormendo. Ieri sera si è scolato qualche birra di troppo.»

«Beh, il posto non lascia molte alternative se ti vuoi distrarre un po’.»

«Il fatto è che la birra di troppo era la seconda. La terza nemmeno l’ha finita. Come cazzo si fa ad essere ubriachi dopo due birre, dico io?»

«Magari ha il metabolismo lento.»

«Sì, e la lingua svelta. Scusa amico se non ho risposto subito alla tua chiamata ieri, l’ho vista mentre ero a tavola, e ho pensato che a quell’ora stessi mangiando pure tu.»

«Fa niente. Il bello di questi cosi è che alla fine ti trovano sempre.»

«Già, infatti. Ma non lo so mica se è tanto una bella cosa.»

«Dipende da chi ti cerca.»

«Giusto. Dove cazzo sei stato tutto questo tempo? Sei sparito dalle mappe come un paese dimenticato in mezzo a un poligono nucleare.»

«Fuoco amico mio, fuoco. La zona è quella.»

«Cioè?»

«Ho dovuto fare una tappa forzata dalle parti di Kenna.»

«E dove cazzo sta Kenna?»

«È quello che continuano a chiedermi tutti. New Mexico.»

«Puttana miseria Eric. Il New Mexico è tipo… quanto? Duemila miglia e duemila gradi da qui?»

«All’incirca.»

«Te li sei comprati lì quegli stivali?»

«Sì, beh, diciamo che da quelle parti sono un pezzo in voga.»

«E la squaglia tope?»

«Che?»

«La macchina. Anche quella l’hai presa lì?»

«No, quella l’ho… ah, è una storia lunga.»

«New Mexico. Che cazzo ci facevi in New Mexico?»

«Anche quello me lo chiedono tutti.»

«C’entrava una femmina?»

«Le femmine sono il prodromo ogni volta, ma quello lo metti sempre in conto. In realtà la cosa strana è successa dopo. Ancora non me la spiego.»

«Sarebbe a dire?»

«Mi si è fermata la macchina nel cazzo di deserto.»

«Un bel guaio, ma non ci vedo niente di strano. Non mi sembra che c’entrino gli alieni.»

«Aspetta… lo abbiamo già fatto questo discorso?»

«Quando avremmo potuto farlo? Stavi in New Mexico…»

«Già, il fatto è che sono rimasto senza benzina.»

«Eric, sarà che ho un calo di zuccheri ma non ti seguo. Continuo a non vederci niente di eccezionale. Senza considerare il fatto, non ti offendere amico, che non sei proprio quel che si dice un tipo organizzato. Ti sei scordato di mettere la bumba nella bottiglia.»

«È proprio questo il punto: io la benzina fino a due secondi prima ce l’avevo. Ho guardato l’indicatore, c’era mezzo cazzo di serbatoio. Invece due secondi dopo, bum. La lancetta puntava più in basso di quanto farà il mio uccello quando diventerò vecchio.»

«Oh no amico, io non ci voglio arrivare a quel giorno. Mi faccio ammazzare prima. Ok, sei rimasto senza benzina. Ti perdeva il serbatoio, può succedere.»

«Eppure io questa conversazione… comunque no, il serbatoio era a posto, ho controllato, non c’era traccia di benzina lungo la strada. È stata la macchina. L’ha fatto apposta.»

«Mi sa che mi sono sbagliato, sai? Mi sa che il calo di zuccheri ce l’hai tu amico. Stai dicendo che la macchina era incazzata con te e t’ha mollato apposta nel deserto?»

«Non era incazzata, al contrario. Ha capito che mi serviva tempo per pensare senza distrazioni. Così la Camaro mi ha lasciato a piedi.»

«Ok, ci sono. Mi stai pigliando per il culo. Ci sono cascato con entrambi i piedi.»

«Non ti prendo per il culo, è la verità. Pensaci, nelle macchine ci passi un casino di tempo, le lavi, le nutri, ci scopi, è normale che si crei una connessione, una sorta di empatia.»

«Come no, ci hanno pure fatto un film. O era un libro? Perché io il film l’ho visto, però di solito i film li fanno dai…»

«No, sono serio amico. La macchina se n’è accorta.»

«Allora lo vedi che avevo ragione? Perspicace e impulsiva: una femmina.»

«Già. Non l’avevo guardata sotto questo punto di vista. Però mi sa che hai ragione.»

«E tutto quel pensare ti è servito a qualche cosa?»

«Sì, a fare incazzare Mel.»

«Mel! Gesù Cristo! Come sta quel panzone pelato? È in forma?»

«Ci puoi giurare. In forma e incazzoso come sempre.»

«Uno di questi giorni lo devo assolutamente chiamare.»

«Sicuro, gli farà piacere mandare a fare in culo anche te.»

«Mel cazzo, una certezza, sempre. Come le pagine appiccicate in un giornaletto porno.»

«Quando lo chiami devi fargli sapere anche di questo paragone. Sono sicuro che lo renderà felice.»

«Scusami un po’, ma alla fine com’è andata?»

«Con la macchina? Che mi sono fatto tipo cinque miglia a piedi con una tanica vuota in mano fino ad Elida.»

«E lì hai fatto benzina?»

«Sei mai stato ad Elida?»

«Non so nemmeno dove cazzo sta Elida.»

«Sta ad altre venti miglia dal primo benzinaio. Per fortuna però con un po’ di gentilezza e venti dollari trovi qualcuno che ti ci porta.»

«Siamo in America. Di un po’, hai già fatto colazione?»

«Mi conosci: niente che non possa ripetere.»

«Questo si chiama ragionare. Come cazzo fai a mangiare così tanto e restare così magro?»

«Sono nato giovane e bello, è una condizione immutabile. Almeno finché dura.»

«Vieni, infiliamoci lì, ci abbiamo mangiato ieri sera.»

«Ti seguo amico, leviamoci da questa strada del cazzo.»

«Gli interni fanno un po’ cagare, ma il cibo non è male.»

«Sono uno che non si formalizza. Diamoci dentro, ho giusto voglia di fare girare un po’ l’economia di questo paese.»

«Non ci pensare neanche. Ieri sera mi hanno offerto la cena, stamattina tocca a me. Sì accomodi, dopo di lei signore»

«Grazie messere, lei è sempre oltremodo gentile.»

«Speriamo solo non ci sia la stessa cameriera di ieri, altrimenti non ne usciamo nemmeno a mezzogiorno. Ti va bene qua dalla vetrata?»

«Sei tu l’esperto, mi fido di te. Avevi ragione sai, il colore di questi divanetti fa venire il mal di testa.»

«Però senti qua come sono comodi. Gesù, mi sei mancato Eric.»

«Anche tu amico.»

«Ascolta: un giorno me lo devi fare conoscere.»

«Chi?»

«Tuo cugino, il chitarrista.»

«Ah, è un casino sentirlo quello. Ha passato un periodo di merda, ma ora sembra si sia ripreso. È tornato con la vecchia band, so che sta incidendo l’album nuovo. O forse è in tour. Non ci si capisce mai un cazzo con lui. Incontrarlo ormai è una pura coincidenza.»

«Però mi sembra che tu vada forte con le coincidenze?»

«Che vuoi dire?»

«Andiamo Eric, da quanto ci conosciamo? Non compari mai in un posto se non ce n’è motivo. E Wally in questi giorni sembra parecchio agitato. Mi ha persino messo quel cazzone di Rico attaccato al culo. Hai presente? Quello che conosci solo di nome…»

«Già. Beh, sì, facciamoci due chiacchiere».

Serie: Rico, Suave & Lara Compton


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Discussioni

  1. Ciao Roberto! Stavo cercando gli ultimi episodi della tua serie “La voce per parlare” ma ho visto che sono spariti! Prevedo delle novità😄 Nel frattempo mi sono gustato questo bel ritorno di Rico e Suave! Sempre un ritmo impareggiabile nei dialoghi👏🏻

  2. Vedi, Roberto, neanche se tornassi indietro a rileggere quel dialogo mille volte, riuscirei a cavarne il classico ragno dal buco. Nonsense, sconclusionato, surreale, così vero che ti pare di sentirli. E io, a chiedermi ‘Ma è davvero il Roberto che conosco o ha un clone che scrive questa roba?’ Bravissimo. Forse l’episodio della serie che ho preferito, ma magari te l’ho già detto altre volte 🙂

  3. “«Frusciante. Porca troia, Eric Frusciante a Boscawen – BucoDiCulo – New Hampshire. Chi cazzo me lo doveva dire che ti avrei rivisto in questo posto. Vieni qua, fatti abbracciare.»”
    Questa la dovevi lasciare in ‘lingua originale’. Ma hai idea di come sarebbe suonata bene?!

  4. “Il primissimo sole del mattino conferiva alle pareti in legno chiaro del motel, così come alla natura tutt’attorno, una tonalità tiepida e rassicurante. La temperatura dell’aria era mantenuta piacevolmente fresca da una brezza educata e mite”
    Considera fino a …’ci si sarebbe ritrovato a breve’. Comincio la lettura e già mi perdo in questa descrizione pazzesca. Non stupirti se un giorno la troverai scopiazzata pari, pari in un mio racconto! 😂

  5. Maddai! Eric Frusciante che fa capolino, questa proprio non me l’aspettavo! lo facevo ancora in mezzo al deserto senza benzina, e invece…bel colpo.

  6. Parafrasando un arcinoto film: “Toso, sei un fottuto genio!”. Nel compiacermi che la memoria non mi abbia ancora abbandonato come invece dicevo ieri a mia moglie, la discussione ricordava qualcosa anche a me e poi ho realizzato: La Camaro di Eric Frusciante!

  7. “Suave dischiuse le labbra in uno di quei sorrisi sornioni che quando le persone ci inciampavano contro si convincevano sempre che fare quel che veniva loro richiesto fosse la sola cosa sensata a questo mondo.”
    Bello questo passaggio