Ricordi
Mi alzo e mi stiracchio. Le lenzuola sono sporche e nell’aria c’è puzza di chiuso.
Ma chi se ne frega. Quando ero nella giungla respiravo molti altri odori!
Infilo i piedi nelle pantofole e mi avvio verso la cucina. Il calendario mi ricorda che oggi è Natale. Be’, tanti auguri, io lo festeggerò con i miei migliori amici.
Sul tavolo ci sono bottiglie e bicchieri. Sono tutti sporchi e alcune bottiglie mi ricordano la sera prima, così simile alla precedente e così ad andare a ritroso nel tempo. Mi siedo, o meglio mi gettò sulla sedia, e osservo questo skyline. Non so perché, ma la vodka mi fa ricordare un SVD Dragunov che usai in Cecenia. Che avventura, quella. Sparavo e le teste si rompevano come meloni maturi. Di quell’esperienza ricordo il sapore della vodka e della polvere degli edifici sbriciolati dalle bombe. Se non mi sono preso un tumore dopo aver respirato tutte quelle materie cancerogene, perché dovrei morire di cirrosi epatica? In fondo non morirò di un bel nulla. Dopo quell’inferno e tutti gli orrori che ho visto, forse posso considerarmi immortale.
Questa bottiglia di Erdinger mi ricorda invece un H&K PSG-1. Lo tenevo fra le braccia come un neonato durante un’operazione segreta a Berlino. Si trattava di sorvegliare un politico colluso con la mafia turca. Dovevo fare la guardia e basta. Non sparai neppure un colpo, soltanto respirai tanto smog. Non è un ricordo tanto carino, ma se vivo come prepensionato lo devo a quel compenso.
Il mio sguardo si posa su una bottiglia di whisky al malto e subito corro con la memoria fino a quella schifo di guerra in Medio Oriente. Sabbie infuocate e città infinite in cui tutti sputavano al vedere un occidentale. Ogni tanto, invece che sputare, sparavano. Avevo un Barrett M-82A1 e dovevo fare concorrenza a Juba, l’idolo dei mujaheddin. Visitai Bassora, Nassirya e Baghdad. Pure Kirkuk. Era tutto uno schifo e in quello schifo solo i cani riuscivano a sopravvivere con la carne dei morti. Sì, i cadaveri erano accatastati sul Tigri e allora quei cagnacci li mangiavano.
Che poi, se come si suol dire cane mangia cane, allora io dico uomo mangia uomo.
Ho viaggiato per tutto il mondo, ho conosciuto tanti uomini attraverso il mirino telescopico. Loro non non mi hanno conosciuto e non mi potranno mai conoscere dato che adesso sono sotto qualche metro di terra. Cosa devo dire? Nel Natale di anni fa ero in Cecenia, quello dopo in Germania e il seguente in Iraq. Non so se mi mancano queste avventure, ma certo ne sono diventato dipendente. Ora che sono qua dentro, mi sento inutile.
Il telefono squilla.
Saluto quello skyline e rispondo. «Chi è?» biascico.
«Ho bisogno di te. Mi serve uno sniper della tua provata esperienza».
Nessun saluto, nessuna identificazione, ma questa voce non ne necessita. La riconosco. È come se fossi percorso da una scarica elettrica. «Signore, sono sempre pronto».
«Ottimo. Sai, nella Repubblica Dominicana c’è un personaggio scomodo…».
«Dove mi devo trovare?».
«Fra un’ora. In aeroporto. Mi riconoscerai».
Non è che non so il perché, perché semmai lo so. Questo clic è per me il miglior regalo di Natale che possa ricevere.
Torno a lavorare.
Torno a uccidere.
«Buon Natale a me!» dico ad alta voce. Poi vado a prepararmi.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Caro Kenji, vorrei dirti una cosa sola. È un racconto scritto molto, ma molto bene. Un saluto ?
Ciao Cristina! Grazie! Pensa che per imparare a scrivere così ci ho messo tanto tempo… Buon anno!
Ciao Kenji, questo racconto mi ha riempito di tristezza. Hai dato vita ad un personaggio “incubo”, perso nella sua lucida follia. Mi hai dato spunto di riflessione, ho pensato a chi, anche oggi, scende in guerra per il solo gusto di farlo: sono i veri mostri con cui l’umanità deve fare i conti, alla faccia di vampiri, licantropi, demoni.
Ciao Micol e grazie per avermi letto! Sì, hai azzeccato il personaggio; ho voluto tratteggiare un uomo che dopo aver combattuto su tutti i fronti e non-fronti non sa più cosa fare e l’unica gioia è tornare in azione.